Parliamo di referendum, gestione e costo servizi idrici

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Le ragioni del si…

Se sul pianeta terra c’è vita lo si deve all’acqua. Essa infatti lo compone(in stato: solido, liquido e gassoso) per il 70% circa , anche ogni essere umano è fatto al 70% di acqua: tali condizioni la rendono il bene più prezioso al mondo.

Per questo motivo il comitato “2 SI’ per l’Acqua Bene Comune” ha deciso di battersi -mediante referendum- perché essa sia pubblica, quindi un diritto di tutti, e non un privilegio.
Il referendum presenta due quesiti: “Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. ” e “Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. ”

Il primo prevede: l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008, in cui si stabilisce che la gestione dei servizi idrici sia assegnata o a soggetti privati mediante gara, oppure a società a capitale misto pubblico-privato (es. Acqua Latina). Quindi tutti i servizi di gestione pubblica, saranno costretti ad adeguarsi (privatizzandosi totalmente o in parte) entro dicembre 2011, anche se quest’ultimi si siano dimostrati virtuosi.


Il secondo: l’abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone la tariffa per il servizio idrico, consentendo al gestore privato di ottenere profitti garantiti sulla bolletta dei cittadini pari al 7% a remunerazione del capitale investito, quindi tali soldi non saranno mai vincolati al reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.
In sostanza il referendum intende vietare la gestione dell’acqua da parte di enti privati, e pone che la bolletta sia totalmente reinvestita sul servizio, scongiurando qualsiasi profitto.

(Simone D’errico)

Due no per dirne tre…

Dico no a due dei referendum più fuorvianti della storia italiana, dico ancora no, e sono tre, perché le società partecipate pubblico-privato non mi piacciono, vorrei una privatizzazione completa dei servizi.

Dico no per dire si alla concorrenza, per dire si alla competizione regolare che si affronta con le gare d’appalto, e non provate a dirmi che siamo italiani e che quindi non potremmo mai averne.

I promotori del referendum hanno evidentemente appreso molto dal berlusconismo, come ad esempio le tecniche di pseudo-comunicazione. Dicono da ormai molto tempo che starebbe per essere privatizzata l’acqua, questo è uno dei più grandi falsi che si ricordino a memoria d’uomo. L’acqua è state sempre pubblica e resterà tale!

Quello che bisogna decidere è piuttosto a chi affidare la gestione degli acquedotti, sottolineo gestione, non vendita, gli acquedotti rimarranno pubblici, la GESTIONE sarà privata se vincesse il no.

C’è da decidere soprattutto, se gli investimenti che sarà necessario fare da adesso in avanti verranno posti al vaglio della libera concorrenza o se lo stato, mangione, si papperà tutta la torta.

Riguardo le tariffe, oggetto del secondo referendum, il “rischio” evidente è quello di un aumento vertiginoso delle stesse, per finanziare i nuovi investimenti. Per questo motivo, i proponenti del referendum intendono eliminare il comma del cosiddetto “codice dell’ambiente” che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’“adeguatezza della remunerazione del capitale investito”. Se vincessero i si, per tradurre, il costo degli investimenti finirebbe a carico della fiscalità generale, con effetti ulteriormente depressivi sull’economia dati dal fatto che nei prossimi anni nel settore idrico serviranno, come detto, enormi esborsi.

Quindi concludendo, se lo stato sarà il gestore unico della questione acquedotti noi avremmo una sola certezza, la certezza di dover pagare sprechi e mala-gestione del solito carrozzone pubblico.

