Domande lecite di un cittadino non ancora affetto da cecità

Standard

Dopo aver visto qualche striscione ed aver visitato il sito del nostro comune, mi sono accorto che anche da noi è nato il centro commerciale naturale.

La mia reazione istantanea è stata di stupore, sono subito corso in centro a vedere come la mia città fosse cambiata, volevo tastare con mano quali cambiamenti avesse apportato questa novità nel tessuto commerciale cittadino, quali novità c’erano nel centro storico… e invece nulla, niente di nuovo.

I negozi erano i medesimi, le strade anche, non c’erano luci diverse o palazzi ristrutturati, non c’erano eventi particolari che animavano il centro e che potevano attrarre l’attenzione, e allora mi sono chiesto:” ma ho forse sbagliato paese?!”

Tornando a casa ho iniziato a pensare che l’idea poteva essere veramente innovativa, e fare da traino ad una economia che nella nostra realtà comunale non è poi così florida. Ho deciso così di informarmi, scoprendo che in realtà quanto questo progetto sia brillante nei modi di realizzazione e nei servizi che offrirebbe se applicato adeguatamente.. Dopo qualche giorno ho iniziato a pormi delle domande e a darmi delle risposte…


Cosa deve essere un centro commerciale naturale e a cosa serve?

È un modo per mantenere e migliorare il livello di qualità della vita delle nostre realtà urbane facendo perno sui valori, le funzioni, l’organizzazione degli spazi, dei servizi pubblici e la qualificazione dell’offerta commerciale e di intrattenimento, che rappresenta parte peculiare e indispensabile di un processo urbanistico.

I centri commerciali naturali rappresentano l’occasione per innescare processi di trasformazione che si sostanziano, di volta in volta, di diversi progetti orientati a cogliere o riscoprire la vocazione di uno specifico territorio.

Già in questo incipit credo sia evidente come manchi una mission, in gergo aziendale, al nostro programma privernate…non si sa bene, infatti, dove questo progetto voglia arrivare.

Come e con chi si realizza?

L’idea nasce come strumento per innescare processi virtuosi, pubblici e privati, tali da trasformare destini che sembravano irreversibilmente volti a decretare la “morte” lenta del tessuto urbano che ha caratterizzato i nostri territori. I centri commerciali naturali, nella mia visione, sono lo strumento capace di innescare processi di una trasformazione progressiva, in grado di coniugare marketing urbano, proprio delle Amministrazioni Locali, con il marketing imprenditoriale promosso dai privati, costruendo, su questa base, azioni di marketing territoriale quali sintesi utile e proficua di una rinnovata convergenza tra attori pubblici e privati.

Quali caratteristiche deve avere?

Per far si che la proposta progettuale risulti radicata nel territorio, bisogna definire un vero e proprio know-how esclusivo. Non si tratta di un lavoro facile, in quanto ciò presuppone una forte condivisione pubblica e un certo grado di coinvolgimento degli imprenditori locali: questo aspetto deve trovare una sede di sviluppo progettuale nei tavoli locali di negoziazione, e deve essere il più possibile condivisa con chi vive la città.

Nei territori va fatta un’ analisi morfologica dell’area, un censimento della rete di aziende, una verifica dei limiti e delle potenzialità, l’individuazione degli elementi caratteristici, dei valori e delle potenzialità, lo studio di una vocazione(la mission).

Insomma, questo piano di lavoro deve avere come “core” una motivazione che porti le persone a visitare gli spazi adibiti a luogo fisico dove acquistare.

Serve un filo conduttore che faccia si che gli acquirenti vengano in questo posto piuttosto che in un altro.

Come?

Facendo dei piani organici tra commercianti, attività culturali e tradizione culinaria locale, essi devono convergere per offrire una attrattiva che sia tale, attorno a tutto ciò vanno realizzate opere per la corretta fruizione del servizio, come ad esempio ampi parcheggi.

Tutto ciò considerato, posso affermare che i centri commerciali naturali sono oggi una realtà che ha aperto prospettive di trasformazione compatibile con i nostri territori, la nostra storia e per questo deve essere alimentata e governata.

