Il dolore “non necessario” dell’aborto: Mifeprestone, prostaglandine … in altre parole, RU486.

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Largamente criticata e poi finalmente approvata dalla Agenzia Italiana del Farmaco ( 2009 ), la RU486, utilizzata già da 21 anni in molti paesi del mondo ( fu sintetizzata nel 1982 ) entra in commercio in Italia alla fine del 2009. Criticata e idolatrata, preferita all’aborto chirurgico, la RU486 è una possibilità. Possibilità di interrompere volontariamente una gravidanza senza ricorrere ai ferri. Vediamo come: Il mifeprestone (Myfegine o Mifeprex ) sostanza contenuta nella RU486, interrompe la crescita dell’embrione e, associata a una prostaglandina ( Cytotec ), che ne permette l’espulsione, è utilizzabile fino al quarantanovesimo giorno della gravidanza, quando l’embrione misura al massimo 8 mm, con un rischio di fallimento che oscilla tra l’1.3 e il 7.5 %. Al contrario, l’aborto chirurgico può essere praticato entro il terzo mese di gravidanza. Non è necessaria l’ospedalizzazione, anche se fortemente consigliata. Sono tre le compresse da prendere, e l’unica che necessita d’essere presa in presenza del personale medico è la prostaglandina. L’espulsione può avvenire da subito a 3 giorni dopo. Si verificano sanguinamenti che possono durare dai 4 ai 9 giorni. Ma è chiaro, chi dice che è efficace al 100% e non ha effetti secondari mente sapendo di mentire; a volte, è necessario ricorrere anche alla procedura chirurgica, successivamente all’assunzione di mifeprestone. Ci sono effetti indesiderati, ma una valutazione attenta dei rischi, fatta con il consiglio del medico, permette alla donna di scegliere il modo migliore di interrompere una gravidanza. Il rischio di sanguinamento genitale massivo oscilla tra l’1 e l’11%; quello di dolore uterino è al 79% e poco superiore è quello di severi crampi uterini. Molto meno probabile è l’infezione.

Fin qui i numeri e gli aspetti scientifici, tutti a favore dell’utilizzo della “pillola abortiva”, poi arriva, puntuale e severa, la condanna del Vaticano. Minacce di scomunica si abbattono sulle donne che usano, e sul personale medico che prescrive la RU486; come di consueto, il governo, asservito al Vaticano, tenta in tutti i modi di bloccarne la distribuzione , pubblicando statistiche prive di fondamento scientifico. Minaccia Gasparri: “Usare a casa la RU486 vuol dire finire dritti in tribunale”. E precisa: “Se qualcuno si illude che con la pillola RU486 si possa fare l’aborto fai da te da casa, sappia che andrebbe contro la legge 194, e che noi interverremo a tutela di questa legge che non consente la banalizzazione dell’aborto”. 29 morte, in totale, e non riconducibili univocamente alla somministrazione del mifeprestone. 29 su milioni di donne che l’hanno assunta in questi ultimi ventuno anni. Silvio Viale, il ginecologo di Torino che ha avviato la sperimentazione della RU486 in Italia, ha già rivelato che nello stesso arco temporale l’aspirina, di morti, ne ha fatti 50. Addirittura, entro il quarantanovesimo giorno, le complicanze dell’aborto farmacologico sono sovrapponibili a quelle dell’aborto chirurgico. I vantaggi? Non necessita di ricovero, come già detto; costa circa 40 euro, la confezione da tre compresse, ed esclude i costi dell’anestesia, è a carico del SSN, in quanto farmaco di fascia H, cioè somministrato esclusivamente in una struttura ospedaliera. E allora perché è stata cosa duramente ostacolata? Perché permette di abortire senza provare dolore fisico (almeno in parte), senza aggravare un dolore già forte dal punto di vista psichico. Per molti sembra come prendere una scorciatoia e superare un ostacolo, quel dolore fisico che sembra fondamentale. Fondamentale perché è una punizione ben meritata per la donna che decide di abortire. E se l’aborto è già largamente condannato, quello sbrigativo, senza dolore, “fatto in casa”, come prendere un’aspirina è ancora peggiore. Ma la RU486 non è un’aspirina, nemmeno ci si avvicina.

