NON SOLO BIRRA E SALSICCE… PERCHE’ ABBIAMO FESTEGGIATO IL I MAGGIO?

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La festa dei lavoratori è una commemorazione nata alla fine dell’ottocento in ricordo del «massacro dell’Haymarket diChicago», avvenuto in seguito alla prima manifestazione nazionale per la giornata delle 8 ore fissata il primo maggio 1886 dai sindacati americani. In tutti gli Stati Uniti ci fu una grande mobilitazione che durò anche i giorni successivi. Il 3 di maggio i lavoratori in sciopero di Chicago si ritrovarono all’ingresso della fabbrica di macchine agricole McCormick. La polizia, chiamata a reprimere l’assembramento, sparò sui manifestanti uccidendone due e ferendone diversi altri. Per protestare contro la brutalità delle forze dell’ordine gli anarchici locali organizzarono una manifestazione da tenersi nell’Haymarket square, la piazza che normalmente ospitava il mercato delle macchine agricole.

Circa 2000 persone si radunarono per manifestare pacificamente. Ad un certo punto un ufficiale ordinò di disperdere la folla. In risposta uno sconosciuto manifestante gettò una bomba che uccise il poliziotto Mathias J. Degan. A quel punto le forze dell’ordine iniziarono a sparare sulla folla. Sette poliziotti rimasero uccisi da fuoco amico, insieme a 4 manifestanti mentre decine di loro rimasero feriti. Sette persone, direttamente o indirettamente legate agli anarchici che avevano organizzato la manifestazione, vennero giudicate responsabili degli scontri. Sette furono condannati a morte, uno scontò 15 anni di carcere. Tre anni più tardi, a Parigi, nel corso del congresso fondativo della Seconda internazionale socialista, organizzazione che riuniva i partiti socialisti e i movimenti a tutela dei lavoratori di venti paesi nel mondo, si decise di proclamare, in ricordo del massacro dell’Haymarket square, il primo maggio festa internazionale dei lavoratori. Sindacati e partiti aderenti avrebbero dovuto proporre alle singole autorità nazionali una petizione che istituisse per legge la festività.
Primo maggio, festa del lavoro. Perché il lavoro merita di essere festeggiato? Se ne rende conto di sicuro chi, con la crisi che c’è, il lavoro l’ha perso o se lo vede decurtato dalla cassa integrazione. Si festeggia il lavoro prima di tutto perché «chi non lavora non mangia», ma anche perché sappiamo bene che senza lavorare perdiamo qualcosa di noi stessi.
Ma non tutti sono stati d’accordo sulla commemorazione: “Lavorare il Primo Maggio è festeggiare” sono le parole del primo cittadino di Milano, Letizia Moratti, che in piena campagna elettorale fa valere il suo punto di vista. In poche parole una conquista del mondo operaio e delle lotte dei lavoratori, secondo la Moratti, dovrebbe cedere il passo alle esigenze del turismo, anche durante le 24 ore che sono dedicate al riposo annuale anche suo, essendo di certo lei una lavoratrice. Ecco le sue parole rilasciate qualche giorno fa al Corriere della Sera:

“È giusto che città come Milano e come Firenze, grandi mete turistiche, si offrano «chiuse» ai turisti in una giornata importante come quella di domenica prossima e preda dei venditori abusivi (e «taroccari»)? Va davvero incontro all’interesse dei lavoratori impedire alle imprese commerciali non solo un’occasione di affari, ma anche di contribuire alla vitalità delle nostre città e a un autentico servizio a quanti le visitano, che li incoraggi a tornare e a parlare bene di noi nel mondo?”

E voi pensate sia giusto o meno onorare questa commemorazione?

(Andrea Schiavi)

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11 pensieri su “NON SOLO BIRRA E SALSICCE… PERCHE’ ABBIAMO FESTEGGIATO IL I MAGGIO?

  1. Pietro Deligia

    Certo che è giusto commemorare, ma la questione Milano, Firenze è una scelta di libertà, nessuno ha imposto l’apertura, è stata data la facoltà di scelta.
    Se per alcuni, vedi certi sindacati, la libertà di scelta è un qualcosa da combattere in nome di una festa, c’è qualcosa che non va. C’è la voglia di imporre, di cancellare la libera facoltà di decidere degli uomini e questo non mi piace!

