Precariato: la situazione è stabile…

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La Legge 30 del 2003 (Legge Biagi) fu istituita per “realizzare un sistema efficace e coerente di strumenti intesi a garantire trasparenza ed efficienza al mercato del lavoro e a migliorare le capacità di inserimento professionale dei disoccupati e di quanti sono in cerca di una prima occupazione, con particolare riguardo alle donne e ai giovani”. Il nome fa riferimento al giuslavorista Marco Biagi, ucciso dalle Nuove Brigate Rosse un anno prima dell’approvazione della legge con la quale il secondo governo Berlusconi riformò ampiamente il mercato del lavoro in Italia..Tale legge parte dal presupposto che la flessibilità in ingresso nel mercato del lavoro è il mezzo più idoneo per agevolare la creazione di nuovi posti di lavoro e inoltre che la rigidità del sistema , provocata dal c.d. “posto fisso” crea spesso alti tassi di disoccupazione.

“Riformare il mercato del lavoro è la condizione per conseguire l’obiettivo
di aumentare l’occupazione, accrescendone la qualità”
Marco Biagi

La riforma Biagi rivoluziona gran parte degli istituti lavorativi. Le principali novità riguardano il collocamento, l’outsourcing, la formazione, il socio lavoratore, lo staff leasing, il part time, le collaborazioni coordinate e continuative, la borsa continua del lavoro, il pubblico impiego. Inoltre, per le aziende che hanno istituito i nuovi modelli introdotti dalle Legge Biagi sono previsti sconti contributivi e fiscali , oltre ad un maggiore fattore di ricambio del personale, ove quello assunto non si fosse giudicato adatto e consono all’espletamento della funzione lavorativa.

E proprio il ricambio personale all’interno del mondo di lavoro è la vera ratio di tale legge. Il posto fisso diviene motivo di appiattimento economico e la flessibilità diviene l’asse portante del sistema lavorativo in quanto il lavoratore, mutando più volte nell’arco della propria vita l’attività occupazionale, può migliorare le proprie competenze e di conseguenza portare un accrescimento per l’intero sistema.
Questo era lo scopo principale della Legge Biagi: riformare la qualità del lavoro e creare un sistema aperto e migliore.

A quanto pare , però, tutto questo non è successo. Infatti, il tratto distintivo di tale legge fatica ad emergere. Questo perché una situazione di lavoro flessibile non ha aumentato l’occupazione bensì la precarietà. Già, ma cos’è la precarietà?

La precarietà è una situazione lavorativa che determina una condizione di insicurezza permanente dovuta alla mancanza di continuità nel rapporto di lavoro e alla successiva mancanza di un reddito adeguato per poter pianificare la propria vita. Inoltre , in tale situazione, vi è una sostanziale compressione dei diritti dei lavoratore poiché sono limitati i diritti d’associazione sindacale, è assente qualsiasi meccanismo di anzianità, non è compreso il TFR(trattamento fine rapporto) e non vi sono tutele adeguate tutele a livello previdenziale. Inoltre dati disponibili indicano che i rapporti di lavoro precari sono concentrati nelle imprese con meno di 9 occupati, ossia le unità produttive “libere” dai vincoli dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori ossia l’articolo che vieta il licenziamento senza giusta causa.

Vi sembra questa una situazione lavorativa degna di questo nome? Io non credo.
Il lavoro è il perno del nostro agire, l’essenza dell’uomo e per questo va difeso e tutelato. Compito della politica è quindi quello di ridare dignità un sistema troppo spesso denigrato.

“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa” ART 36 costituzione

Voi cosa pensate??E’ questo il lavoro che sognate??

2 pensieri su “Precariato: la situazione è stabile…

  1. SImone D'. (Eddie)

    Penso che la legge Biagi non doveva essere proprio scritta, in quanto ritengo che sia un insulto rivolto al mondo del lavoro. Credo che il detto “l’apparenza inganna” sia più che azzeccato in questo caso.
    Il lavoro che sogno è un lavoro scelto per vocazione, avente un contratto che non abbia nulla a che fare con i vari cocopro, a progetto, part-time, a 3o6 mesi, avente uno stipendio dignitoso, in cui la pausa sia ritenuta sacrosanta, come il diritto allo sciopero, ed infine che sia impermeabile dalle raccomandazioni e dagli scansafatiche.

  2. Martina

    Pochi giorni fa ho sentito parlare di precarietà che va ben oltre l’ambito lavorativo, anzi abbraccia praticamente tutti gli aspetti della vita, perché essere precario significa camminare su un filo con la paura di cadere facilmente o che questo si spezzi, di conseguenza si innesca un meccanismo di insicurezza e debolezza che ha effetti devastanti per la persona. La precarietà NON consente la crescita lavorativa, porta allo schiacciamento, all’assottigliamento dei diritti, creando posizioni giuridiche soggettive una diversa dall’altra, una gara al ribasso nella disuguaglianza. Se sei precario non puoi permetterti di investire a lungo termine, non puoi diventare madre, eppure sei lì accanto a qualcuno a tempo interminato, svolgendo lo stesso lavoro, se non addirittura ore in più. La soluzione a questo dramma può esserci data solo da un intervento legislativo che ridimensioni la posizione del lavoratore in modo da garantire i diritti fondamentali e che metta le imprese in condizioni tali da poter assumere e non di scappare fuori dall’Italia. tutti in piazza il 9 APRILE!!!

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