(Pietro Deligia)

36 pensieri su “Parliamo di referendum, gestione e costo servizi idrici

  1. antonio

    post utile e doveroso visto il silenzio sui referendum. Sia su PF che anche su altri mezzi d’informazione indipendenti occorre parlare tutti i giorni dei referendum e mi raccomando andiamo a votare perchè, anche se è uno strumento che non funziona affatto bene e del quale io personalmente farei tranquillamente a meno, è bene preservarlo. Non voglio entrare nel merito dei contenuti – dico solo che io voterò 2 no per i vari motivi elencati nel post – ma vorrei ribadire una critica allo spot politico – perchè di quello si tratta – “NO ALL’ACQUA PRIVATA” in quanto privo di ogni fondamento. Non ci possiamo lamentare di colui che possiede le redini della comunicazione in Italia e la sfrutta a proprio piacimento, se proprio chi critica fortemente questo sistema conia un spot falso e tendenzioso compiendo la stessa opera mistificatoria della realtà di cui ci si lamenta tutti i santi giorni. Addirittura è andato cosi in voga – complimenti a chi l’ha inventato, ha appreso bene le lezioni di marketing e comunicazione dal PdC – che il tema del referendum viene banalizzato con la frase “c’è da scegliere tra acqua pubblica e acqua privata”. Ma stiamo scherzando??? Ma perchè diciamo panzane tutti giorni se poi critichiamo il “maestro” delle panzane? il referendum viene chiamato con un nome errato in principio perchè non si va a decide se l’acqua debba essere pubblica o privata, bensì si va a decidere se sia più opportuna la GESTIONE PRIVATA DELL’ACQUA oppure QUELLA PUBBLICA. L’acqua, in quanto “composto chimico di due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, incolore, inodore, insapore” rimarrà pubblica per sempre e nessuno si sognerà mai di renderla privata e prima di criticare un sistema diffamatorio, accertiamoci di non averlo mai usato.

    • antonio

      poichè si tratta di un referendum abrogativo si vota NO per avere la possibilità di gestione dell’acqua da privati e si vota SI per abrogare questa legge e riportare la gestione a livello pubblico.

  2. SImone D'. (Eddie)

    L’acqua, in quanto “composto chimico di due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, incolore, inodore, insapore” rimarrà pubblica per sempre.
    E’ esattamente questo il motivo per cui essa merita solo, una gestione pubblica.
    E’ proprio dal tentativo di dare una gestione privata a ciò che per natura è un bene comune, che nasce la contraddizione.
    Privato è un qualcosa di nascosto, ciò che è privato non è detto sia necessariamente chiaro, quindi visibile a tutti.
    Credete che una gestione privata possa essere più sicura? in tal caso la parola arsenico vi dice qualcosa? credete allora che la gestione privata sia più facile da controllare? anche in questo caso vi invito ad informarvi sulla vicenda Acqua Latina/Consorsi di bonifica/ATO4 ( http://www.dagolab.eu/public/LatinaOggi/Archivio/58a282b09fc5df0bedc2/pag05latina.pdf ) e magari spiegatemi come sia possibile che una società come acqua latina, sia riuscita a risanare debiti pari a circa 10 milioni di euro, per poi chiudere il bilancio a +3 milioni, in un anno?

    Pietro dice: “se lo stato sarà il gestore unico della questione acquedotti noi avremmo una sola certezza, la certezza di dover pagare sprechi e mala-gestione del solito carrozzone pubblico.” e se il contenzioso in atto tra i consorzi e Acqua latina verrà vinto da quest’ultima, chi pagherà? Il gestore privato? No bensì ato4 cioè i comuni, quindi tutti i cittadini di quei comuni sfigati.

    Tali vicende la dicono lunga, su quanto il gestore privato sia interessato a far si che l’acqua, sia gestita nel miglior modo possibile.
    Se sarà il No a vincere la gestione diverrà totalmente privata, e per i motivi sopra citati anche l’acqua diverrà “privatizzata” nonostante sia per definizione pubblica.
    Se sarà il No a vincere, anche in questo caso i cittadini continueranno a pagare le tasse -ma a deciderle sarà il privato- il cui 7%(si parla di milioni di euro) andrà a finire direttamente nelle tasche del gestore privato; colui che deciderà tutto sulla gestione dell’acqua e quindi sull’omonimo “composto chimico”: cosa farne, come farlo, e quanto guadagnarci sopra, praticamente un padrone -e si sono proprio un comunista, e per giunta populista come Berlusconi.

    p.s.
    “l’acqua, in quanto pubblica, merita una gestione privata”, questo si che sarà uno dei più grandi falsi che la memoria dell’uomo sarà in grado di ricordare.

