L’OCCASIONE MANCATA DI SAN MARTINO Riflessioni critiche e non sulla situazione attuale del parco

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Il parco di San Martino è un tenuta di 33 ettari oggi di proprietà del comune di Priverno che circonda l’antica residenza cinquecentesca del Cardinale Tolomeo Gallio, segretario di Stato di Gregorio XIII. Una delle bellezze di cui certo noi privernati possiamo andare fieri anche solo per la storia che trasuda da quella terra; le sue origini non sono ancora del tutto conosciute, ma un intero fascicolo (conservato nell’ex Archivio della Curia Vescovile di Priverno) sui litigi insorti per la sua proprietà fornisce abbondanti informazioni che permettono di seguirne l’evoluzione fino ai tempi recenti. Prende il nome dal cardinale che lo fece costruire e lo scelse come sua residenza dopo aver ottenuto in enfiteusi perpetua dal vescovo F. Beltramini due appezzamenti di terreno appartenenti alla mensa vescovile di Terracina, siti nel territorio di Priverno. L’edificio venne eretto sulle rovine dell’ antica chiesa di San Martino (da qui deriva il nome del castello) tra il 1565 e il 1569. Nel 1589 vi soggiornò Papa Sisto V, di passaggio per recarsi a Terracina dove doveva visitare i lavori del porto. Nel 1597 il Cardinale Tolomeo Gallio donò ai Camaldolesi l’edificio e la tenuta circostante, a condizione di realizzare nel palazzo una chiesa da dedicare a S. Martino ed un monastero dove avrebbero dovuto risiedere stabilmente dieci monaci. Ma i monaci ben presto ebbero problemi con il Comune di Priverno per alcuni usi civici goduti dai privernati in quei terreni acquistati dal Gallio.
Nel 1652 il Pontefice Innocenzo X soppresse tutte le piccole comunità monastiche: fra queste vi fu quella di S. Martino che scomparve per sempre dal luogo. Il forzato abbandono di S. Martino da parte dei monaci provocò una lunga serie di controversie tra i duchi di Alvito (eredi del Gallio) ed il vescovo pro tempore della diocesi di Terracina, entrambi pretendenti alla tenuta di S. Martino. Dopo secoli di controversie, segnati da alternate vicende, sul finire del XIX secolo i principi Borghese, già proprietari della tenuta di Fossanova, giunsero in possesso di S. Martino. L’immensa proprietà dei Borghese si dileguò nel giro di pochi decenni e le tenute furono acquistate dalla famiglia Di Stefano nel 1914. Una storia lunga e facoltosa quella della tenuta di San Martino, in questo periodo messa a rischio dall’incoscienza della cattiva amministrazione. Larga parte della cittadinanza privernate è in grado di poter chiaramente rendersi conto di quale destino crudele la verde tenuta deve sopportare.
“San Martino come occasione mancata per lo sviluppo di questa comunità”; questo sono le parole del consigliere di Sinistra Ecologia e Libertà, Federico D’Arcangeli, esponente di quella forza politica che più di tutti si è battuta per la valorizzazione del parco e contro l’incuria imperante. Se la vecchia giunta di centro-sinistra, guidata da Mario Renzi, aveva iniziato un processo di valorizzazione del patrimonio architettonico-ambientale in questione, l’attuale giunta Macci sta percorrendo una strada diametralmente opposta. Oggi il prestigioso Museo della Matematica ideato dal professor Enrico Giusti qualche anno fa rappresenta una versione piuttosto approssimativa rispetto al progetto iniziale; se nei suoi primi anni di esistenza il museo attirava numerosissimi visitatori da ogni parte d’Italia, accrescendo il fasto sia della struttura che della cittadina, oggi le politiche miopi dell’attuale amministrazione non hanno fatto nient’altro che trasformare il museo in una fotocopia in bianco e nero di quel ricordo, con un corrispondente dimezzamento delle visite.
Ma non solo al museo si deve far riferimento quando parliamo di San Martino; oggi rimangono aperte anche altre questioni; la prima, quella di un Bar in cerca di una gestione efficiente in grado di adempiere ad un servizio oggi inesistente, tenendo sempre in conto i non floridi risultati della precedente e privilegiata gestione. La seconda, quella delle 19 camere d’albergo, in cerca di un uso produttivo che possa essere di qualche utilità alla struttura e non solo.
Altra nota estremamente dolente della questione è la scomparsa della figura del custode, per chi lo conosceva il grande Fulvio, riassegnato nella sua mansione e mandato a servire qualche altro ufficio comunale. In termini pratici una mancanza del genere ne consegue un parco abbandonato a se stesso senza alcun tipo di controllo, con un cancello d’entrata aperto h24, alla mercè di malintenzionati e non.
Del suo futuro non vi è certezza; da sempre le voci che corrono sul Parco di San Martino sono tante, talune veritiere altre no. Le eminenti voci di palazzo parlano di un fantomatico “progetto di finanza”, un’imponente investimento che trasformerebbe la struttura in un centro congressi all’avanguardia. Ma niente di tutto questo risulta certo. Invece tangibile e in prossimità di realizzazione il progetto di Sel di un “San Martino Wi-Fi”, che ha trovato già l’ok del consigliere di maggioranza Luciano Palleschi competente in materia, che permetterebbe, grazie alle agevolazioni offerte da Wired, di usufruire di una rete di collegamento internet ad un costo estremamente favorevole. Non possiamo che augurarci che questo progetto prenda piede il prima possibile nella speranza che un’iniziativa del genere, insieme ad altre magari, possa permettere al castello di San Martino di ritrovare i fasti di un tempo, tornado ad animare le belle giornate di ogni “pipernese” che può definirsi tale.

