Da Montanelli al niente:dove è finita la libera stampa di destra?

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Analizzare il giornalismo per capire la società, o almeno una parte di essa.

Questo è stato il vero comune denominatore di un pomeriggio passato ad ascoltare ottimi giornalisti discutere sul tema che dà il titolo all’articolo.

Luca Telese, Flavia Perina, Massimiliano Lenzi e Luciano Lanna, personalità diverse, storie diverse, un amore in comune, quello per la scrittura.

Dopo un breve excursus storico sul giornalismo di destra, alcuni dei presenti hanno iniziato a riportare aneddoti e spaccati di vita vissuta, di come ad esempio, un tempo fosse “facile” in alcune redazioni, come quella del Giornale, fare carriera solamente grazie alla propria bravura, solo grazie al saper raccontare bene o meno bene il mondo di quegli anni.

Dai vari racconti sono emersi fatti alquanto impensabili per chi, come me, ha da sempre visto quel tipo di giornali(di pseudo-destra) molto inclini al volere di chi comanda ed in maniera non troppo velata. Non avevo mai sentito parlare di un’anima ghibellina del giornalismo di destra o addirittura di un DNA dei giornalisti che lavoravano in quelle redazioni, più vivace dei loro colleghi politicamente contrapposti.

Ho vissuto due stati d’animo recependo tali informazioni.

Orgoglio, perché evidentemente anche nel mio paese fino a qualche anno fa si faceva giornalismo vero, quello d’inchiesta, dei fatti, e si faceva da ambo le parti.Subito dopo però, tornato alla quotidianità, un forte senso di tristezza mi ha pervaso.

Oggi non è più così. Come espressamente dichiarato dai presenti c’è stato un generale abbassamento del livello qualitativo ed un certo imbarbarimento anche nel giornalismo.

Stupisce sentire il racconto glorioso delle vicende del Giornale, e riportare il tutto allo scenario odierno, fa male avvicinare Montanelli a Sallusti. Una testata, quella fondata da Indro Montanelli, che si avvalse di illustri collaboratori, come Eugene Ionesco e Giano Accame.

D’accordo sul fatto che il giornalismo vero è uno solo, quello dei fatti, e che i fatti sono tali anche se guardati da diverse angolazioni. Non mi spiego perché oggi giornalisti di Destra o sono berlusconizzati oppure sono “prestati” a quotidiani non certo affini a quell’idea della società.

L’idea di poter avere un giornale di destra simile a “Il Fatto Quotidiano”, non per la linea(a volte troppo aggressiva) ma per la portata rivoluzionaria che ha avuto nel nostro mondo giornalistico, mi affascina.

Un giornale fatto da giornalisti, con poca pubblicità e quindi pochi obblighi a cui sottostare, un giornale che deve rendere conto a pochi “padroni”, ma a molti lettori.

Non credo che un’avventura come questa possa essere disdegnata da chi crede fermamente nel proprio lavoro, però, c’è sempre un però, il Dio denaro troppo spesso affossa i sogni e alimenta solo gli stomaci.

(Pietro Deligia)

3 pensieri su “Da Montanelli al niente:dove è finita la libera stampa di destra?

  1. Antonio

    ha fatto una finaccia! la qualità è veramente poca, e quelle poca che c’è o ha preso la forma di un tappetino (vedi Belpietro che è molto competente a mio parere ma è maledettamente fazioso), oppure se ne è andata a sinistra in reazione al monopolio berlusconiano.

    Eppure qualcosa si muove: intendiamoci, per gente come Sallusti non voglio spendere nemmeno una riga. Ecco Sechi non è male: molto chiaro, deciso, didascalico nelle opinioni che esprime e competente però anche lui sono anni che non lo sento criticare B. e francamente qualcosina sotto c’è sicuramente😉. Mi spiace che un liberale come Travaglio ormai abbia fatto una scelta ben precisa e passerà tutta la vita a demolire gente, ormai i suoi incassi lievitano sistematicamente e difficilmente abbandonerà quel modo di fare (almeno fino a quando B. non sparirà) Ecco, mi piacerebbe che un “mite” come Severgnini entrasse in medias res del giornalismo politico ma dubito che farà questo passo. Pace del Foglio è bravo ma io dei giornalisti del Foglio non mi fido perchè buona parte sono cresciuti in ambienti di sinistra (in questo caso Pace era addirittura un movimentista di sinistra extraparlamentare) ed oggi sono filoberlusconiani…capisco l’evoluzione ma francamente secondo me non ci credono nemmeno loro a quello che dicono (vedi Ferrara). Rossi lo apprezzo a tratti ma a volte lo vedo bene al fianco di Di Pietro, la Perina francamente non la ritengo una giornalista valida. Per i “giovani” un Porro non è male (è l’unico del Giornale che ogni tanto tira le orecchie al capo) ma chissà come crescerà???
    L’unico in tv che mi fa ben sperare è Vianello di Agorà ma non so se possa essere definito un giornalista di destra. Francamente non credo…

    In generale, sia a destra che a sinistra non siamo messi affatto bene! Di certo la deriva berlusconiana ha fortemente penalizzato il giornalismo di destra rispetto a quello di sinistra e anche questo Cruciani che lo conosco ma non benissimo non è che mi faccia impazzire. Speriamo in una rinascita per il futuro.

  2. Pietro Deligia

    @Antonio:
    Sarà interessante vedere il dopo B. tuttavia bisogna stare attenti, in troppi credono che una volta che B. sia fuori dai giochi tutto si risolverà di colpo, non è così. Una società assuefatta ed abituata alle peggiori malefatte non si desta in un batter d’occhio, ci vorranno anni e molto impegno e soprattutto ci vorranno delle nuove regole, come ad esempio quella sul conflitto di interessi.

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