Francia, Burqa si o Burqa no?

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Quest’oggi, con PuntoSocietà&Diritto, ci spostiamo in Francia, dove in ottobre è stata approvata dal Parlamento per poi entrare in vigore 10 anni fa la c.d. Legge anti-velo, la quale impone il divieto di indossare il Burqa e il Niqad in pubblico: firmato Nicolas Sarkozy. Ma partiamo da lontano e cerchiamo di capire precisamente cosa sono e qual è il significato di questi due indumenti che da anni fanno discutere.

Il Burqa e il Niqad sono due “capi d’abbigliamento” tradizionalmente legati alla cultura islamica: il primo proviene in particolare dall’Afghanistan e può consistere sia in un enorme velo che copre completamente il viso, oppure può essere un lungo abito nella maggior parte dei casi blu, comprendente un sorta di copri capo. Il Niqad invece ha una derivazione per lo più araba e si compone anch’esso di un fazzoletto leggero e trasparente il quale avvolge la bocca e viene legato al di sopra delle orecchie con l’aggiunta di un velo di stoffa molto più ampio che copre i capelli, la nuca e scende lungo il corpo coprendo anche buona parte del busto.

Il Burqa o il Niqad in un Paese democratico come la Francia è frutto di una scelta e non di un’imposizione. E’ essenzialmente un segno di riconoscimento, un modo per distinguersi dagli altri dando rilevanza alle proprie origini e mostrare il proprio culto della tradizione. E’ bene ricordare – poiché è facile confondere le due cose – che il Burqa non è assolutamente imposto dalla religione coranica – è il Comitato per l’Islam dell’Agenzia Nazionale per l’immigrazione a sottolinearlo – . Coloro che impongono il Burqa “per legge” sono i Talebani, che ufficialmente non hanno alcuna rappresentanza nel Parlamento, ma praticamente ancora controllano buona parte del territorio ed esercitano un forte ascendente sull’attuale presidente afghano Hamid Karzai.

Questa legge va a mettere in discussione le “certezze consuetudinarie” di un popolo da sempre restio ai cambiamenti ed estremamente sensibile alle proprie tradizioni, ai propri usi e costumi, e le convinzioni di tutte quelle donne islamiche che per scelta hanno sempre indossato il Burqa e che, improvvisamente, si ritrovano completamente “nude, senza veli” di fronte a un mondo curioso pronto a spiarle e ad osservarle per la prima volta. La forzatura che mette in atto questa legge è limpida, non lascia spazio alcuno alla libertà di scelta di cui ogni individuo dovrebbe godere in un regime democratico, a maggior ragione quando una legge di tale impeto viene firmata da uno dei massimi esponenti della Destra Liberale europea come Sarkozy. Eppure anche a questo è facile trovare una determinata ratio che può essere individuata in un nome ben preciso: mi riferisco evidentemente a Marine Le Pen, figlia di Jean-Marie Le Pen, da poco nuovo presidente del Front National e già data in vantaggio negli indici di gradimento in vista delle prossime elezioni politiche francesi del 2012.

Grandeur nazionale, centralizzazione, protezionismo, controllo pubblico sull’economia, ostilità alla globalizzazione ed all’americanizzazione, critica del capitalismo e difesa dell’eccezione culturale francese:

questi sono i cavalli di battaglia del Front National che stanno riducendo i consensi all’UMP di Sarkozy.Dunque la forte politica interventista in Libia, le posizioni molto ferree sugli immigrati, la legge anti-velo che mirerebbe ad attirare consensi perduti nell’estrema destra francese xenofoba e razzista sono elementi che ci fanno capire quale sia la piega che sta prendendo la politica di Sarkozy: un’impronta di fatto “laicista” molto pericolosa se non altro perchè in Francia vivono qualcosa come 5 milioni di islamici e la chiusura verso un’impronta liberale su questioni cosi complesse potrebbe portare all’inasprimento del clima nel Paese. Cosi facendo Sarkozy ha dato vita ad una legge condivisibile nello scopo – motivi di ordine pubblico – ma errata nel modo, perchè fa una pericolosa confusione tra religione e abbigliamento, oltre a comporre una sorta di dichiarazione di guerra alla religione musulmana, perpetuando nella sua linea laicista che è tanto dannosa quanto quella clericalista.

10 pensieri su “Francia, Burqa si o Burqa no?

  1. Eddie

    Burga sì e no incondizionato nei confronti di ogni legge/provvedimento che miri a compromettere la libertà di scelta: il regalo più romantico che una società civile possa ricevere.
    La laicità di uno stato deve essere considerata come una bandiera esemplare da mostrare a chiunque, ancora nel 2011, provi timore -o peggio ancora diffidenza- nei confronti dei processi di democratizzazione, e non come una pedina sacrificabile per ragioni elettorali.

  2. Luca C.

    OK, ma di che tradizioni parliamo, scusate? stiamo ai livelli delle cinture di castità, e sarebbe anche ora che qualcuno faccia qualcosa per abolirle. Il burqa come tante altre minchiate simili da gente primitiva.

  3. Anonimo

    tradizioni primitive, chi lo mette in dubbio, che secondo il mio punto di vista SE SONO FRUTTO DI UNA SCELTA vanno rispettate perchè non fanno male a nessuno. Strumentalizzarle per racimolare voti francamente non mi sembra il modo giusto per affrontare la questione…

  4. antonio

    il commento precedente è mio:

    @eddie: in tutta sincerità non ho capito cosa tu voglia dire con il tuo commento…se me lo rispieghi mi fai un favore😀

  5. Antonio

    il discorso del post è che un partito liberale ha promosso una legge anti-liberale, direi proibizionista e che va ad intaccare il diritto di libertà di scelta di cui ogni uomo gode in uno Stato Democratico. Se questa legge me la promuove la Lega di Bossi, il Front National di Marine Le Pain ci può stare; se me la propone Sarkozy con l’UMP, scusate ma non ci può stare. Poi se usciamo fuori da questa logica possiamo dire che il burqa non è proprio il massimo come “indumento”, nemmeno a me piace e nemmeno io ci vedo un senso ad indossarlo, ma è pur vero che ci sono molte cose delle quali non trovo alcun senso eppure non sono proibite, semplicemente perchè ogni uomo al diritto di “conciarsi” come gli pare e piace.

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