  3. SImone D'. (Eddie)

    C’erano le leggi di riferimento, c’erano esempi concreti vicini alla nostra realtà come giusto che sia, e anche un pizzico di previsione. A tal proposito non credo essere stato un qualunquista no? così scongiuro tutto.

  4. Carlo M.

    E’ bello vedere che si continua a banalizzare il discorso utilizzando i soliti binomi stato => sprechi, privato => ottimizzazione.
    In merito della questione penso sinceramente che sia paradossale che un bene comune come l’acqua debba passare ad avere una gestione privata per legge.
    Cosa comporta o potrebbe comportare una gestione privata?

    Tre punti interrogativi:

    Autocertificazione della qualità dell’acqua erogata (analisi dei livelli dei metalli disciolti in acqua)
    Il Diritto di trattenere il 7% (minimo) della bolletta per il mero profitto aziendale senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.
    Gestione soggetta a rischio di peggioramento qualitativo del servizio per alzare i profitti, quindi minor cura della sicurezza ( es. ritocco dei limiti minimi di minerali disciolti nell’acqua, manutenzione ridotta al minimo, ritocchino sui salari degli operai impiegati ) che poi è strettamente collegato al punto uno.

    Questi sono i tre punti che mi danno da pensare e, sono i punti che hanno dato da pensare anche agli apriliani quando si sono visti arrivare a casa delle bollette a 3 zeri perché molti di loro non avevano riconosciuto nella società di Fazzone una gestione legittima.
    Per il primo punto invece c’è la questione dell’arsenico nell’acqua che ha mostrato tutti i limiti di acqualatina nei controlli ( i valori anomali sono stati rilevati da controlli europei e non della società ) sempre in questo punto si vede come è indispensabile la gestione pubblica e i sistemi di controllo pubblici della gestione (magari rinforzandoli e migliorandoli)
    Il secondo punto invece si commenta da solo, pensiamo ad un privato che debba mantenere gli attuali standard di qualità (che hanno dei costi e degli oneri). Beh, per questo punto o il privato si ingegna per far fruttare di più il servizio (pagando meno i dipendenti, licenziando gli “esuberi”, evitando di fare troppe manutenzioni, risparmiando sui controlli…) o alza la bolletta arrogandosi il diritto di usufruire di quel 7% o peggio entrambe le cose.
    Purtroppo dove ci sono rendite sicure e l’acqua è un settore di questo tipo (perché ovviamente una persona non può decidere di non avere il servizio idrico a casa) non è difficile pensare che il privato giochi a ribasso (come Fazzone ci ha dimostrato sapientemente in questi anni).
    Credere ancora che la risposta a tutto sia l’onnipotente mercato è quanto meno miope e ingenua, come è ingenuo continuare ad appigliarsi al mito della concorrenza in un mondo e in un Italia dove a farla da padroni sono solamente pochi mega-gruppi.

  5. Marco Codastefano

    Acqualatina è posseduta per il 51% da vari comuni della provincia di Latina e per il 49% dalla società Idrolatina Srl.

    (fonte http://www.impreseallasbarra.org/)

    La smettete di porre AcquaLatina come un esempio di pessimo privato quando invece rappresenta ESATTAMENTE l’esempio di pessimo pubblico? Guardate come il vostro bel sistema PARASTATALE sia oro colato per i partiti.

    Nel luglio 2009 è stato eletto il nuovo Consiglio di Amministrazione formato da:
    dal senatore del PDL Claudio Fazzone (Presidente),
    Raimondo Luigi Besson (Vicepresidente),
    Jean Michel Romano (Amministratore Delegato),
    Giuseppe Simeone (PDL),
    Igor Ruggieri (UDC),
    Giovanni Terlizzo (PDL),
    Claudio Fazzone (PDL)
    e Guillaume Gilles.
    Nel 2008 i membri del Consiglio di Amministrazione hanno ricevuto complessivamente compensi per 441 mila euro.

