I Nuovi Lanzichenecchi

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E’ come nel 1527. I Lanzichenecchi sono tornati. Questa volta non hanno più quelle buffe uniformi simili alle guardie svizzere di oggi, ma sono bordati di camicie e fazzoletti verdi. I fedeli di Alberto da Giussano gridano e sbraitano dalla loro fortezza di Pontida contro i peccati di avarizia e di lussuria di Roma Babilonia. Il parallelismo si può fare con il sacco di Roma più famoso di tutta la storia. A quell’epoca Georg von Frendsburg, a capo di 14000 soldati e quasi 3000 donne al seguito, discese tutti gli Appenini per mettere a ferro e fuoco quel lurido postribolo che era la città eterna (agli occhi dei protestanti). Era il 6 maggio 1527. Dietro le mura di castel Sant’Angelo si ripararono tutte le difese rimanenti del papa, armati di girofalchi e archibugi. Oggi dietro le salde mura romane si riparano e si difendono, colpo su colpo, il sindaco Alemanno e la governatrice del Lazio Renata Polverini. La loro raccolta firme, contro qualsiasi trasferimento al nord dei cosiddetti “ministeri chiave”, sa forse di qualcosa di più una semplice presa di posizione di carattere istituzionale. Un “no”, il loro, che sembra quasi una critica all’attuale situazione interna del Pdl, cui la convivenza (forzata o non) nell’esecutivo con la Lega sta facendo si che, inesorabilmente, stia venendo fuori una connotazione schiettamente antiromana.

Come se non bastasse, a gettare benzina sul fuoco, ci si è messa anche la proposta di far pagar il pedaggio sul grande raccordo anulare romano. Immancabile sulla questione il punto di vista dell mai domo leghista Borghezio che – testualmente – ha riferito che “i romani hanno bisogno di un trapianto di cervello”. Se poi si aggiunge che, secondo l’opinione dell’europarlamentare, Alemanno e la Polverini non sarebbero altro che burattini nelle mani di Bisignani, non ci si mette troppo ad attirarsi le mitragliate dalla sponda romana, a suon di avvocati e querele, forse peggio delle archibugiate del XVI secolo. Quanto sperano di ottenere questi nuovi assalitori di Roma capitale? Se gli uomini di von Frendsburg furono così compatti da rimanere quasi un anno depredando e saccheggiando il perimetro papale, questi nuovi lanzichenecchi mancano di quella coesione d’intenti che caratterizzò i loro più illustri antenati. Stando troppo dietro al mito di “Roma Ladrona” non hanno tenuto conto dell’emergere di chi, a Roma, sta facendo molto parlare di sè. Lo striscione di Pontida “Roberto Maroni Presidente del Consiglio” non deve essere piaciuto molto ad Umberto Bossi, ormai ridotto alle sembianze di una bestia ferita tenuta in piedi dal vigore e dalla fedeltà dei suoi luogotenenti. A parte il paragone storico, questi nuovi lanzichenecchi mi sembrano già stanchi prima di affrontare la lunga discesa degli Appenini. Cosa ne pensate?

di Andrea Schiavi

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5 pensieri su “I Nuovi Lanzichenecchi

  1. Condivido l’analisi, sembrano essere arrivati al top e quindi si apre anche per loro la fase discendente. Le promesse fatte quando ancora erano solo una forza di popolo non sono (per fortuna) state mantenute e le piccole spaccature che per la prima volta si intravedono nella dirigenza leghista sono un segno indelebile della fase di transizione che la Lega sta vivendo.

  2. Credo che la Lega sia arrivata, come il PDL del resto, alla fine di una fase storica, tolti Bossi e Berlusconi cambia tutto, ci saranno i Tosi, i Maroni ma non saranno nè sufficenti ne pazzi da continuare a chiedere la secessione.
    La Lega diventerà un partito diverso, un partito che non so quali margini possa avere, ma che ha al suo interno ha qualche buon dirigente, se sapranno giocarsi le loro carte potrebbero diventare un partito nuovo e con obiettivi di caratura nazionale.

  3. antonio

    ehehehe, eppure il titolo è ingannevole perchè non è un libro che vede negativamente usi e costumi della Lega, ma li analizza uno per uno e ne spiega le varie motivazioni. L’autrice è un’antropologa italo-francese che ha seguito per due anni attività e movimenti di Daniele Belotti, assessore regionale che ha presentato il raduno leghista di Pontida. In pratica lo speaker.

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