Sulla spesa pubblica e l’attualità della questione

Standard

Di questi giorni è la diatriba d’oltreoceano tra democratici e repubblicani sul come mandare avanti la maggiore economia mondiale, quella degli USA. Da una parte il Presidente Obama che chiede uno sforzo a tutti gli americani attraverso un innalzamento della tassazione e allo stesso tempo un taglio della spesa pubblica, dall’altra parte, il fronte repubblicano, pur con qualche spaccatura, cerca invece di portare il discorso solamente su un ingente taglio della spesa, specie per quanto riguarda la sanità. Due visioni contrastanti, opposte, che rispecchiano un diverso modo di intendere lo stato ed il ruolo che esso debba avere nella vita dei cittadini.

 Non starò qui a cercare di convincervi sul come sia possibile mandare avanti uno stato al meglio, e non starò nemmeno a disquisire su quale paradigma economico-sociale vada fondata la via per lo sviluppo.

Credo però che sia necessario avere qualche elemento in più per capire bene di cosa si stia parlando e di quanto, anche da noi, la questione sia attuale.

 La spesa pubblica, cioè quanto uno stato spende per garantire i vari servizi al cittadino, può essere divisa in due categorie: “per lo Stato minimo”, e “per lo Stato sociale”.

La prima finanzia la polizia, i magistrati, i soldati. Ossia l’ordine, la giustizia, la difesa. La seconda finanzia i medici, gli infermieri, le medicine, gli insegnanti, ecc. Ossia l’istruzione e la salute. Le pensioni sono ambigue, perché sono pagate – attraverso un apposito organismo – a chi è in pensione da chi lavora, quindi sono un trasferimento, non proprio una spesa.

Le prime voci di spesa nel nostro paese sono: prestazioni sociali, 335 milioni di euro all’anno e redditi da lavoro dipendente, 171 milioni.
Dal dopoguerra in poi, in tutti i paesi del mondo, abbiamo visto un grande innalzamento della spesa pubblica per lo stato sociale, mentre, quella per lo stato minimo, è cresciuta in modo molto più contenuto.

Per superare la solita querelle tra chi vuole tutto pubblico e chi tutto privato, credo che ci si possa ritrovare in un fronte comune, quello del taglio della spesa pubblica improduttiva.

Non credo che qualche cittadino possa avere da obiettare nulla al contrasto degli sprechi, questo dovrebbe essere uno dei baluardi nazionali per il fondamento del bene comune.

Bisogna che l’amministrazione pubblica sia snellita nelle sue componenti evitabili, aldilà di ogni contrapposizione ideologica, se nel settore pubblico ci sono casi, e ce ne sono molti, di evidente spreco, bisogna tagliare, riqualificando le risorse umane tagliate e reinserendole nel mondo del lavoro produttivo.

 Il taglio della spesa improduttiva può essere la forma primaria di lotta al debito pubblico. Il debito si forma appunto quando uno stato ha delle entrate che sono minori delle uscite. Si può contrarre con altre nazioni o enti privati. Facendo una panoramica sul passato, ci accorgiamo che:”La storia italiana è una storia di debito”.

 

 

Dal 1976 al 1994 il debito pubblico del nostro paese ha avuto una crescita continua ed incontrastata, come potete vedere. Oggi oltre al debito, che quasi ogni anno il nostro paese genera, ci troviamo a dover pagare gli interessi sul debito degli anni passati, circa 70 milioni, interessi che crescono anno dopo anno.

Sulle nostre teste gravita un debito pro-capite di circa 31000 euro, un italiano nasce già con un bel problema da risolvere, problema che, il pargolo figlio di Dante, non ha contribuito ad accrescere, ma che dovrà cercare di risolvere, prima o poi!

La nostra risposta, anche in questo caso è una sola, tagliare tutto ciò che al paese non serve.

Non sarà certamente la panacea di tutti i mali, ma agendo in questa direzione, sicuramente si possono risanare le casse dello stato per moltissimo tempo, e soprattutto togliere quella nomea di improduttività che troppo spesso il pubblico si porta dietro.

 

Per completezza, e perché non si può solo e sempre taglia, bisogna volgere lo sguardo al Pil. É l’indicatore che, con tutti i suoi difetti, regola le economie mondiali, e fa passare notti insonni ai ministri dell’economia di tutto il mondo.

Per far si che la nostra economia riparta, che i consumi crescano, e di conseguenza ritorni a correre tutto il sistema paese, c’è bisogno di riforme strutturali, organiche e coraggiose.

Va snellita in primis la macchina burocratica, vanno costruite infrastrutture e vanno date alle nostre aziende tutte le possibilità per poter competere nel mercato mondiale.

 

Il taglio della spesa come incipit, il debito pubblico da contenere ed un Pil da far tornare a crescere, debbono obbligatoriamente essere gli obiettivi primari che questo stato deve perseguire, alle varie agende e agendine noi rispondiamo così.

 

Pietro Deligia


2 pensieri su “Sulla spesa pubblica e l’attualità della questione

  1. antonio

    per quanto sia attuale, non vedo l’ora che passi questo periodo dove si parla solo di spesa pubblica, di tagli e di costi della politica e non perchè non sia importante parlarne, ma per il semplice fatto che negligenza della classe dirigente, dogmi ideologici e steccati vari ancora la fanno da padrone in questo campo.

    Sono insopportabili i proclami in pompa magna che annunciano l’arrivo di nuovi tagli che servono solo ad abbassare il livello del dibattito politico già di per sè scadente privo com’è di conteuti; inoltre cosi facendo, i nostri politici non fanno altro che rendersi non credibili agli occhi degli elettori i quali pretendono meno chiacchiere e più fatti. Speriamo che FRANCIGENA FUTURA tracci una linea da perseguire su questo tema tanto ostico quanto populistico.

  2. Luca C.

    Esatto, il vero problema che mina la crescita del Paese sono gli sprechi. Ovvero, a produrre si produce (con i relativi ritardi, sia chiaro) ma si spreca e si spende troppo. Come in ogni azienda, il margine di guadagno è dato appunto in maniera fondamentale dalla “quantità di spreco” che si riesce a eliminare. Le varie spese, se rapportate alle entrate, non dovrebbero essere un problema, difatti il merito di un’efficiente amministrazione sta nel tenere in equilibrio le due cose, cercando di limarle il più possibile senza intaccare l’efficienza… per esperienza personale parlo così, poi in un contesto più ampio i fattori sono molteplici e di grandezza esponenziale, ma credo che tutto possa rapportarsi a una impresa di carattere medio; il margine di guadagno è di per sé già basso, se si evitassero – con un procedimento ragionato – tutte quelle spese e sprechi inutili alla finalità del servizio, si otterrebbe un buon risultato.
    Ben venga FRANCIGENA FUTURA, spero che prima o poi dia i suoi frutti😉

    Ah, un’altra cosa: e se si introducesse uno stipendio proporzionato ai risultati ottenuti e a quanto un Paese produce? Parlo in ambito politico…di solito, in ambito aziendale, il Dirigente “guadagna” in base a quanto produce: se vendi tot, hai tot. Se non vendi, non hai un bel niente (per questo occorre sempre azzerare il margine del rapporto tra costi e ricavi, e nei costi, si sa, ci sono anche quelli che potrebbero essere evitati tranquillamente con un accurata e mirata azione di taglio o rivalutazione). Funziona anche in ambito motivazionale, almeno in un’azienda “privata”, nella pubblica produci o non produci, hai la busta paga sempre garantita e della stessa somma. Credo che forse riuscirebbero a fare di meglio, con le loro competenze. Chiusa parentesi😀

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...