    (fonte http://www.impreseallasbarra.org/)

    • SImone D'. (Eddie)

      Sei in grado di dimostrarmi che gli errori e i danni commessi da Acqua Latina non siano dovuti proprio a quel 49%? mi spieghi allora, visto che fino ad ora nessuno di voi l’ha ancora fatto, perché ben dieci milioni di euro di debiti siano magicamente passati da quel 49% al 51%? (ato4 cioè i comuni di Latina).
      Tu dici che la parte pubblica sia maggiore della privata ma chi è che comanda all’effettivo quei politici da te citati? o l’ente pubblico…la risposta te la sei già data.

      • Marco Codastefano

        Possibile che io vedo nella tua risposta un grosso spot al sistema privato? Un privato può riversare i suoi debiti nel publico solo…in un sistema parastatale, i politici possono partecipare (sto parlando del giudizio politico ovvio)nel CdA di una azienda dove? in un sistema parastatale. Penso che sia OVVIO che non stiamo parlando di una favola dove ci sono i buoni ed i cattivi (riferendomi al pubblico ed al privato), io penso che gli “errori” fatti dal sistema AcquaLatina siano impossibili in un sistema privato, e sai perché? perché se un privato ha i debiti fallisce, non li riversa sullo Stato come per il sistema parastatale. Se il privato ha un Cda incompetente fallisce.

        Rispondo alle tue domande, anche se penso di aver già risposto

        1) mi spieghi allora, visto che fino ad ora nessuno di voi l’ha ancora fatto, perché ben dieci milioni di euro di debiti siano magicamente passati da quel 49% al 51%? (ato4 cioè i comuni di Latina).

        Perché il sistema parastatale agevola questo processo, il pubblico si avvale del diritto privato per evitare gare di appalto ed il privato sfrutta lo Stato per risanare i debiti. Cosa impossibile in un sistema privato.

        2) Tu dici che la parte pubblica sia maggiore della privata ma chi è che comanda all’effettivo quei politici da te citati? o l’ente pubblico…la risposta te la sei già data.

        Simò non ho capito del tutto la tua domanda, la parte finale dico. Però ti dico che chi è stato messo la è stato messo grazie al 51% STATALE, chi li comanda? Beh lo Stato, e se invece c’è stata qualche operazione illegale o sono comandati da altri è la magistratura a stabilirlo, ma sempre che questo è reso possibile grazie al sistema parastatale.

      • Marco Codastefano

        (Sono molto più contento di un dibattito cosi che uno basato su “ogni essere umano è fatto al 70% di acqua”)

      • Marco Codastefano

        , io penso che gli “errori” fatti dal sistema AcquaLatina siano impossibili in un sistema privato

        scusate, volevo scrivere solo un sistema parastatale

  6. Pietro Deligia

    Non si riesce a capire che ci si deve staccare dalla politica che decide tutto.
    Sapete chi è Siquilini? è un deputato che diede la fiducia al governo il 14 dicembre, e che poi viene magicamente nominata al CDA delle poste, ma secondo voi un privato, sapendo che non ha competenze in quel campo, l’avrebbe mai presa???

    • SImone D'. (Eddie)

      Certo il cognato di casini avrebbe preso la gestione dell’acquedotto pugliese(il più grande d’europa) se le elezioni regionali dello scorso anno fossero state vinte dal centro destra. Quell’uomo non ha alcuna competenza in materia.

  7. Pier Paolo Dominici

    La normativa europea, garante della liberà concorrenza nel mercato, contribuisce a questi processi di privatizzazione che saranno sempre più intensi.

    L’acqua è un bene pubblico la cui gestione privata permetterà un incremento di efficienza ed il suo rispettivo livellamento dei costi di produttività.

    La libera concorrenza tutela il consumatore e la trasparenza del mercato. Un valore che ci appartiene, da preservare.

    Quello che dobbiamo tener conto, nel nostro interesse, è se il processo di privatizzazione sia sottoposto ad una concorrenza reale e non alla creazione di un nuovo monopolio di carattere privato.

