Soluzioni a luci rosse

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In Italia la prostituzione non è reato,è un fatto privato e per tanto non regolamentato.

Se ne proibisce l’esercizio nelle case e viene punito il reato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.” (Legge Merlin)

Cercando di analizzare il fenomeno scopriamo che , secondo l’ultima indagine specifica operata della commissione Affari sociali della Camera, il numero delle prostitute in Italia varia tra le 50mila e le 70mila. Il 50% sono straniere, il 20% minorenni.

Il 65% delle prostitute lavora in strada, il 29,1% in albergo, il resto in case private. Il 94,2% delle prostitute sarebbero donne, il 5% transessuali e lo 0,8% travestiti.

Sappiamo poi che i clienti sono circa 9 milioni e che il giro d’affari (Attualmente gestito da mafie internazionali ) è stimato per oltre un miliardo di euro all’anno.

Il fenomeno è, purtroppo sotto gli occhi di tutti.

Attraversando le periferie delle nostre città infatti, ci rendiamo conto delle pessime condizioni in cui queste persone lavorano, completamente abbandonate a sè stesse, e, presi dalla compassione è inevitabile chiedersi “Ma non sarebbe meglio se lavorassero in un ambiente più adatto?” .

Riflettendo ancora un po’ però,si diventa un tantino più cinici ed è legittimo domandarsi “Ma non sarebbe giusto se anche loro pagassero le tasse?”.


La soluzione a questo scempio naturalmente c’è , almeno in linea teorica,ma lo Stato Italiano,dal 1958 (legge Merlin) per qualche strana ragione, proprio non vuole saperne.

Ci sono ben 8 Paesi in Europa (Paesi Bassi,Germania, Austria, Svizzera, Grecia, Ungheria e Lettonia) dove la prostituzione è legale e regolamentata in base al Modello Regolamentarista, il quale prevede che la legalizzazione sovente include l’imposizione di tasse e restrizioni nell’esercizio della prostituzione, l’individuazione di luoghi preposti all’esercizio dell’attività e la prescrizione di controlli sanitari obbligatori per prostitute e prostituti per la prevenzione e il contenimento delle malattie veneree. Le prostitute/i hanno inoltre l’obbligo di segnalare l’attività e la residenza e la possibilità di riunirsi in appositi sindacati.

Ora che abbiamo sollevato la questione e fornito qualche dato, ci sentiamo di proporvi due ipotetiche soluzioni.

La prima è spinta da motivi economici : Dato che in Italia la prostituzione comunque esiste,perchè non regolamentarla seguendo il Modello Regolamentarista? Facendolo queste persone potrebbero lavorare in luoghi igienici e controllati,pagare le tasse (e questo gioverebbe sicuramente allo stato!) e sottrarsi al controllo pressante delle mafie internazionali.

La seconda soluzione è spinta ,invece, da motivi morali : La mercificazione del corpo è sbagliata e l’attuale legge italiana che regola la prostituzione è incompleta. Bisognerebbe forse, considerare la prostituzione stessa come reato, soprattutto se svolta per strada, implementando maggiori controlli e aumentando le pene previste.

Il primo appuntamento con la rubrica “PUNTO SOLUZIONE” è terminato. Ora che vi abbiamo fornito le nostre soluzioni vi chiediamo “Quali sono le vostre soluzioni?”

(Simone D’Errico e Simona Deligia)

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20 pensieri su “Soluzioni a luci rosse

  1. Hey Jude

    Niente di nuovo: sono d’accordo con le vostre soluzioni; quello che è considerato il “più antico mestiere del mondo” deve essere una scelta, non una costrizione. Un tipo di lavoro, non una forma di schiavismo. D’altro canto però dovrebbe essere prevista una loro registrazione al fisco e la garanzia quindi di un’adeguata assistenza sanitaria. Per quanto riguarda lo svolgimento di tale lavoro, esso dovrebbe avvenire in zone apposite, magari strutture appropriate ed assiduamente controllate affinché tale attività si realizzi nella maggior sicurezza igienica e comportamentale. Dunque non parlo di proibizione ma, come dite voi, di una regolamentazione della prostituzione.