  2. antonio

    poche parole per la solita polemica all’italiana atta a far parlare di se, bene o male non ha importanza. Ognuno festeggiasse come vuole: giornata a letto, in concerto, in un prato, in famiglia, a studiare o a lavoro; l’importante che ognuno scelga secondo le proprie esigenze. Come si fa a dare credito che monta ancora polemiche cosi stupide e inutili?

  3. Anonimo

    Purtroppo dentro ai negozi non lavorano solo i proprietari, liberi di scegliere di aprire o meno, ma anche i dipendenti, privi della libertà di scegliere se andare a lavorare o meno.
    Salviamo l’economia delle città il 1 Maggio, per giunta di domenica…

    • Pier Paolo Dominici

      Ancora con questo proletariato? La visione classista della società è superata. Se vogliamo tanto enfatizzare e genralizzare termini inappropriati…; Allora, oggi anche l’imprenditore della piccola e media impresa che costituisce il 90% del tessuto produttivo italiano fa parte del proletariato stesso.
      Anzi lo è di maggior diritto, investendo non solo il proprio tempo ma anche il proprio patrimonio per il benessere sociale.

      E’ facile occupare posti di lavoro e costa molto più difficile crearli. Una società non liberale,liberista e libertaria è destinata prima o poi al collasso sistemico.

  4. Pietro Deligia

    Poveri proletari, costretti a lavorare e per giunta di domenica! Ma dove stiamo andando? Questa società piena di padroni dovrebbe essere azzerata, magari da un bel golpe stile Asor Rosa, non credete?

  5. monica

    Mi scuso per l’Anonimo, mi era sfuggito…
    Era una semplice considerazione basata sul fatto che se io fossi stata una commessa di quei negozi mi avrebbe dato molto fastidio lavorare il 1 Maggio.
    Ho usato la parola Proprietari perchè ci sono i proprietari ed i dipendenti nei negozi ed in qualsiasi attività…non è nè un mistero, nè uno scandalo, nè un sistema da sovvertire.

    • Pietro Deligia

      Certo, può dispiacere e sono con te, quello che proprio non capisco è la strumentalizzazione che si è fatta della vicenda.
      Se lavori il primo maggio riposi il 2 o il 3…certo è un pò sfigata come circostanza, però c’è chi lavora a Natale.
      E poi non è che i padroni non lavorano di sicuro, prendi le attività di piccole dimensioni, di solito sono proprio i proprietari ad essere padroni e dipendenti(di se stessi) allo stesso tempo.

  6. Luca C.

    Ideologicamente è un discorso corretto, ovvero sì, essendo festa dei lavoratori, sembra strano o dispiacevole trovare negozi aperti. Ma su questo devo essere d’accordo con Pietro in quanto la giornata lavorativa in un giorno festivo viene retribuita doppia o viene successivamente fornito un giorno di ferie da recuperare, e non vedo cosa ci sia di sbagliato. E i padroni di queste attività, sopratutto se di piccole dimensioni, lavorano più degli stessi dipendenti e non privano nessuno di loro della liberta di andare a lavorare o meno…

    Poi non comprendo perchè la critica è rivolta solo ai negozi: i ristoranti non fanno testo? Anche li se non sbaglio c’è gente che lavora, e di solito il 1° maggio sono sempre strapieni. O quelli che lavorano nei caselli autostradali? non sono lavoratori anche loro?

  7. monica

    In effetti ci sono lavori più esposti di altri a lavorare nei giorni festivi(come i camerieri per l’appunto)o che non possono contare sulla festività o sulla domenica per il riposo(vedi chi lavora in ospedale), nè tantomeno mi piace l’idea di affidare il rispetto o meno di un giorno dal valore così simbolico ad un divieto imposto.
    Non credo che ci sia una ragione univoca, perciò esprimo solo un pensiero personale se dico che se avessimo una vera coscienza di questa festa non sarebbe stata la voce dei sindacati a risuonare, ma le risate sarcastiche dei lavoratori, come per dire “Ma di che stiamo parlando?”.
    Sicuramente i proprietari dei negozi avranno lavorato più dei dipendenti e vanno considerate situazioni contingenti (come la beatificazione di Papa Wojtyla), ma esprimo apprezzamento per quei centri commerciali, ad esempio, che hanno tenuto chiuso per festeggiare con i dipendenti.

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