Disoccupazione: accontentarsi o emigrare?

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La disoccupazione è ormai la piaga sociale della nostra società e purtroppo non si può aspettare a vita che arrivino tempi migliori per realizzarsi professionalmente.
La realizzazione nel lavoro in realtà fa forse parte del superfluo.
Il bisogno primario è trovare un lavoro che permetta di vivere, che piaccia o meno. Purtroppo capita che anche per i cosiddetti “lavori di ripiego” non ci sia spazio.
Cosa fare nel frattempo?
“Accontentarsi” significa rinunciare alle proprie aspirazione, a volte buttare all’aria gli studi ed anni di sacrifici, ma può permettere di rimanere nell’ambiente a cui siamo legati e con le persone a noi care. Anche se non si svolge un lavoro che ci gratifica può comunque permetterci di realizzarci creando una famiglia o anche solo avendo un’indipendenza economica.
Emigrare invece può significare realizzarsi professionalmente, seguire le proprie aspirazioni e far fruttare gli anni di studio anche se in luogo lontano. Ma anche in questo caso vi è un prezzo. Emigrare significa lasciare famiglia, amici, parenti e a volte anche la persona che si ama. Stando in luogo a noi sconosciuto e senza persone e legami affettivi può non dare una tranquillità mentale.
Nei casi peggiori invece si deve emigrare e perdere tutti i legami per accontentarsi di lavori saltuari e di ripiego. Infatti molto spesso la realizzazione professionale non avviene neanche emigrando.
Riflettendo però ora sui due primi casi entrambi, come già accennato, presentano dei costi e dei lati positivi.
Sicuramente occorre coraggio nel decidere di emigrare e lasciare tutto, ma a volte ne occorre anche per fare lavori un tempo impensabili per non abbandonare i legami creati e rinunciare cosi alla possibilità di svolgere un lavoro per cui sono stati sacrificati anni e decenni.
E’ pur vero che molte volte non si ha scelta e si è costretti a fare ciò che la sorte ci riserva.
Ma nel caso in cui si ha la possibilità di emigrare e realizzarsi nel lavoro e restare nel nostro ambiente svolgendo un lavoro di ripiego, quale decisione è più semplice prendere?
                                                                                                                          di Valeria Schiavi

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