I centri commerciali naturali sono l’applicazione del principio Think Small First (innanzitutto pensare in piccolo) per costruire risposte concrete e gestire trasformazioni a dimensione urbana.

Sono la giusta soluzione per combattere lo strapotere dei centri commerciali artificiali, però come tutte le cose, vanno realizzati minuziosamente… ma a tutto questo ci penserà la nostra amministrazione, naturalmente.

(Deligia Pietro)

 

7 pensieri su “Domande lecite di un cittadino non ancora affetto da cecità

  1. Paolo

    Anche questo atto testimonia l’inadeguatezza di questa amministrazione. A mio modo di vedere un progetto di riqualificazione del centro storico è necessario per Priverno, il problema è il modo in cui ciò viene fatto!Il centro commerciale non può essere un progetto solitario, ci vogliono attività correlate che permettano la sua efficacia. Invece , per come è stato realizzato questo centro commerciale naturale, le idee della nostra maggioranza in merito all’ambiente urbano locale mi sembrano un pò confuse.Partiamo da presupposto che sono favorevole alla chiusura del centro storico (almeno nei week-end) perchè ritengo che sia la necessità di una mobilità diversa , di una mobilità sostenibile! E quindi credo che vadano fatti passi avanti in quella direzione.Inoltre , affinchè si realizzi questa idea di sviluppo è necessario avere un centro storico degno di questo nome : bisogna dare più importanza alle attività culturali, alle attività volte a preservare la memoria (storica, culturale, gastronomica ecc..)di Priverno e si dovrebbero disporre degli incentivi ai negozianti per permettere loro di continuare a svolgere la propria attività anche fuori dagli orari commerciali(magari favorendo anche l’imprenditoria giovanile).Infine , va sicuramente fatto un piano adeguato per i parcheggi(non si possono fare passi avanti nella mobilità sostenibile senza tener conto del fatto che quasi tutti oggi hanno una macchina). Lo sbaglio della nostra amministrazione comunale sta proprio in questo : non si possono fare degli spot che in realtà non creano miglioramenti per i cittadini. Occorrono operazioni organiche che denotino una determinata idea di società , se non si ha questo non si può amministrare/governare..

    • Pietro Deligia

      Siamo sulla stessa linea, tranne che per gli incentivi a negozianti e giovani, bisogna creare le condizioni adeguate per competere, e questo deve farlo l’amministrazione, poi una volta che si sono realizzate le opere essenziali sarà il mercato a decretare quali negozi dovranno sopravvivere e quali no!

  2. Luca C.

    eh be si, credo che quello del Centro storico fosse un problema di massima urgenza… Ma se ne andassero un po’ a pasce le pecore, che è meglio! Viva la pastorizia e l’agricoltura!

    • Pietro Deligia

      Sai la pastorizia è una di quelle attività sottovalutate da molti che in effetti non sarebbero poi specati nella transumanza.

  3. Anonimo

    sicuramente manca qualcs, speriamo ke prendano dei provvedimenti! non è facile governare con questa crisi economica ke stiamo attraversando e con i tanti tagli da parte del governo (sicuramente giustificati sennò facevamo la fine della grecia)! speriamo bene! bisogna dare soluzioni concrete, con dei progetti realizzabili e finanziamenti di cui potremmo beneficiare! proposte concrete e fattibili, questo è fare politica! dobbiamo prendere atto delle difficoltà ke attraversa il sistema paese, italia, mondiale! le critiche siamo capaci a farle tutti!

  4. Pietro Deligia

    Caro Giovanni, nel post oltre alle critiche ci sono anche molte proposte e credimi non ci vogliono risorse ingenti per realizzare una mappatura delle attività produttive, per dare una funzione primaria da perseguire al CCN, per allacciare cultura e gastronomia al centro storico. Certo per le opere tipo parcheggi e altro ci vuole qualche soldo in più, ma intanto si potrebbe fare molto solo con la competenza e con la buona volontà.
    Ti faccio un esempio che ti fa capire come si lavora a Priverno, il giorno della sagra falia e broccoletti non c’era un solo panificio aperto, non c’era modo di comperare quei prodotti, questo credo sia il simbolo di un modo di lavorare sconnesso e caciarone.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...