LORD OF WAR – il mercato sotterraneo delle armi

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«Ci sono più di 550 milioni di armi da fuoco in circolazione nel mondo. Significa che c’è un’arma da fuoco ogni dodici persone sul pianeta. La domanda è: come armiamo le altre undici?»

Yuri Orlov

Spesso le condizioni di vita assai precarie in cui versa un immigrato ucraino in America sfociano nella ricerca di una possibilità di guadagno migliore. Non importa se tale incasso venga però dalla vendita illegale d’armi e mezzi militari. Forse è proprio questo che spinge Yuri Orlov a buttarsi anima e corpo nel mondo della guerra, diventandone in breve tempo un vero e proprio “signore”, che espande il suo mercato in ogni angolo del pianeta dove ci sia gente con la necessità di spararsi…

Lord of War sono 122 minuti di riflessione.

Un film scomodo, a volte quasi stereotipato ma mai banale, pieno di spunti da cui trarre spesso le più brutte conclusioni.

Parliamo della guerra: è sempre stata una costante presenza nella vita dell’Uomo, ha segnato la sua evoluzione, ha sconvolto equilibri e ne ha creati di nuovi. Sembra quasi qualcosa di necessario, di utile.

Ma possiamo davvero andare fieri di una cosa mirata alla distruzione dell’Uomo stesso? Perché la guerra, in sé, implica proprio questo. In molti hanno tentato di elogiare con trattati e saggi la tecnica militare, l’impeto bellico, la confrontazione tra uomo e uomo, tanto da ritenerla un mezzo di misura per sé stessi e il proprio avversario, ma che resta pur sempre un mezzo truce e crudele, nonché violento, per risolvere le questioni fra Stati, ma prima di tutto fra Uomini. 

Vi è un mercato, nel mondo, che sposta capitali come fossero foglie secche. E parliamo di somme ingentissime, tanto che neppure la più florida delle industrie riuscirebbe mai a eguagliare. Parlo del traffico d’armi: ma non di quello che tutti sanno, quello che appare – se pur di rado – su giornali o negli articoli del web, bensì di quello sotterraneo, quello underground per dirla all’americana, dove c’è gente come Yuri Orlov che vende armi americane agli anti-americani, o armi russe fatte dai comunisti ai ribelli anti-comunisti; gente che mette la propria faccia dove il proprio Presidente non può metterla, proprio per evitare casi di crisi internazionale.

Il mercato delle armi ci vede ai primi posti nell’esportazione di mezzi e armi da fuoco. Inutile dirlo che il primo fra tutti a firmare accordi plurimiliardari è il presidente degli Stati Uniti, seguito di poco da quello russo. Già, come accadeva qualche anno fa, ricordate? Le cose non sono cambiate poi di molto.

I produttori di armi sono tra i più ricchi del mondo. Le industrie che ne producono sono fra le più prospere che esistano, ma nessuno ne parla. Certo, perché non c’è motivo di vanto, a quanto sembra, nel dire che il maggior esportatore di armi europeo sia proprio l’Italia, nonostante le statistiche affermino che solo l’8,4% dei nostri connazionali ne possieda una a titolo legale (in America ben 90 persone su 100 sono armate).

Ci sono Paesi che basano la propria economia proprio sull’esportazione globale del proprio prodotto di punta (si veda l’AK-47, la vera arma di distruzione di massa, pluricitata nel film, e motivo di vanto dell’industria bellica russa), e ciò non toglie che molte delle guerre ancora oggi in atto nel resto del mondo siano forse volute. Non c’è etica nel traffico d’armi, lo si fa e basta, senza pensare. Ho conosciuto persone che l’hanno praticato per anni, persone con l’innata dote di saper vendere e far quadrare i bilanci, che ne parlano come se fosse addirittura un motivo di vanto, un motivo per il quale andare fieri. L’importante, dicevano, è che siano gli altri a spararsi. Quant’è vero. Ecco cosa sono gli sciacalli presenti in una parte del film, mi sono detto. Gente come Orlov, o come il Presidente degli Stati Uniti, o quello russo, o quei signori che hanno venduto armi per tanti anni e che ancora ne vantano l’onore. L’importante è che siano gli altri a spararsi contro, l’importante però è che lo facciano coi fucili che io vendo loro.

La guerra fa parte di noi, è un istinto innato, come quello di mangiare e bere, o riprodursi. Chi siamo noi per scandalizzarci dinanzi a questo? Chi siamo noi per far si che esista un mondo senza violenza? Nessuno lo vuole, perché l’unica cosa che resta sempre viva, che non soffre della crisi, né risente di un calo di domanda è il mercato delle armi.

Luca Colandrea

2 pensieri su “LORD OF WAR – il mercato sotterraneo delle armi

  1. Jacopo

    Un gran bel film, permette di riflettere a fondo sull’orrore della guerra ma soprattutto sul grande interesse che vi è dietro. Il traffico delle armi è sicuramente un mercato che porta grandi introiti alle potenze mondiali e non solo, nel film viene spiegato perfettamente soprattutto nel finale.

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