(Andrea Schiavi)

10 pensieri su “L’OCCASIONE MANCATA DI SAN MARTINO Riflessioni critiche e non sulla situazione attuale del parco

  1. Pierantonio

    Complimenti ad Andrea per la cronistoria, ai ragazzi di SEL e Luciano Palleschi per il Wi-Fi; ora però sarebbe interessante sapere l’opinione di ciascun lettore sull’utilizzo ritenuto più opportuno del castello e della tenuta.
    Tenendo conto degli elevatissimi costi di gestione (utenze, manutenzione ordinaria e straordinaria, eventualmente del personale e delle maestranze…) e dei presunti ricavi, quale pensate possa essere la destinazione migliore per il nostro gioiello?
    Ripeto, niente demagogia, il gioco di improvvisarsi amministratori è bello se reale.

  2. Martina e Eddie

    OTTIMO ARTICOLO!!! E’ noto a tutti come il Castello, tanto a noi caro, sia utilizzato in prevalenza per incontrarsi e svolgere attività tipicamente di svago. Niente di sbagliato, ma è evidente come il potenziale sia ben più alto!!! Noi crediamo fortemente nell’investimento in questo luogo; potrebbe per esempio ipotizzarsi un ostello come motore per il turismo, sfruttarlo come luogo convegni/eventi/manifestazioni. Certo è che non può “morire” per non uso, e vederlo depauperare lentamente. Lo stesso insieme al Borgo di Fossanova dovrebbero essere i nostri punti fermi!! Ma se a noi cittadini è tanto evidente, come può restare nell’ombra, se non indifferente, alla nostra amministrazione?? Si sente la mancanza di Fulvio…anzi soprattutto si vede!!!

  3. Pietro Deligia

    Un centro congressi di qualità in primis
    Area per fare sport ben attrezzata nel parco
    Riaprire il museo per la matematica
    Metterci un caffè letterario a tema

    • Simone D'errico

      Quoto Pietro e aggiungerei un minimo di manutenzione(basta poco), a fronte di un maggiore rispetto del castello da parte degli utenti.
      C’è comunque da sottolineare il lavoro svolto dalla CEA (Centro Educazione Ambientale) che nonostante le difficoltà, il menefreghismo dell’amministrazione, e lo scarso interesse del pubblico, si dimostra un baluardo a difesa del parco. Esso infatti svolge corsi di formazione, e varie iniziative di sensibilizzazione ambientale, insomma un valido progetto che andrebbe potenziato, non abbandonato.

