Alcolismo VS Patologia psichiatrica derivante: cambia la malattia, cambiano le competenze

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Di recente, l’associazione Punto Futuro e alcuni cittadini, si sono interessati alla situazione di Maurizio Letizia, del tutto abbandonato a se stesso, nonostante i recenti fatti di cronaca che lo hanno visto purtroppo protagonista, lasciato senza una casa, con un cartone di vino in balia di “piccoli malintenzionati”.

In quanto cittadini di Priverno, paese che per Maurizio è casa, non avendone più una fisica, ci siamo recati prima ai servizi sociali, dove un’operatrice ci ha spiegato la situazione.

Secondo gli psichiatri, Cicoria è semplicemente un alcolista. Sappiamo però che l’alcol oltre ad avere effetti devastanti sul fegato, nuoce gravemente al sistema nervoso.

In particolare, nell’alcolista possono manifestarsi depressione, ansia, allucinazioni uditive e illusioni paranoiche, patologie che possono persistere per diversi mesi anche dopo che il paziente ha smesso di bere, e richiedono cure specifiche.

Poiché si ritiene però che Maurizio non sia affetto da queste patologie correlate all’alcolismo (e credo che un qualunque cittadino attento sia pronto ad obiettare) la competenza dunque, è dei servizi sociali del comune o del SERT, servizio per le tossicodipendenze. Ma Maurizio non è interdetto né possiede un tutore legale, nessuna legge lo costringe a una comunità di recupero per provare nuovamente a disintossicarsi dall’alcol. Di conseguenza è libero di continuare a girovagare per il paese senza che nessuno abbia la responsabilità di un suo recupero e reinserimento nella società.

La domanda però sorge spontanea: Maurizio ha ormai 50 anni, e da quel che ricordiamo tutti, è alcolista da almeno 15, dopo così tanti anni il sistema nervoso non subisce danni a tal punto da dover riconsiderare quale sia effettivamente la patologia che lo rende incapace ormai di vivere da solo? Maurizio è SOLTANTO un alcolista?

In caso contrario, la competenza non è più dei servizi sociali ma degli psichiatri che sì, possono molto di più per lui.

La via dell’interdizione richiede almeno due anni, ed è dunque tanto lunga da non risolvere il problema nell’immediato, cosa che noi cittadini richiediamo per la salute di Maurizio ma anche delle persone che lo circondano. Perché, dopo la recente aggressione che lo ha ridotto in fin di vita con un femore fratturato, Cicoria è impaurito e sospettoso. Durante gli stati di ebbrezza non è più in grado di controllare la paura e la sfoga verso le persone che lo circondano. E’ capitato allora di vederlo correre con la stampella dietro alcune ragazzine; durante una festa a Parco Europa ha lanciato una bottiglia di birra piena dagli spalti sulla pista.

Ma noi cittadini siamo davvero interessati a capire chi è competente e chi ha la responsabilità nei confronti di Maurizio e della sua salute? No di certo, il nostro obbiettivo primario è e rimane quello di fare in modo che le istituzioni prendano in mano la situazione, e poco ci importa quale loro emanazione sia più competente nel caso specificico.

Non ci importa dunque che i servizi sociali ci dicano che loro non possono fare di più, non ci importa che gli psichiatri pensino che non sia un loro problema, poco ci importa che il SERT affermi di aver fatto tutto il possibile.

Le risposte urgono.

Carolina Altobelli

3 pensieri su “Alcolismo VS Patologia psichiatrica derivante: cambia la malattia, cambiano le competenze

  1. antonio

    non sto seguendo la situazione da vicino per “assenza giustificata” ma dubito che le risposte che cerchiamo arriveranno in tempi brevi. La soluzione migliore sia perseguire l’interdizione di Maurizio e quindi l’assegnazione di un tutore. Per l’aspetto “sociale” si può e, giunti a questa fase, si deve fare di più ma l’aspetto legale è quello che può cambiare la vita ci Maurizio facendogli ottenere tutto l’assistenzialismo di cui ha bisogno.

    Mi verrebbe di fare una critica non tanto alle istituzioni che, purtroppo si sa, sono impegnate su altri fronti che danno certamente più visibilitità della cura di un clochard, bensì un’aspra critica politica per chi ogni giorno si fregia di alcune definizioni nobili e poi si mostra poco interessato alle fattinspiecie pratiche. Chi ha orecchie intenda…

  2. tommaso de paolis

    ciao carolina, mi chiamo tommaso de paolis, l’altro giorno ho avuto il piacere di far parte della “delegazione” che si è recata al sert per chiedere delucidazioni sul “caso” maurizio. come ti può confermare francesco b. l’atteggiamento che ha tenuto l’assistente che ha avuto la cortesia di riceverci è stato della serie “abbiamo fatto tutto quello che era nelle nostre competenze, anzi siamo andati oltre”.. . senza che mi metto qui a fare qui la cronistoria (anche per esigenze di spazio), quello che ho potuto notare, come ha già ribadito francesco, non esiste un lavoro d’equipe e c’è un morboso scarico di responsabilità. non vorrei essere troppo crudo, ma secondo me nel breve periodo abbiamo poche prospettive di risoluzione del problema. non sarà certo l’assessore ai servizi sociali a “raccordare” il programma di aiuto alle persone bisognose. secondo me dovremmo “sputtanare” (lasciami far passare il termine) tutte le istituzioni preposte (se si possono ancora definire così) a mezzo stampa, per poi tentare la via come già condivisa da francesco della raccolta firme e conseguentemente l’esposto da far recapitare al procuratore capo della repubblica. mi auguro che qualcuno abbia delle migliori prospettive da far valere nell’interesse del ns. concittadino maurizio alias “cicoria”. notte, tommi.

  3. Anonimo

    ciao, sono un’assistente sociale e credo di poterti rispondere, anche se superficialmente non conoscendo la situazione.
    Purtroppo questo è un momento critico per tutti i servizi sociali a causa dei continui tagli da parte della politica, quindi sì, probabilmente hanno fatto già tutto quello che potevano.
    Comunque, anche se così non fosse, non possono fare quello che dite voi perché qualsiasi assistente sociale violerebbe il proprio codice etico e cioè negherebbe il diritto all’autodeterminazione alla persona in questione.
    Più che l’interdizione, misura ormai superata da tempo, sarebbe più idonea l’amministrazione di sostegno, i cui tempi sono decisamente più brevi.
    Se poi venisse inclusa la famiglia (se c’è), amici (fuori dalla cerchia dei bevitori) e volontari probabilmente l’intervento si rafforzerebbe.
    Dopo 15 anni di alcolismo sì, è fortemente probabile che una persona sviluppi un disturbo mentale, ma non è automatico e, comunque, non è detto che 1) sia abbastanza grave da condurre ad una diagnosi e 2) che i limiti e le debolezze dimostrate dalla persona rientrino nella classificazione internazionale delle malattie per fare la diagnosi.
    Questo significa che gli operatori, pur conoscendo la situazione e che la persona ha dei limiti mentali, per i quali necessiterebbe un aiuto psichiatrico, hanno magari le mani legate perché non possono classificarlo come disturbo mentale.
    Spero di essere stata d’aiuto.
    Ciao!

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