Downshifting: vivere slow

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La velocità è la nostra condanna. Nel corso della vita se non si vuole rimanere indietro bisogna incominciare a correre, correre per raggiungere la nostra meta nel più breve tempo possibile. Perciò pensiamo velocemente, agiamo velocemente,fino al momento in cui ci rendiamo conto di non condurre la nostra esistenza ma d’inseguire i nostri obbiettivi, i nostri doveri, la nostra vita che fugge. In questi momenti nella mente di ognuno di noi sorge sempre lo stesso e identico pensiero: “Ora mollo tutto e me ne vado su un’isola deserta!!”, purtroppo o per fortuna pochi di noi hanno il coraggio di lasciarsi tentare dal soave sussurrio dell’ozio. Eppure, ancora una volta, i nostri amici d’oltreoceano hanno una lezione da impartirci: il Downshifting. Letteralmente, il termine significa “scalare la marcia “, rallentare, prendersela comoda, prendere fiato e fare tutto ciò che nella vita frenetica è impossibile fare, cioè fermarsi, mettere da parte gli impegni di cui non abbiamo assolutamente voglia e pensare solo a noi. Il downshifting, però, è qualcosa di più: non si limita a ritagliare qualche ora dal fine settimana, non si limita alla scelta di un hobby ma esso si sta velocemente imponendo come un nuovo lifestyle che sceglie e riorganizza le nostre priorità. Ma chi sono i sostenitori dell’andare lento? Soprattutto professionisti con un ottimo lavoro, laurea, specializzazioni varie; persone che, dopo aver tanto lottato e sudato nella scalata sociale si chiedono se infondo ne sia valsa la pena. Perciò dicono addio allo stress, alle ore passate al telefono, imbottigliati nel traffico, alle riunioni fino a sera tardi, ai compromessi del lavoro e gridano benvenuto alla vita a misura d’uomo. Il downshifter è infatti colui che recupera la propria sfera emotiva, privandosi di chances di carriera, successo e denaro ed investe sul concetto di felicità. Eppure se tutti facessimo downshifting, che cosa succederebbe? Nessuno può dirlo. E nonostante questa filosofia di vita stia facendo numerosi seguaci in tutto il mondo, infatti secondo il Datamonitor nel 2007 c’erano nel mondo circa 16 milioni di lavoratori pronti a “downshiftare”, la larghissima maggioranza di noi è ancora fatalmente attratta dall’equazione lavoro di più = guadagno di più, guadagno di più = più felice. Tuttavia la tendenza del downshifting sembra avere una spontanea ed evidente affinità con gli economisti che, contro la teoria della crescita-produzione-consumo infiniti, teorizzano il modello della decrescita (felice) o slow money e hanno il loro maggiore esponente nell’economista e filosofo francese Serge Latouche, professore emerito di Scienze economiche all’Università di Parigi. Se questa filosofia di vita v’ispira ma faticate a tradurla in concreto, ecco le regole del buon downshifter.

1) Fai un esame del tuo budget di tempo e del tuo budget finanziario.

2) Taglia una carta di credito (in senso letterale!) come gesto simbolico e liberatorio.

3) Dona qualche oggetto, giocattoli, vestiario ad un ente caritatevole, così sperimenti un comportamento di natura gratuita.

4) Fai un elenco dei tuoi acquisti settimanali e tagliane almeno 3 (non essenziali).

5) Pianta qualcosa in giardino, coltivalo, innaffialo e poi mangialo, per imparare che non tutto il cibo si deve acquistare.

6) Cucina un pranzo utilizzando ingredienti di stagione, locali e preferibilmente organici.

7) Goditi la grandissima gioia di allevare qualche gallina (non in batteria).

8) Realizza con le tue mani qualche biglietto o cartoncino per le prossime feste in calendario.

9) Stasera (non domani, stasera!) spegni la televisione, accendi la radio e fai qualche gioco in famiglia o una bella chiacchierata.

10) Programma una mezza giornata lontana dal lavoro da trascorrere con qualcuno a cui vuoi bene. E voi siete pronti a rallentare? Oppure è la brezza della velocità ciò che vi attira?