  8. Luca C.

    La gestione privata massimizza il suo servizio solo se vi è un’adeguata concorrenza, indice di stimolo a proporre un serivizio di qualità.
    Cosa che non si potrà mai dire di un servizio pubblico, che fa schifo e “acqua” da ogni parte, soprattutto per i suddetti motivi già da voi citati.
    Fatto sta che il comunismo è la morte di ogni tipo di servizio verso il cittadino, la gestione pubblica idem, quindi è giusta la privatizzazione DEL SERVIZIO, non dell’acqua, purchè sia tutto – per restare in tema – TRASPARENTE: dalle sostanze disciolte, alla gara d’appalto, al prezzo. Si può ottenere tutto questo evitando lucrate varie, applicando la legge e i controlli. PUNTO.

    • SImone D'. (Eddie)

      Come nella gestione rifiuti? Dove i bandi vengono stilati con modalità a ribasso? cioè chi offre meno vince?
      Una gestione “privata” mi spieghi come possa essere “trasparente” se sono due termini esattamente contrari?
      Io un esempio di buona gestione pubblica ce l’ho ed è l’acquedotto pugliese, c’è un contro esempio di privato?

      • Luca C.

        Riguardo al trasparente: rileggi quello che ho scritto, e non attaccarti più di tanto all’etimologia di privato e pubblico… che nn si va da nessuna parte.

        Chi offre meno vince… certo, per forza, purché mi garantisca il SERVIZIO. Non vedo dove sia il problema.

        Tu mi parli dell’acquedotto pugliese… ok, ottimo esempio, ma dalle mie parti non ho visto nessuna gestione pubblica soddisfacente, anzi, ti ricordo che vivi in un comune, in una provincia, in una regione dove la gestione pubblica che tanto acclamate fa ALTAMENTE CAGARE. Dalla cosa più piccola alla più esosa.
        Ci vuole concorrenza in tutto, nella vita come nel lavoro. E siccome il servizio che si offre è lavoro, vince chi lo fornisce migliore e al minor costo, quindi ben venga la competitività.

      • antonio

        c’è un contro esempio di pubblico che è La Spezia, città dove la gestione è pubblica e il prezzo dell’acqua è piu caro d’italia!

      • Pier Paolo Dominici

        Marco ma non ci scannavamo sempre al liceo!!!! Un abbraccio.

        Ps: Si al referendum se c’è concorrenza sula gestione altrimenti meglio un monopolio pubblico che uno privato.

      • Anonimo

        Pier Paolo Dominici :

        Marco ma non ci scannavamo sempre al liceo!!!! Un abbraccio.
        Ps: Si al referendum se c’è concorrenza sula gestione altrimenti meglio un monopolio pubblico che uno privato.

        Ahahah verissimo!!! Penso che non abbiamo mai trovato un argomento su cui andare d’accordo!!! Comunque, la mia era una battuta, al referendum voto NO/NO (in poche parole si al processo di privatizzazione)

  9. SImone D'. (Eddie)

    Invito a rispondere sui due quesiti sollevati dal referendum. E non semplicemente ipotizzando che il libero mercato, secondo me, per sentito dire, perché l’ho letto chissà dove possa garantire un servizio più efficiente.

    Rispondete invece a queste domande: è giusto che l’ente privato possa detrarre per legge il 7% della tassa sull’acqua, che pagate anche voi?
    E’ giusto che anche dove la gestione pubblica si sia dimostrata virtuosa debba per forza diventare privata?

    Non servono opinioni ma risposte.

    Dire che la gestione privata sia più facile da monitorare di quella pubblica è un contro senso, oltre che una opinione.

  10. SImone D'. (Eddie)

    Luca C. :

    Riguardo al trasparente: rileggi quello che ho scritto, e non attaccarti più di tanto all’etimologia di privato e pubblico… che nn si va da nessuna parte.
    Chi offre meno vince… certo, per forza, purché mi garantisca il SERVIZIO. Non vedo dove sia il problema.
    Tu mi parli dell’acquedotto pugliese… ok, ottimo esempio, ma dalle mie parti non ho visto nessuna gestione pubblica soddisfacente, anzi, ti ricordo che vivi in un comune, in una provincia, in una regione dove la gestione pubblica che tanto acclamate fa ALTAMENTE CAGARE. Dalla cosa più piccola alla più esosa.
    Ci vuole concorrenza in tutto, nella vita come nel lavoro. E siccome il servizio che si offre è lavoro, vince chi lo fornisce migliore e al minor costo, quindi ben venga la competitività.