    • SImone D'. (Eddie)

      Credo sia la soluzione più consona e conveniente. Una scelta coraggiosa, direi pratica, e allo stesso tempo non del tutto facile, ma sicuramente doverosa specie in termini economici, e di lotta alle mafie.

  2. simona

    Personalmente,penso che il modello regolamentarista sia l’unica soluzione possibile per combattere tutto il degrado che ruota intorno al mondo della prostituzione.
    Inoltre, in termini economici,gioverebbe tantissimo allo Stato Italiano. Pensate che nella sola Amsterdam (dati 2008) si fatturano oltre 100 milioni di euro all’anno “grazie” alla prostituzione regolamentata,e non mi sembra affatto poco!

  3. Pierantonio

    Partiamo dal presupposto che oggi in Italia la prostituzione, così come la droga, sono libere, detassate e non controllate dal punto di vista igene/qualità. Per entrambe c’è un aumento della domanda e un’offerta capillare in mano alla criminalità organizzata. Detto questo, si pongono due obiezioni forti alla regolamentazione/legalizzazione: 1) i giovani ne avrebbero accesso più facilmente; 2) lo stato non può fare da pappone e spacciatore.
    La mia opinione è che le due obiezioni sono pura ipocrisia, infatti: 1) le prostitute sono in ogni angolo di strade e la droga davanti ad ogni bar; 2) lo stato non può e non deve essere morale e moralizzatore.
    Ma non è solo una questione ideologica, infatt nel momento in cui lo stato non regolamenta/legalizza diventa, oggi quindi lo è, colluso con la criminalità organizzata. La droga in Italia rappresenta la prima economia del Paese e sommata alla prostituzione, rappresentano per mafia, camorra e ‘ndrangheta un bancomat illimitato da genera denari da ripulire in altri ambiti dell’economia, stavolta legali. Ne consegue una concorrenza sleale fra i fondi più che limitati della piccola e media imprenditoria italiana e i fondi infiniti della criminalità.
    Le evidenti conseguenze complessive sul lavoro e la qualità dello stesso potete immaginarle.
    Perciò, tutta la vita SI alla regolamentazione della prostituzione e Si alla legalizzazione delle droghe.

    • simona

      Come non essere d’accordo con te? Come hai detto tu,le due obiezioni che hai esposto sono pura ipocrisia.
      Nel 1859 Camillo Benso conte di Cavour lo aveva capito,e infatti,nel 1860,fu emanata una legge sul “Regolamento del servizio di sorveglianza sulla prostituzione”.Oggi,a distanza di 151 anni,la sua regolamentazione è un pezzetto di storia e niente più…

    • SImone D'. (Eddie)

      Hai ragione è proprio questo il punto, l’Italia non può permettersi (con queste leggi) di cadere in inutili moralismi, spinti esclusivamente da motivi ideali privi di fondo, che generano solo ipocrisia, e fanno un enorme favore alla criminalità organizzata. Non possiamo continuare neanche a far finta di niente.

  4. GAIA

    Pierantonio ha dipinto un quadro esaustivo della situazione e fornito una soluzione al problema che, a mio parere, è l’unica possibile. Sono,dunque, pienamente d’accordo con lui! NO al proibizionismo, SI alla regolamentazione! Sembra una soluzione così semplice eppure..in Italia sembra inattuabile,chissà come mai? Lo strapotere delle mafie nel nostro Paese potrebbe essere la risposta giusta!che scandalo! Complimenti a simona e simone per l’articolo!;-)

  5. Antonio

    Condivido gran parte delle vostre idee, eppure mi piacerebbe sottolineare alcuni aspetti non presenti nelle vostre riflessioni. Un NO assoluto alla generalizzazione – mi riferisco alla citazione che la Chiesa e la mafia sono la stessa cosa -. Per favore non prendete questo pensiero come “clericalista”, ma è bene sottolineare anche anche l’altra faccia della medaglia: COME ESISTE DA SEMPRE UNA CASTA CLERICALE CHE DI FATTO COMPIE INGERENZE NELLA SFERA TEMPORALE, ALLO STESSO MODO È PRESENTE ED ATTIVA UNA PARTE (SPERO MAGGIORITARIA) CHE COMPIE COSTANTEMENTE UNA FUNZIONE SOCIALE SOLIDALE E DI PACIFICAZIONE.

