Part-time, da scelta a necessità

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Il contratto part-time ormai si diffonde per non sprofondare negli abissi della disoccupazione, è sempre meno una scelta di vita per conciliare famiglia e lavoro.

Nel 2010 il 31% di lavoratori al primo impiego è entrato sul mercato a orario ridotto, nell’industria, dove tradizionalmente non ha mai avuto grande appeal, il part-time è aumentato del 43%.

In totale i lavoratori a tempo parziale sono quasi 3,5 milioni (+1,4% sul 2007), rappresentati da donne nel 78% dei casi. Essi rappresentano il 15% dell’occupazione totale e circa la metà non ha scelto il part-time, ma si è trovato di fronte all’unica possibilità lavorativa disponibile al momento.

La crisi ha accentuato il peso della componente involontaria che lavora con contratti part-time, infatti nel 2007 la formula rispecchiava una specifica esigenza dei lavoratori nel 62% dei casi, mentre tre anni dopo la percentuale è scesa al 51 per cento. Se restringiamo l’obiettivo sugli uomini emerge che per il 60% il part-time non è stata una libera scelta, fatto che evidenzia la sempre maggiore difficoltà nel trovare contratti full time ed a tempo indeterminato.

Il contratto a orario ridotto non è più l’emblema della conquista per alcune categorie di lavoratori.

Esso ha rappresentato, ad esempio per le donne, la possibilità di avere una occupazione parziale e di continuare a coltivare gli affetti e la famiglia allo stesso tempo. Oggi non si sceglie, non si chiede più per motivi personali il part-time, questo contratto è diventato solo l’esigenza del mercato. Due le conferme a questa tesi: in primis, il fatto che è proprio al Sud (dove il tasso di disoccupazione è alle stelle) che si rilevano le maggiori percentuali di lavoratori part-time che non sono riusciti a trovare un posto a tempo pieno (il 68 per cento). In secondo luogo, la tendenza all’incremento della “non scelta” del lavoratore dal 2007 a oggi è più pesante nel Settentrione (+13% nel Nord Est), cioè nelle aree produttive che stanno soffrendo maggiormente la crisi in termini occupazionali.

Il part-time diventa sempre più una forma di sotto-occupazione, riservata in primis ai lavoratori deboli e associata in molti casi anche alla breve durata e intermittenza dei contratti. E così tra i più giovani si verificano le maggiori incidenze del part-time (uno su quattro), le più elevate percentuali di coloro che non sono riusciti a trovare un impiego a tempo pieno (due terzi).

Credo che questa fase storica del nostro paese necessiti di grandi riforme anche del mercato del lavoro. Le vecchie forme contrattuali vanno ammodernate totalmente o almeno modificate per renderle conformi alla nostra società, io qualche idea credo di averla maturata al riguardo, voi cosa ne dite? Come si può oggi, cercare di ridare slancio e dinamicità ad un mercato bloccato e che troppo spesso non offre le necessarie tutele al lavoratore che non ha un contratto a tempo indeterminato?

Pier Paolo Dominici


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