    Secondo me non si va da nessuna parte, anche dicendo che la concorrenza serve in tutto, perché non sta scritto e dimostrato da nessuna parte.
    Il servizio precedente – si chiamava aurunci credo- era pubblico e pessimo, perché c’erano scarsi controlli, scarsa trasparenza dovuta semplicemente dal fatto che vi erano troppi politici e pochi tecnici. Se ho le dovute competenze, e i dovuti controlli nella gestione pubblica, non ho bisogno di alcuna concorrenza, tanto meno del privato.
    Tornando sulle offerte a ribasso, sai che la miglior offerta al minor costo, ha regalato un servizio strozzato di gestione rifiuti a Priverno? senza che mi allungo troppo di dirò come, dove e quando tale servizio sia strozzato.
    E non dirmi che non centra nulla, perché le modalità di gestione e di affidamento del servizio sono le stesse a prescinde che si parli d’acqua o di rifiuto.

    • Luca C.

      forse non è chiaro quello che ho scritto, infatti giriamo intorno allo stesso discorso da 3 post… se la miglior offerta al minor costo ha regalato disagi, vuol dire che non era la migliore offerta. E se, per contro, non ha mantenuto fede al servizio promesso, è giusto che se ne assuma le conseguenze.
      Il mio ragionamento è corretto, e il tuo esempio purtroppo non calza con quello che dico io, anzi, mostra quanto sia labile il sistema di controllo su tali gare, cosa che io avevo gia criticato.

      Per quanto riguarda la competitività…….. sono punti di vista. Io, in base alle mie competenze, credo che sia sacrosanta.

  11. SImone D'. (Eddie)

    Per concludere, penso comunque di aver spiegato le ragione del SI al referendum cercando di giustificare quei 2 quesiti, come anche voi, pur giustificando -ancora- soltanto il primo.
    Resto fermamente convito che l’acqua necessiti di una gestione pubblica, seriamente monitorata, retta da tecnici non da politici.
    Il libero mercato è una bestia, da prendere con le pinze, e non adatta a tutti gli ambienti, spesso utile, ma non merita tutto il garantismo da voi concesso.

    Grazie per aver partecipato al dibattito, auspico che il referendum sia vinto non da chi pensiamo sia il migliore, ma da chi una volta vinto dimostrerà che la scelta fatta sia stata la migliore.

    • Pierluigi V

      Rispondo al tuo post, Simone, perché non voglio scavalcare la chiosa di Antonio. E’ stato citato un comune, La Spezia, quale pessimo esempio di gestione pubblica del servizio idrico, ed è così. Ce ne sono altri sicuramente, ma ce ne sono molti anche per la gestione privata: la Toscana è la regione che paga le bollette più salate in Italia, ed è stata la prima regione (o una delle prime) ad affidarsi al privato. Non sono contrario alle privatizzazioni, alla liberalizzazione del mercato, anzi credo rappresentino un modo per modernizzare alcuni pezzi del paese. Alcuni pezzi però, non per forza tutti. Liberismo a tutti i costi è un eccesso, come lo è la tendenza opposta a statalizzare tutto e comunque. A ben vedere, a leggere i dati, non c’è veramente nessuna ragione per credere che il pubblico debba essere per forza meno efficiente del privato e viceversa. Non cito dati sul malfunzionamento della rete idrica, peggiorato invece che migliorare, né sull’aumento delle tariffe. Il punto, secondo me, è un altro. Ritengo che la tipica tendenza del soggetto privato a massimizzare il profitto attraverso l’aumento della quantità del bene prodotto rappresenti un ossimoro, se accostata alla scarsità dell’acqua messa in evidenza dagli ultimi stravolgimenti climatici. Siccità, desertificazioni, sembrano suggerirci un atteggiamento più responsabile verso quello che ormai viene definito “oro blu”, e contemporaneamente una copertura equa del servizio idrico che, secondo me, si può garantire solo con la gestione pubblica. Infine, mi unisco ai tuoi auspici Simone, al fine di poter dare al meccanismo democratico del referendum quella credibilità che purtroppo manca da molti anni ormai. Un saluto a tutti.