    Per quanto riguarda la legalizzazione di prostituzione e droghe sono pienamente d’accordo, apportando però qualche “accorgimento” all’intero progetto: la mancanza di una vera, autentica e sistematica campagna di sensibilizzazione contro i veri mali del nostro mondo come la droga e la prostituzione non porterebbe di certo un abbassamento del fenomeno, bensì un semplice, seppur gradito, rinvigorimento delle casse dello Stato.

    Sottolineo questo punto perchè non dobbiamo dimenticare che la “liberalizzazione” su questi temi ha per lo più una funzione di controllo del fenomeno e di lotta alla criminalità organizzata e non avrebbe senso avviare questa riforma senza accostargli una campagna di prevenzione MARTELLANTE contro l’uso di questi due “prodotti”. Difatti non provo alcuna remore a pensare che se si trovasse un modo alternativo alle “liberalizzazioni” per contrastare il mercato illegale della droga e della prostituzione, non esiterei ad appoggiarlo. Ma fin quando questo fantomatico modo non uscirà fuori sarò a favore della legalizzazione di droghe leggere e alla riapertura delle case chiuse.

    Piccola chiosa sul pensiero di Eddie: quello che gli altri chiamano “regolamentazione della prostituzione e legalizzazione delle droghe” io lo definisco LIBERALIZZAZIONE DELLA DROGA E DELLA PROSTITUZIONE. E meno male che sul… “piano del liberismo non ci avrete mai!!!! :P”

    Chiudo con un quesito per Pierantonio il liberale e il liberista spinto!: una volta legalizzate tutte queste cose, sarà più giusto che lo Stato gestisca quello che di fatto sarà un MONOPOLIO, oppure anche il privato dovrà avere la possibilità di accedere a questo “nuovo ramo del commercio”?

    • Luca C.

      La mia, sia chiaro, non è una generalizzazione, ma una sola valutazione dei fatti. Nell’ambito politico, e quindi temporale, per come la intendo io la Chiesa non dovrebbe minimamente entrarci, anzi, dovrebbe avere un ruolo strettamente marginale e di “guida spirituale”, ovviamente per chi ne avesse bisogno.

      E’ inutle negare le influenze che la Chiesa (e chi per lei) ha nel mondo della politica. Dobbiamo parlare della DC? Ne sapete tutti già tutto. Quindi evitiamo. Io, per ciò che rappresentano e per ciò che sono, vorrei vedere il Papa, i cardinali e compagnia bella fuori dal parlamento. Che è un mondo che fa già schifo di per sé. Sono d’accordo con Antonio su questa frase che cito:

      “ALLO STESSO MODO È PRESENTE ED ATTIVA UNA PARTE (SPERO MAGGIORITARIA) CHE COMPIE COSTANTEMENTE UNA FUNZIONE SOCIALE SOLIDALE E DI PACIFICAZIONE.”

      Ovviamente però questa rappresenta una parte esterna a tutto ciò che succede dentro le mura politiche. Parliamo di uomini, e non di santi, che seppur vestiti di bianco o porpora, sono sempre uomini e condannati alle stesse debolezze. Quindi eviterei, fossi in loro, di intromettermi in questioni in cui loro non dovrebbero entrare (ripeto e sottolineo: in ambito politico, non spirituale). Fino a prova contraria, sulla carta, siamo uno stato LAICO, e che il Vaticano sia dentro Roma, per me almeno, non significa nulla. Quindi mi ricollego alla “generalizzazione” che accosta la Chiesa alla mafia: quanti di voi conoscono i traffichini che svolgono sottobanco preti, cardinali e compagnia? quante raccomandazioni e deleghe? quanti soldi e frodi? non è mafia questa? in quanto chiesa e religione maggiormente praticata in italia lascio a loro tutta la facolta di esprimere le loro opinioni e svolgere la mansione di guida, ma per il resto… provo solo ribrezzo e indignazione che le scelte di un partito debbano essere influenzate da chi nella sfera politica non dovrebbe proprio entrarci.

