Politica, linguaggio e qualche personalissimo pensiero

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Se è vero che molto tempo è passato da quando la politica, almeno quella di un certo calibro, si presentava ai cittadini come l’arte dell’oratoria, è anche vero che molto è cambiato sul come essa venga offerta all’udito dei cittadini.

Comizi, conferenze e grandi bagni di folla nelle piazze vanno sempre più affievolendosi.

Il vecchio, il fascino antico dell’oratoria ed il senso fisico e tangibile della politica, fatto di uomini e donne impostati dialetticamente e preparati allo scontro orale, lascia spazio ogni giorno di più alla rivoluzione digitale, alla a-fisicità del tutto.

La televisione ha cambiato, a suo tempo, il modo in cui arrivare agli elettori.

Dalle grige tribune elettorali, siamo passati alle accese trasmissioni che di politica parlano poco e male, programmi di discutibile gusto e sempre più vuoti di contenuti.

Il tubo catodico ha cambiato il linguaggio della politica, ci ha regalato forme espressive sempre meno auliche e sempre più popolane.

Ora, che la politica debba essere compresa e comprensibile a tutti è indubbio, ma che alcuni temi tuttavia vengano maltrattati da abili comunicatori di spot e tormentoni, solo per rimanere così dentro la testa degli ascoltatori, non è tollerabile!

L’appetibilità di una discussione è data anche dal grado di interesse mostrato nell’informarsi preventivamente sul discusso. Per dirlo a chiare lettere, se si parla di uccelli migratori, ed io non sono un appassionato di ornitologia, credo sia consequenziale la mia scarsa comprensibilità del tema.

Questo per ribadire che si, è giusto presentare i problemi in un linguaggio semplice, ma non per questo bisogna che anche i meno interessati riescano a comprendere il racconto.

L’intellighenzia della prima repubblica, e ancora di più quella antecedente ad essa, parlavano una lingua diversa da quella del popolo.

Credo che anche questo ergersi al di sopra del volgo, rendesse la politica più difficile da raggiungere agli occhi dei non addetti ai lavori. Oggi no, troppo spesso i politici adottano un linguaggio poco consono alla veste che ricoprono, fatto che può avvicinare al popolo, ma a quale popolo? A quello che si ricorda della politica solo nell’imminenza delle elezioni, magari tra l’altro, solo per far valere le clientele di cui può disporre?

Qualche sera addietro, sono balzato dalla sedia quando, vedendo uno di quei sondaggi che tanto deviano la politica ed i partiti dai veri problemi, ho ascoltato come uno dei maggiori meriti attribuiti a Silvio Berlusconi fosse la semplificazione del linguaggio. Ora sicuramente il Bunga-Bunga rimarrà inciso nelle nostre menti vita natural durante, ma è questa la semplificazione linguistica di cui gli italiani avevano bisogno? O sono forse le amenità sui gay ad aver alleggerito il linguaggio della politica? O forse ancora, lo sono le barzellette degne del più lugubre dei bar dello sport, ad averci avvicinato alla politica?

La semplificazione non può esistere, o meglio, non può esistere per certi temi.

Non si può parlare di temi tecnici in maniera comprensibile anche ai malinformati, si cerca certo di semplificare, ma come si può parlare di tasse, lavoro, economia senza usare una certa tecnicità espressiva?

Certo esiste un via più facile. Si può infatti evitare di parlare di tali temi, alcuni lo fanno; in questo modo riescono ad articolare grandi parabole umanitarie, grandi disegni poetici sull’uomo e sul suo stare al mondo.

Ed allora, andando al nocciolo di tutta la questione, meglio un parolaio forbito? O un tecnico noioso?

La mia risposta non pende, come si potrebbe pensare, dalla parte del tecnico palloso.

Il sogno è fondante, è il motore attraverso cui i popoli si muovono e le rivoluzioni nascono, ma non può e non deve mai essere l’illusione propagandistica tanto bella e articolata, quanto vuota e demagogica in se.

Pietro Deligia

2 pensieri su “Politica, linguaggio e qualche personalissimo pensiero

  1. GAIA

    “La semplificazione non può esistere, o meglio, non può esistere per certi temi.” Sono pienamente d’accordo con questa tua affermazione, Pietro.La politica dovrebbe essere alla portata di tutti, è vero, ma è il “popolo” interessato che dovrebbe fare un piccolo sforzo ed “elevarsi” all’altezza dei dibattiti politici e non il contrario. Sono sempre colta da infinita tristezza quando mi capita di sentire dibattiti parlamentari, comizi o interventi di alcuni esponenti politici che hanno nella comicità e volgarità il loro punto di forza, piuttosto che nella buona e colta oratoria. Rispondendo alla tua domanda: “Ed allora, andando al nocciolo di tutta la questione, meglio un parolaio forbito? O un tecnico noioso?” io credo che, come nella maggior parte dei casi, la verità sia nel mezzo e, dunque, la mia risposta è: meglio un tecnico forbito! La politica è un mestiere, non un passatempo, dunque sarebbe ora che fossero specialisti a farla e non chiunque abbia una cosa da dire senza cognizione di causa!

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