L’IMPORTANZA E L’ASSENZA DI UNA BUONA POLITICA ESTERA.

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Ogni volta, all’indomani delle dichiarazioni di rito che danno il via ad una guerra, si sollevano vivaci discussioni sull’opportunità o meno di ricorrere allo strumento più estremo di risoluzione delle controversie. È così che si cerca di ribadire da una parte l’inesistenza di una qualsiasi ragione che regga difronte all’orrore della morte e dall’altra di giustificare l’intervento, spingendosi sin alla coniazione di concetti-ossimori come quelli che vogliono i raid a sostegno di una “missione umanitaria”. D’altra parte queste condizioni eccezionali rappresentano anche una sorta di “stress test” ideale per saggiare lo stato di salute di alcuni aspetti della politica di un paese. Nello specifico, il succedersi degli eventi che hanno sancito l’ingaggio militare internazionale e l’avvio della campagna “Dawn Odissey”, ci offrono degli importanti spunti di riflessione su quella che è, ad oggi, la politica estera italiana.

Innanzitutto le votazioni parlamentari, che hanno sancito l’assenza di una maggioranza politica in materia di affari esteri, prontamente sostituita da un accordo trasversale. Troppo evidenti risultano l’attenzione della Lega Nord a soddisfare la propria base (all’urlo di “ci riempiranno di immigrati”) e la scarsa disponibilità dei “responsabili” a mettere da parte le discussioni da “tempo del raccolto”, anche davanti a questioni di questa gravità.

Un’altra importante valutazione che va fatta è poi quella che ci siamo fatti scappare l’ennesimo treno. Difficilmente si riesce a comprendere perché in una situazione ideale Francia e Inghilterra dovrebbero svolgere un ruolo da leoni, mentre l’Italia viene relegata a ruolo secondario. Tuttavia la risposta è semplice: la nostra storia recente, in materia di rapporti internazionali, non ci pone in una situazione ideale. Altra importante causa è stata l’assenza di lungimiranza nell’interpretare verso quali direzioni si stessero muovendo gli equilibri geopolitici. Sin dal suo insediamento, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha posto al centro della sua politica estera il Mediterraneo. La qualità dell’attenzione da allora è senz’altro cambiata. Tuttavia tra l’iniziale impegno diplomatico per la costituzione della “Unione dei paesi del Mediterraneo”, all’attuale morboso desiderio di influenzare, attraverso l’attacco in Libia, gli esiti di tutte le “Rivoluzioni Africane”, corre un unico filo conduttore che passa per l’acquisita consapevolezza che, difronte alla globalizzazione del mercato mondiale e al progressivo crescere delle pretese dei paesi in via di sviluppo, sarebbe un evidente segno di cecità il rinchiudersi tra i confini statici dell’UE, rifiutandosi di cogliere quel dinamismo e quelle potenzialità che il resto dei paesi che si affacciano sul Mare Nostrum ci offrono. Purtroppo questa visione non ci è mai appartenuta ed anzi, abbiamo preferito, negli ultimi anni, volgere lo sguardo altrove, identificando il Nord Africa esclusivamente con la questione immigrazione e mostrandoci disponibili a non vedere e a non sentire pur di risolverlo.

Ancora una volta, dunque, abbiamo fallito una importante occasione. Potevamo essere il “Ponte sul Mediterraneo”, ci siamo accontentati di essere una “Portaerei nel Mediterraneo ”.

Francesco Baratta

Un pensiero su “L’IMPORTANZA E L’ASSENZA DI UNA BUONA POLITICA ESTERA.

  1. SImone D'. (Eddie)

    In di politica estera, l’Italia viene relegata a ruolo secondario, semplicemente perché negli ultimi 20-30 anni, i governi che si sono alternati non hanno saputo: prendere le giuste decisioni, assumere posizioni rigorose, e spesso hanno mostrato diffidenza quando c’era da prendere l’esempio altrui.
    Il caso Venditti, la questione dell’approvvigionamento di combustibili dalla Russia, le continue figuracce di Berlusconi, la guerra dei Balcani, in Afganistan, in Irag, e ora in Libia, sono solo alcuni dei moltissimi esempi in cui l’Italia ha rimediato solo pessime figure.
    Basti pensare all’ultimo caso Maroni-UE per capire quanto l’Italia – per colpa loro- conti all’estero: Maroni “Usciremo dall’unione europea”, UE “prego…”.

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