    • simona

      Visto che anche io mi sono associata a Luca nell’affermazione Mafia=Chiesa ci tengo a spiegarmi. Innanzitutto,la risatina che affiancava il commento non era casuale. E’ stata un’affermazione volutamente forte,come a voler fare della satira sull’argomento. Ovviamente sono d’accordo con te,Antonio. Generalizzare non è mai un bene,e non penso,o almeno spero, che la chiesa,tutta,sia un’organizzazione criminale… D’altronde è talmente “grande” che se tutti i suoi “affiliati” fossero criminali…saremmo rovinati! 🙂 Però penso anch’io che la Chiesa dovrebbe rimanere ferma,nel suo Vaticano e nelle sue chiese a portare avanti la parola di Dio a chi vuole ascoltarla e ad aiutare i bisognosi. Per il resto…Lasciamo alla politica la gestione del potere temporale.

      Per quanto riguarda il tuo suggerimento sulle campagne di sensibilizzazione,sono estremamente d’accordo. Ritengo che campagne di sensibilizzazione e di informazione andrebbero fatte sempre, nelle scuole,già alle elementari perchè è a quell’età che inizia a formarsi la coscienza di un individuo e poi non è mai troppo presto o troppo tardi per essere informati! 🙂

  6. Simone D'.

    Si forse il mio è stato un eccesso di generalizzazione, per carità è ovvio che non siano la stessa cosa, ma ritengo che entrambi(mafia e chiesa) siano in termini di legalizzazione-restrizioni dei “tumori” uno in ambito del profitto criminoso, l’altro in ambito di quella morale che ad esempio ha generato frasi tipo “L’educazione sessuale e civile minaccia la libertà religiosa”(benedetto XVI). Li definisco entrambi dei “tumori” per il semplice fatto che non risolvono il problema, e per giunta lo peggiorano.
    Per quanto riguarda il “nn ci avrete mai” ashahahhha quando cito quella frase è ovvio che io mi riferisca, a tutt’altri argomenti, c’è liberismo e liberismo, nulla da dire su alcuni processi di liberalizzazione, altro discorso vale per l’impronta economica liberale che ha generato l’attuale crisi e che a stento cerca di uscirne fuori. 😉

  7. Antonio

    @Luca: perfetto, anche io voglio quello che vuoi tu! dico solo che scrivendo CHIESA=MAFIA sembra come se tu faccia di tutta un’erba un fascio! Fermo restando che anche nelle alte sfere credo ci sia qualcuno che si salvi, per lo meno me lo auguro.

    Eddie@ sei il migliore in assoluto! la vediamo in modo diverso ma sei il migliore!

  8. Pietro Deligia

    @Simone:

    Non è che sia stato il liberismo a far si che la crisi si espandesse, purtroppo una parte malata dell’economia ha provocato il crac, ma essa non è liberista, è criminosa. E poi in Italia di tutto possiamo parlare tranne che di liberismo, vedi caso Parmalat di qualche giorno fa oppure un ministro dell’economia che loda oggi L’IRI, questo è colbertismo puro!

    • Simone D'.

      Non lo sarebbe mai stato se solo lo si fosse applicato così com’è nato(il liberismo), o cosi com’è definito, condizioni ideali, che purtroppo non del tutto hanno avuto riscontri in quello reali,e da buon ingegnere che stai per diventare sicuramente capirai cosa intendo 🙂

      Anche comunismo ideale(come è stato concepito) non è del tutto uguale a quello reale(come lo si applica) che sia ben chiaro, approposito di distinzioni. xD
      A tal proposito potrei benissimo affermare, nonostante le scarse competenze in materia, che l’Italia avrebbe un forte bisogno quel tipo di liberismo regolamentarista, e non solo in ambiti di prostituzione e droghe leggere.

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