Un portafoglio pieno di…felicità

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L’essere vivente può sopravvivere senza cibo per ben sette giorni e senza acqua per tre. Per vivere si ha bisogno solo di questo, tutto il resto è superfluo. Ma allora che cosa ha distinto l’essere umano dagli animali? Che cosa ha spinto l’uomo ad oltrepassare le leggi dell’autoconservazione? Per raggiungere cosa? La risposta è semplice, e per tutti la stessa. L’impetuoso moto dell’animo umano, continuamente insoddisfatto traduce la sua naturale inclinazione alla necessità di soddisfare i propri bisogni, sia materiali che spirituali, in funzione di uno stato d’animo positivo, di una condizione di soddisfazione totale che si è soliti denominare felicità.

E’ stata la ricerca di questo concetto astratto che ha reso l’ominide uomo, e nonostante i corsi di auto-sopravvivenza non facciano riferimento alla felicità, l’individuo non potrebbe vivere senza andarne alla ricerca.

A partire dal 1776, anno della Dichiarazione d’indipendenza americana, le costituzioni degli stati moderni, prendendo spunto da quella americana, sono state fondate sul diritto inalienabile del perseguimento della felicità, stabilendo come premesse fondamentali il benessere economico e sociale, come cita l’art. 3 della Costituzione della Repubblica italiana: “[…] è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

In tale maniera il benessere economico è divenuto, nella società moderna, la conditio sine qua non della felicità. Essere ricchi per molti vuol dire essere felici. Tutto ciò che si desidera si può avere grazie ad un pezzo di carta con su disegnato il volto di un celebre personaggio nazionale e una cifra numerica. Ogni cosa ha un prezzo, persino la felicità.

L’homo oeconomicus indirizza tutte le sue forze ed energie per la scalata della piramide sociale, sperando di trovare sulla cima il tanto sospirato appagamento.

Purtroppo la rampicata sociale non ha fine, perché il mercato propone prodotti sempre più accattivanti e inaccessibili al consumatore medio, dando vita ad una sorta di paradiso terrestre superficiale, a cui solamente pochi possono accedere.

Se fosse realmente così semplice comprare la felicità, l’individuo (più che benestante) dovrebbe rappresentare il modello da imitare per divenire felici, e invece, secondo le statistiche riportate dal quotidiano la stampa nel maggio del 2003, le conclusioni appaiono totalmente contrastanti. Infatti la ricerca afferma che lo stato di soddisfazione degli europei nel 1992 era pari a quello registrato vent’anni prima, nonostante in questo arco di tempo ci fosse stato un boom economico.

I critici che hanno speculato su tale incongruenza, hanno dato una risposta spiegando che “ognuno si dichiara soddisfatto in relazione a ciò che può realisticamente ottenere; di conseguenza oggi siamo effettivamente più felici di vent’anni fa ma non ci riteniamo tali perché le nostre aspettative sono cambiate.” Siamo giunti alle colonne d’ercole del capitalismo, il mondo intero sta affrontando una grave crisi economica in cui il raggiungimento della felicità materialista si fa, per coloro che credono in essa, ancor più lontana di quanto non fosse già. Contro coloro che vedono nella crisi la dissoluzione del proprio sogno altri potrebbero intravedere aldilà delle colonne un nuovo mondo, non più governato dalla bramosia per l’oro verde ma per ciò che va oltre al possedibile e all’afferrabile. Di certo per non essere ipocrita credo che i soldi aiutino ma la vera felicità, come affermò Wilde, “non è avere ciò che si desidera ma desiderare ciò che si ha”. E voi riuscite a sentirvi felici con un po’ di soldi in tasca, oppure vi siete evoluti dal homo oeconomicus?

(Valeria Fiormonti)

Un pensiero su “Un portafoglio pieno di…felicità

  1. Hey Jude

    Credo che la questione sia “di tutto conosciamo il prezzo, di niente il valore”; vedo la cieca tendenza all’abitudine che su niente ci lascia soffermare. Il risultato è una corsa veloce sugli eventi , su ciò che ci circonda che spazza via da noi l’essenza propria di ogni cosa. Può essere un discorso tanto banale quanto il peso che non gli si conferisce. Quindi no, i soldi non la fanno la felicità ma di certo sono una fondamentale condizione per vivere. (good Valerina!)

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