  4. Pierantonio

    Uuhhh, tutte belle idee, tutti ottimi libri dei sogni, ma non ho visto nessuna analisi di costi e ricavi. Fare l’amministratore e’ piu’ complicato, bisogna fare i conti con il patto di stabilita’, il ritardo nei trasferimenti regionali e statali… Diciamo che piacerebbe anche a me che diventasse un centro congressi di portata nazionale, ma quanto costerebbe una ristrutturazione per predisporlo a ciò’, che ritorni economici potrebbe portare nelle casse del comune? Ci vedrei perfettamente anche una sede universitaria, tra l’altro sarebbe piu’ semplice, riceveremmo un affitto cospicuo e garantito, ma anche questo auspicio attiene al libro dei sogni perché si devono fare i conti con un terzo soggetto, ovvero l università partner. Mi piacerebbe più sapere come si vogliono fare le cose piuttosto che leggere un elenco di cose che si potrebbero fare.

    • Pietro Deligia

      No all’università, sta bene a Roma, andrebbe tolta anche a Latina a mio avviso o perlomeno andrebbe potenziata, sono contro le sedi distaccate tappabuchi.

      P.s. perchè non cominci tu a fare proposte con costi/benefici?

  5. Pierantonio

    Piè, non me provocà che parto co i parcheggi interrati……
    al di la degli scherzi, negli anni qualche idea l’ho maturata, siccome però non possiedo la verità, prima mi sarebbe piaciuto ascoltare altre proposte.

  6. cardinalifranco_1949@libero.it

    Ora che la gestione del parco, da parte di tutti, sia stata fin dall’origine fallimentare non ci piove… E’ sotto gli occhi e ben palese a chi vuo guardare in modo asettico e non per convenienza politica il problema. E’ vero si che il museo della matematica è stato oggetto di un progresivo degrado,ma no era e ne può essere il solo museo della Matematica a rendere virtuosa una gestione che è e rimane difficile soprattutto se si perseguono interessi particolari e peggio ancora poco chiari. Un punto fermo dovrebbe essere quello della proprietà pubblica del Castello. Non so se corrispondono a verità ma corrono voci di una sua possibile vendita a privati per il risanamento delle esangui casse Comunali. Questa Amministrazione avrebbe fatto BINGO dimostrando tutta la sua scelleratezza nella gestione dei suoi beni. Dopo la vendita della caserma dei carabinieri, di importanti edifici all’interno del centro storico, di aree destinate a verde e perfino di strade forse sarebbe veramente troppo. Domanda : per fare cosa poi???? Pagare i buffi. Credo che l’ora di dire BASTA!!!! sarebbe veramente arrivata. Ma tornado al castello è incomiabile cercare dai cittadini delle idee per la sua utilizzazione però è risaputo che anche la più bella idea per camminare ha bisogno di gambe solide e dovrebbe fare i conti con la realtà. Una cosa mi sembra più che scontata: La gestione pubblica del Castello si è rilevata fallimentare.Perchè non tentare allora,salvaguardando l’utilizzazione pubblica del parco,della struttura Museo della matematica( riportata,però, alle sue finalità originali), e, limitatamente ad alcuni eventi importanti, ache quella della sala congressi del castello, una gestione privata da affidarsi tramite una pubblica gara nella forma dell’Appalto-concorso. Credo che solo così una eventuale bella idea potrebbe diventare realtà e soprattutto quello che per il Comune rappresenta oggi un costo non più sostenibile potrebbe diventare un’importante permanente fonte di entrata.

    • Pietro Deligia

      L’idea di una gestione privata credo possa essere una soluzione, se i termini dell’accordo saranno a tutela dell’utilizzo del parco e delle sale del palazzo da parte della popolazione perchè no!
      Sicuramente però si potrebbe anche gestire meglio quello che c’è in modo pubblico, se il museo riparte e al bar si chiedono le giuste cifre…già si fa molto.

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