Democrazia in Africa: utopia o work in progress?

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La tragedia delle democrazie moderne è che non sono ancora riuscite a realizzare la democrazia.”-

Così scriveva Jacques Maritain, filosofo francese, agli inizi del ‘900 – e ciò è tuttora asseribile quando si parla di democrazia in Africa.

Quali sono i fattori che, nel corso degli anni, hanno perpetuato il carattere anti-democratico del continente africano?

In primo luogo, il mancato consolidamento del processo democratico è riconducibile al processo del colonialismo che ha dominato il continente per più di un secolo. Al raggiungimento dell’indipendenza o poco dopo, infatti, ben 33 Paesi su 36, divennero regimi autoritari, che poco si discostavano dal precedente potere coloniale.In secondo luogo, non si è mai affermata, in Africa, la cultura del costituzionalismo e, anche se tutti i governi hanno adottato una Carta Costituzionale subito dopo l’indipendenza, essa è stata continuamente modificata a favore della maggioranza al potere, consolidando pratiche utilizzate dai governanti per l’avanzamento personale, etnico e classista. In terzo luogo, i governanti africani hanno distorto il concetto di good governance e l’hanno convertita in uno strumento per l’accrescimento del loro potere. Infine, i problemi legati al sottosviluppo hanno, sicuramente, influito negativamente sul processo democratico.

Se volessimo ragionare in numeri e date, il discorso assumerebbe questa forma: prima del 1989 solo Botswana e Mauritius avevano avuto elezioni multipartitiche regolari. All’inizio del nuovo secolo, invece, dei 48 Paesi del continente, ben 32 venivano classificati come “democratici” o “parzialmente democratici”. I progressi più importanti sono stati raggiunti, dunque, a partire dagli anni ’90, quando si è avuta la cosiddetta “terza ondata di democratizzazione”. Non sono mancati, però, nello stesso periodo, i casi di involuzione come il Gambia, il Congo-Brazzaville, il Niger e lo Zambia che sono scivolati su punteggi negativi sia per quanto riguarda i diritti civili che politici. Ad oggi, si può affermare, con quasi assoluta certezza, che nella maggior parte dei Paesi africani il processo di consolidamento democratico è avviato, ma tutt’altro che concluso.

A livello internazionale cosa è stato fatto per cambiare la situazione?

Ad occuparsi di promozione della democrazia in Africa è l’intera comunità internazionale, la quale è molto sensibile ai problemi africani ed ha avviato, nel corso degli anni, programmi e strategie ad hoc per tentare di risolvere il problema della democratizzazione. Una spinta importante al processo di democratizzazione è stata data, in particolar modo, dall’Unione Africana, nata nel 2002, la quale oltrre ad innumerevoli programmi, ha abbracciato la politica di “tolleranza zero” nei confronti di cambi incostituzionali di regime. Ciò significa che non si possono obbligare gli Stati membri ad adottare una forma di governo democratica, ma nel caso in cui in un Paese democratico avvenga un colpo di stato, il governo di tale Paese viene sospeso dalle attività dell’Unione e gli saranno imposte determinate sanzioni finchè non verrà ripristinato l’ordine costituzionale.

Tuttavia, il vero cambiamento è, a mio parere, principalmente nelle mani del popolo africano e gli ultimi avvenimenti in Nord Africa lasciano sperare in un possibile capovolgimento della situazione. Gli organizzatori delle proteste sono stati, ovunque, i giovani ed è in loro che risiede la possibilità di cambiare lo stato attuale delle cose, il quale ha lasciato un continente bloccato nell’immobilismo politico e sociale, facendolo sprofondare nel sottosviluppo.

E’ ancora troppo presto per capire se i venti di democratizzazione del Nord Africa hanno smesso di spirare, perchè è improbabile che all’indomani della caduta di un regime di lunga data, nasca subito una democrazia liberale e ciò è ancora più improbabile in questi Paesi che non hanno mai conosciuto un reale processo di democratizzazione. Per far sì che, una volta terminate le rivolte, non venga ripristinato lo status quo, c’è bisogno di un intervento congiunto da parte della comunità internazionale che aiuti le popolazioni a creare un nuovo ordine politico e sociale e ad istituzionalizzare la democrazia. Allora, mi/vi chiedo: è in quest’ottica che rientra l’intervento NATO in Libia? Sono, forse, le bombe a portare democrazia in un Paese?

di Gaia Renzi

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