18 pensieri su “Il dolore “non necessario” dell’aborto: Mifeprestone, prostaglandine … in altre parole, RU486.

  1. Francesco Baratta

    In questo paese il dolore viene spesso visto come una pena da espiare per i più svariati motivi, spesso difficilmente comprensibili. La scelta di un abortto, quella di ricorrere alla fecondazione assistita, il momento del parto (siamo uno degli ultimi paesi in fatto di sedazione epidurale,) addirittura la non scelta di andare incontro alla fase terminale di una malattia neoplastica spesso si accompagna alla difficoltà di ricever una terapia palliativa adeguata (la prima legge completa a riguardo risale solo al 9 marzo 2010). E tutto ciò è la conseguenza dell’abitudine di voler decidere per gli altri quale beneficio concedergli e quale no, decidendo per essi cosa è giusto e cosa non lo è, spesso ponendosi al disopra di un piedistallo per il solo fatto di essere stati sfacciatamente più fortunati e di non essersi trovati nella stessa situazione.
    Per quanto riguarda la Chiesa, mi sono espresso già qualche post addietro, definendola la palla al piede della scienza in questo paese.

  2. SImone D'. (Eddie)

    Bravissima Carola! finalmente qualcosa di chiaro, coraggioso, e privo di qualsivoglia fondamento ideologico e/o spirituale.
    La scienza ha fatto grandi passi dimostrando più volte di saper dare un contributo, ben maggiore nella lotta ai mali del mondo, di quanto abbia potuto il pallido moralismo, figlio di una fede falsa, distorta ed opprimente.
    La donna come ogni essere umano è libera di fare le sue scelte, basta con lo stereotipo della lotta tra i pro vita e i pro morte. Io non sono pro morte, ma credo nella libertà di scelta, che regge sulla scienza quanto sulla fede, motivo per cui reputo ingiusto e opprimente che siano altri a dover decidere per le donne, specie quando tali decisioni abbiano argomentazioni infondate.

    Parliamo della legge tarzia, del tentativo di rendere l’ru486 uno strumento di morte, e del fatto che tale legge miri persino alla privatizzazione dei consultori; nonostante essi si dimostrino ogni giorno che passa -specie a Priverno- un baluardo della libertà di scelta.

    Ma sì! portiamo il libero mercato anche nei servizi di gestione dei consultori, è la soluzione contro ogni male infondo…

      • SImone D'. (Eddie)

        Decisamente! ovunque ci sia il bisogno di contrastare, l’avanzata della libera concorrenza(giusta ma non da per tutto), tra un po’ la proporranno anche nel rapporto di coppia: comanda chi scopa meglio durando di più.

  3. Jacopo

    Sono pienamente d’accordo con le opinioni da voi espresse, inoltre bisogna aggiungere che in alcuni casi quando non la donna non vuole sottoporsi all’intervento chirurgico si usano,come accadeva molti anni fa, metodi del tutto non convenzionali che aumentano il rischio per la sua incolumità.

  4. beatrice

    per me è stato il dolore fisico maggiore provato nei miei 22 anni di vita. un’ora di crampi fortissimi. ansimavo sul pavimento e son stata vicina a perdere i sensi prima che l infermiera si decidesse a somministrarmi l antidolorifico dopo un’ora di tortura in cui non riuscivo a sperare altro che tutto finisse. La sconsiglio.

  5. Carolina :)

    Ciao Beatrice, ti ringrazio per aver espresso il tuo pensiero e la tua esperienza. A volte informarsi tramite “letteratura scientifica” non è sufficiente.

  6. cinfru@hotmail.it

    Senza dolore? Beh, provatela eppoi ne riparliamo. E’ un trattamento doloroso, il dolore aumenta fino ad avere vere e proprie contrazioni che si concludono, almeno per me con l’aborto nel bagno dell’ospedale, una sorta di rottura delle acque eppoi l’espulsione di qualcosa tra sangue e materiale organico. Sola nel cesso del corridoio dell’ospedale. Eppoi un secondo trattamento simile al primo perchè non si conclude quasi mai tutto con la prima “candeletta”. Quindi nuovamente dolori, contrazioni e una forte emorraggia. Però almeno sai cosa ti aspetta.

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