  12. Pierantonio

    Sapete quanto mi interessi questo argomento, ma ho davvero poco da aggiungere a quanto scritto da Pietro, Marco, Antonio e Pier Paolo. Grandi ragazzi! sono stato prossimo alla commozione nel constatare cotanto liberalismo a Priverno!
    Simone, gestione pubblica significa sempre e comunque gestione del politico di turno che non ha nessun merito imprenditoriale o manageriale per ricoprire quel ruolo. Io sono per una società meritocratica e ho imparato con l’esperienza che dove ci sono le nomine politiche non c’è il merito. Il politico non è garante delle tue necessità, ma succube alle sue prerogative.

    • Pierluigi V

      Caro Pierantonio, indubbiamente Pietro, Marco, Antonio e Pier Paolo sono dei ragazzi intelligenti e preparati. E aggiungo io che lo sono anche Simone e Carlo che la pensano in maniera diversa da te.

      • Pierantonio

        Scusami Pierluigi, ma il mio intento non era quello di dare patentini di intelligenza, figuriamoci. Esprimevo compiacimento per delle giovani e concittadine menti liberali che alle nostre latitudini e’ una bella novità. Non condividere il pensiero di alcuni, mica significa non rispettarli. Non scavo trincee, esprimo opinioni. PS complimenti per il vostro impegno nelle ripetizioni gratuite.

  13. Pier Paolo Dominici

    Vorrei fare un’ultima riflessione…il processo di privatizzazione riduce drasticamente il potere politico malsano, che si manifesta nella designazione di dirigenti di vertice nelle società di influenza pubblica, limitandolo così ai soli enti e istituzioni.
    Dove dovrebbe essere e acquisire consensi dell’elettorato per continuare ad esercitare il suo potere.

  14. antonio

    dibattito serio, di grande trasporto verso un tema importante come l’acqua e la sua gestione. Pertanto Punto Futuro diventa sempre più una realtà dove tutti possono esprimere LIBERAMENTE le proprie idee, dove tutti possono far valere le proprie ragioni e, qualunque esse siano, verranno rispettate da tutti.

  15. Davide

    Gestione pubblica dell’acqua vuol dire che in realtà il gestore è il solito politico di turno? Questo quindi non andrebbe fatto. Secondo alcuni vostri pareri meglio il contrario, cioè gestione privata. Come funziona l’assegnazione a privati in Italia? E’ il politico che alla fin fine mette lì qualche azienda, qualcuno insomma che gli possa garantire una buona rendita di voti. Poi non capisco il PERCHè (c’è davvero un perchè?) i privati dovrebbero essere più efficienti nel governare l’acqua. Non gli importerebbe nulla, anzi avrebbero davvero l’oro per le mani. Se vincerà il No, prepariamoci ad un peggioramento del servizio idrico, con conseguente aumento di clientelismo e corruzione, con evidente danno che ricade sui cittadini. Qualsiasi società che prenderà in mano il servizio idrico, volendo aumentare i profitti, aumenterà anche i costi e di conseguenza anche il consumo di ciò che vende. In questo senso le prime avvisaglie che sono arrivate, cioè dichiarazioni di alcune organizzazioni private che fin da ora chiariscono che ci sarà un aumento dell’erogazione idrica pari al 20% in un momento di crisi mondiale dell’acqua. La completa liberalizzazione della rete idrica era stata attuata in Francia, dove certamente contatti mafia/stato e amenità che si vedono in Italia non ci sono. Hanno fatto dietrofront. Mentre gli altri capiscono dov’è il problema e cercano di eliminarlo, noi italiani (che siamo masochisti) vogliamo il problem a tutti i costi (e saranno alti…). Per queste ragioni, per come la penso io voterò SI.

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