Valeria Fiormonti

6 pensieri su “Downshifting: vivere slow

  1. GAIA

    Sono sempre stata una dalla “vita veloce” , con le giornate scandite da orari e tabelle di marcia da rispettare,che includevano sempre anche “il tempo per me stessa”,ma sempre scandito da un inizio ed una fine la cui durata dipendeva dagli altri “doveri” della giornata!Ora, non proprio per scelta personale, sono stata costretta a tirare il freno a mano, rallentare e vivere con estrema lentezza..faccio ancora fatica a starci dentro, non essendo abituata ad una vita così calma, però mi rendo conto che, a volte, è proprio ciò che serve per ritrovare un po’ di pace e dedicarsi esclusivamente a sè stessi. Nonostante ciò, io non vedo l’ora di ricominciare ad andare veloce!:P

  2. Claudia

    Intraprendere uno stile di vita come questo mi porterebbe alla morte sicura nel giro di qualche mese…sono una persona molto frenetica che odia il dolce far niente e la vita slow…sono in vacanza da 5giorni e ho già l ansia all idea di non avere impegni seri da gestire..di certo è un buon motivo per dedicarmi agli hobby e all arrichimento personale…ma credo che due mesi all anno bastino(anzi sono troppi a mio avviso!) Gli altri dieci devono stancarti e stressarti! Vivere slowly non fa che rendere più lento e stanco l’individuo

  3. Anonimo

    Ho avuto l’occasione di vivere su un isola deserta svariate volte, ma ho avuto sempre paura di lasciare ciò che stavo costruendo con tanti sacrifici. Forse ho sbagliato….. , spesso me lo domando, non lo so. Una cosa è certa, quando trascorrevo le mie giornate su queste isole da sogno, vi posso garantire che mi sentivo profondamente soddisfatto ed i mie pensieri erano chiari, trasparenti, puliti, ero veramente gratificato.
    Però ho avuto paura. Quando è venuta l’opportunità che tutti noi aspettiamo, al pensiero di rinunciare a tutte quelle cose materiali che avevo tanto lottato per ottenerle, ho avuto paura. Maledetta , maledetta, maledetta paura. Ma siamo poi sicuri che sia maledetta…………………… ho forse sia benedetta? Chi lo lo sa, di certo è che sono ancora nel più profondo limbo.

    Un amico

  4. FF

    Io praticamente non stacco mai durante la giornata. Anche nei spazi di riposo in cui stacco la spina dal lavoro mi occupo freneticamente di altre cose (o altro lavoro). Io sono del parere che bisogna poter marciare e correre finché si è giovani e finché una persona sia in grado di sostenere determinati rittimi… Anche perché ho studiato tanto, un quarto di vita, fermarmi proprio ora sarebbe una follia.🙂 In futuro si vedrà; certo è che quel determinato stile di vita se lo può permettere solo chi gli obiettivi li ha raggiunti ed ha anche dietro un bel po’ di soldi.

  5. Io ho corso moltissimo per qualche anno e ne ho ricavato discrete soddisfazioni. Quindi si, concordo con @FF, qualche obiettivo prima di staccare bisogna raggiungerlo, altrimenti suonerebbe un po’ come una resa. Adesso sono nelle condizioni in cui ho potuto permettermi di rallentare e ho cominciato a “prepararmi” per la terza fase: ho organizzato campagne domestiche di decluttering degli oggetti, regalato o venduto film, cd, libri, ninnoli, vestiti…e digitalizzato quanto possibile. La prossima fase, che prevedo sarà al raggiungimento dei vent’anni di contribuzione, sarà downshifting. Totale o parziale? Ancora non so. Ho deciso di procedere per gradi perchè il mio lavoro mi piace e mi entusiasma e quindi non ho fretta e, parallelamente, dato che ho passato anni ad accumulare cose, sto imparando a “staccarmene”, a capire come dovrò riorganizzare il mio budget e a decidere cosa mi piacerebbe fare una volta conclusa la fase due. I soldi nella fase tre saranno utili, sicuramente, ma non essenziali: credo sia più importante riuscire a regolare il mio tenore di vita in base a quanto potrò permettermi e a imparare a resistere ai richiami consumistici de falsi bisogni. E poi cosa farò? Viaggiare, studiare, partecipare ad eventi culturali, leggere… però non sono sicura che sarò capace di stare senza far niente. Per ora ci rimugino su e mi godo il viaggio: in questi ultimi anni ho imparato molte cose su me stessa e non tornerei indietro alla vita di prima quando, durante la necessaria “gavetta”, lavoravo 60/70 ore a settimana e la domenica crollavo in stato catatonico!

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