Il miglio verde – Riflessioni sulla pena di morte

Standard

“Sono stanco capo. […] Sono stanco di tutto il dolore che io sento e ascolto nel mondo ogni giorno. Ce n’è troppo per me, è come avere pezzi di vetro conficcati in testa sempre, continuamente. Lo capisci questo?”


Paul Edgecombe è un agente penitenziario che ha operato per molti anni nel “miglio verde”, il braccio della morte del carcere di Cold Mountain, dove i detenuti trascorrono i loro ultimi giorni in vista della loro esecuzione sulla sedia elettrica.
La monotona vita di Paul cambia all’improvviso, quando un giorno un gigantesco uomo di colore di nome John Coffey giunge nel miglio. L’omone non tarda a suscitare la curiosità degli agenti per il grande contrasto fra la sua mole e la sua bontà: si mostra difatti molto sensibile e timoroso, cosa che porta i suoi supervisori, chi più chi meno, ad interessarsi al motivo della sua carcerazione.Nel frattempo giunge a Cold Mountain un altro uomo, Wild Bill Wharton, pluriomicida e pazzo scatenato nostalgico del Far West. Violento, volgare e estremamente malvagio e irrequieto, è l’esatto opposto di Coffey. Quest’ultimo, seppur grande il doppio e apparentemente ritardato, dimostra di non essere in grado di far male a nessuno, e di nascondere un importante quanto miracoloso dono…
In un continuo ripetersi e confrontarsi fra contrasti fra bene e male e problematiche scelte di carattere etico da compiere dinanzi la morte, nel Miglio Verde si intrecciano molte vite: quelle degli agenti, dal “capo” Edgecombe, uomo che ne ha viste tante, abituato alla morte, affetto da tempo da una lancinante infezione ai genitali, fino a Percy, giovane viziato e raccomandato, valvagio nel profondo, che sbeffeggia i detenuti in continuazione nonostante essi ci vengano proposti in maniera assai più umana di quanto ci si aspetterebbe (sono tutti assassini, ma nel film non ci viene mai direttamente esposto).
In maniera cruda ci viene mostrato, in un dettaglio quasi maniacale, l’esecuzione di ogni detenuto sulla sedia elettrica, anche se sono ben altre le atrocità che avvengono nella pellicola: a mio modo di vedere fanno più male le parole di Coffey, uomo straordinario, finito in carcere per la sua bontà nel tentativo di aiutare delle bambine; fanno male le parole di odio dei parenti delle vittime e i loro sguardi irosi mentre sono seduti in prima fila per vedere il macabro spettacolo dell’esecuzione del colpevole che si contorce, brucia, urla per il dolore al loro cospetto. E nonostante tutto, non smettono di odiare, non vanno al di là del disprezzo, del desiderare la morte per chi ha ucciso le loro figlie, il loro marito o chicchessia; non bramano di perdonare, bensì vogliono solo vedere l’iterruttore dell’elettricità andare giù per l’ultima volta. E fa male, troppo male, vedere quanto odio si provi per chi è diverso da loro, e quanto i pregiudizi razziali possano condizionare una sentenza di condanna a morte e la vita di un uomo, nonostante esso sia il migliore fra tutti.Non si può non riflettere: al solo pensiero di quante persone abbiano subito l’immane tortura della sedia elettrica o di qualunque altro tipo di esecuzione, non si può non pensare se ciò sia davvero una soluzione necessaria.
Si potrebbe pensare, data l’ambientazione, che sia un metodo ormai in disuso, ma in molti Paesi del mondo, anche fra i più evoluti, la pena di morte è ancora in largamente utilizzata, e in molti altri numerose persone la richiedono o richiedono pene ben peggiori per chi stupra, molesta, violenta o uccide.Ma è veramente giusto tutto questo? Sul piano legale ed etico, assolutamente no. Lo Stato ci dà la libertà, ed è giusto che ce la tolga quando si compie un reato. Ma lo stato non ci da la vita, e non può assolutamente riprendersela, tantomeno macchiandosi del più grave dei delitti.In questi giorni ho riflettuto molto su tale tematica.
Ho visto un uomo, il più crudele fra i terroristi, venire ucciso durante un’azione di cattura. Costui aveva ucciso, tramite la sua rete di attentatori, migliaia e migliaia di persone, e non essersene mai pentito. Tuttavia, numerosissime persone hanno gioito dinanzi la sua morte. Quindi tutto mi ha riportato alla domanda iniziale: è giusto pagare con la morte i propri omicidi? E’ veramente la morte l’unico modo per scontare la propria condanna? Alcuni dicono che tale pena è solo un mezzo per scoraggiare gli uomini a commettere crimini, altri la vedono come uno strumento di pulizia. Io lo vedo come un mezzo primitivo per risolvere i problemi. Le persone, anche le peggiori, vanno aiutate, curate, rese migliori, invece a tutto ciò si preferisce la morte.
Forse non esiste risposta a tale domanda, ma forse proprio perché l’Uomo è ancora troppo eticamente primitivo per capire il suo prossimo, per saper aiutare piuttosto che danneggiare, curare anziché ferire, o amare anziché odiare. L’odio è un sentimento facile, comune. L’amore è profondo, è superiore, è qualcosa di immenso ma tuttavia raggiungibile: è un dono. Ed è bene condividerlo con chiunque.
Luca Colandrea
Annunci

6 pensieri su “Il miglio verde – Riflessioni sulla pena di morte

  1. Pietro Deligia

    Concordo con te sulla visione della pena di morte.
    La trovo una delle atrocità più gravi che l’umanita può commettere, nemmeno il peggiore dei terroristi andava ammazzato, “nessuno tocchi Caino”.

  2. Jacopo

    Anche io sono d’accordo con voi, spesso in giro davanti ad un omicidio magari con un presunto colpevole si sentono frasi atroci come: “Datelo alla folla” o “impiccatelo”, è facile diventare subito giudici e giustizieri ma in una società civile questo non dovrebbe accadere. Complimenti per la scelta del film, sicuramente uno dei più commoventi che io abbia visto.

  3. Luca C.

    L’uomo non è Dio, ma spesso se ne crede superiore…
    John Coffey era Dio in terra e anziché giudicare a morte tutti, li ha aiutati, resi migliori. Tranne chi, ovviamente, meritava la morte perché più malvagio di essa.

    E’ un grandissimo film, Tom Hanks è un attore straordinario, così come Michael Clarke Duncan che abbiamo visto in ruoli molto più “action” qui ci regala un’interpretazione davvero di alto livello. Anch’io ho pianto tantissimo, soprattutto quando Coffey parla con Paul e gli spiega di desiderare con tutto il cuore la morte, dispiacendosi di ciò che è.
    Perché un mondo come il nostro non lo merita assolutamente, difatti sotto questo aspetto il film è stato anche fin troppo buonista nel ritrarre la nostra società…

  4. Anonimo

    Bellissimo e toccante film… Come dice Beccaria: “Qual può essere il diritto che si attribuiscono gli uomini di trucidare i loro simili?”

  5. Rosa Luxemburg

    Bellissimo e toccante film… Come dice Beccaria: “Qual può essere il diritto che si attribuiscono gli uomini di trucidare i loro simili?”

  6. simona

    Bellissimo film,estremamente commovente. Sulla pena di morte la penso esattamente come te ed è molto triste vedere quanta gente,invece,la pensi diversamente da noi. Ti/Vi consiglio di vedere “The life of David Gale” se non l’avete già fatto,affronta il tema della pena di morte in un paese come gli USA e induce veramente alla riflessione…è bellissimo!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...