Chromebook: verso una nuova tendenza?

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Nel periodo di massimo splendore di iPhone, iPad e di altri dispositivi mobili e touchscreen, ecco che arriva sul mercato una “contro-tendenza”, un prodotto alla “vecchia” (si fa per dire) maniera, con tanto di tastiera e trackpad. Stiamo parlando dei Chromebook, presentati giusto qualche giorno fa dall’azienda padrona del più popolare motore di ricerca, Google.

I Chromebook all’apparenza sembrano dei semplici notebook, tant’è che al momento è possibile scegliere tra due modelli, un Samsung o un Acer. Ma allora, in cosa si differenziano da un semplice notebook? La novità introdotta da Google è il sistema operativo; non troverete, dunque, il classico Microsoft Windows ad amministrare le vostre peripezie informatiche, ma un sistema sviluppato da Google appositamente per questi notebook, in grado di avviarsi entro 10 secondi e proiettarvi direttamente nel web. Infatti, al termine del caricamento del sistema, potrete sfruttare il browser Google Chrome per surfare su internet in modo sicuro e veloce, a patto di possedere una connessione ad internet decente. I Chromebook potranno essere acquistati in due diverse configurazioni: solo con wifi o anche con connessione 3G. La tastiera è stata pensata e realizzata in modo che possa essere pienamente sfruttata con il browser, ma la novità più sorprendente è che non avrete un disco fisso dove salvare i dati.

Quindi una questione che potrebbe balzare alla testa è la seguente: dove salvo i miei documenti e come li recupero? Quando acquisterete i Chromebook automaticamente dovrete aprire un account che vi consentirà di salvare ogni cosa sul cloud di Google: in parole povere una porzione di memoria residente sui server di Google dedicata a voi stessi, un po’ come accade già da tempo per le mail. Potrete quindi recuperare i vostri documenti da più computer, ovunque voi siate. Tuttavia ciò porta ad un bel problema, soprattutto in Italia: abbiamo una connettività sufficiente affinché sia possibile reperire agevolmente ed in ogni momento i nostri dati? La novità introdotta da Google implica, difatti, un non-banale aspetto: possedere una connessione, che sia wifi o 3G, abbastanza veloce da permetterci di lavorare tranquillamente sui nostri documenti, senza aspettare un lungo lasso di tempo, sicuramente responsabile di futuri attacchi di isteria verso i Chromebook. Ciò mi porta subito a pensare che in Italia magari ancora non siamo pronti per fare questo salto “virtuale”, da locale a remoto. Siamo uno dei paesi in Europa con la peggiore connettività verso internet, che sia con cavo o mobile. Pertanto, secondo il mio modesto parere, al momento sarà impossibile sfruttare pienamente la novità introdotta da Google; dovremo aspettare ancora qualche anno, quando l’Italia riprenderà, se mai sarà capace di farlo, il passo con il resto dei paesi europei. Per chi intanto volesse acquistarlo, curioso di questi particolari notebook, può prenotarne uno attraverso il sito ufficiale per poi comprarlo definitivamente il 15 giugno.

Per concludere vi lascio i riferimenti ed un simpatico video prodotto da Google per la presentazione dei Chromebook.

Sito web: http://www.google.it/chromebook/
Modelli: http://www.google.it/chromebook/#chromebooks

Introducing the Chromebook: 

(FF)

3 pensieri su “Chromebook: verso una nuova tendenza?

  1. Giovanni

    altro che alla “vecchia” il cloud computing è il futuro. Tra 5-6 anni non avremo nemmeno un programma installato sul pc… i programmi gireranno sui server compresi i giochi. Molti toolkit di programmazione già hanno introdotto alcune cose😉

  2. Pietro Deligia

    Quoto Giovanni e raddoppio, me lo compro subito, anche perchè la 3 lo offrirà a 15 euro al mese con sim da 3 giga al mese inclusa!!!
    Il cloud è la via di un futuro che sta per diventare presente

  3. FF

    L’espressione “vecchia maniera” naturalmente era riferito allo stile dei dispositivi, con tanto di tastiera e trackpad, mentre i più diffisu iPad, Samsung, etc. sono touchscreen.
    Senza dubbio il cloud sarà il futuro e già da un po’ di tempo ci si sta muovendo per far sì che ciò diventi una realtà (basta vedere Amazon Web Services, Akamai, Windows Azure…). Quello su cui rimango un po’ sconcertato è però la situazione di connettività presente in Italia. Con un upload di 512Kbps (o al max 1Mbps), la vedo dura lavorare in tranquillità totalmente online. Dovremmo quanto meno disporre di connessioni simmetriche, come la VDSL.

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