LA VIA FRANCIGENA TRA EUROPEISMO E CRISTIANITA’

Standard

Oggi vi conduciamo in un viaggio insolito, intriso di storia e cristianità, alla scoperta di un’Europa antica e moderna allo stesso tempo. Come chi nella “Francigena Futura” cerca una nuova strade della politica, nella Francigena medievale i viaggiatori camminano alla ricerca di qualcosa, della fede, delle penitenza o semplicemente di loro stessi…

La via Francigena, (detta anche Francesca o Romea) rappresenta un insieme di vie di comunicazione che conduce alle tre principali mete religiose della cristianità medievale: Santiago di Compostela, Roma e Gerusalemme. Soltanto negli anni settanta del nostro secolo, dopo la riscoperta del cammino di Santiago, ci si rese conto che anche in Italia esisteva un simile percorso di pellegrinaggio. Tutto il lavoro di rievocazione e rivalutazione ha avuto un esito positivo nel 1994 quando la via Francigena è stata dichiarata “Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa”. Ma cerchiamo adesso di fare un piccolo passo indietro e risalire alle origini della storia.

“L’itenerario di Sigerico”, del 990, rappresenta la relazione di viaggio più antica della via Francigena; di ritorno da Roma dove aveva ricevuto il pallio (paramento liturgico) dalle mani del papa, l’arcivescovo inglese descrive in un diario le 79 tappe e le 34 città, fino al suo ritorno a casa a Canterbury, per un tratto complessivo di 1600 km. Passati i territori inglesi e francesi, il percorso entrava in territorio italico attraverso il colle del Moncenisio, dandogli così il nome di Francigena, ossia proveniente dalle terre franche.

All’epoca le vie di pellegrinaggio medioevali erano tutte caratterizzate dalla presenza lungo il percorso di strutture di accoglienza e ricezione, con l’ausilio di veri e propri ordini cavallereschi per la protezione del pellegrino. Sulla Francigena nacque un Ordine ospitaliero assolutamente “francigeno”, nato sulla Francigena ed in funzione dell’assistenza dei pellegrini che la percorrevano. Si tratta dell’ Ordine di san Jacopo di Altopascio o del Tau, per la croce di questa forma che lo caratterizzava. Sorto ad Altopascio, in provincia di Lucca, si è esteso su tutte le vie di pellegrinaggio. Poi sono presenti tutti gli ordini ospitalieri con commende, magioni ed ospedali. In particolare gli Antoniani sui valichi alpini e l’Ordine di San Giovanni detto di Malta soprattutto nelle principali città della strada. Vicino a loro si formava una fittissima rete di “spedali”, a seconda delle necessità, ad opera di confraternite, corporazioni, istituzioni locali, ordini religiosi, o per volontà di persone devote che si mettevano a servizio dei romei. Da quel momento in poi la via prese parte a quella vasta rete di strade e percorsi che segnava l’Europa dei pellegrinaggi e che univa tutti i luoghi di maggiore spiritualità dell’epoca. Ma quella di Sigerico non è l’unica testimonianza che ci è giunta dell’antica via; estremamente attendibile è il resoconto di viaggio dell’abate islandese Nikulás da Munkaþverá. Il suo viaggio si colloca tra il 1152-1153 in cui Roma è solo una tappa di un lungo viaggio che lo porterà nei più importanti porti del Mediterraneo, fino a Gerusalemme.

La presenza di questi percorsi, con la grande quantità di persone provenienti da culture anche molto diverse tra loro, ha permesso un eccezionale passaggio di segni, emblemi, culture e linguaggi dell’Occidente cristiano. Ancora oggi sono rintracciabili sul territorio le memorie di questo passaggio che ha strutturato profondamente le forme insediative e le tradizioni dei luoghi attraversati. Un passaggio continuo che ha permesso alle diverse culture europee di comunicare e di venire in contatto, forgiando la base culturale, artistica, economica e politica dell’Europa moderna.

La Francigena non era una strada vera e propria ma un sistema viario con molte varianti. In Italia il percordo si diramava dalle Alpi. Dalla Valle D’Aosta si scendeva ad Ivrea, Vercelli e Pavia. Si arrivava cosi agli Appennini tra le province di Piacenza e Parma. Altro tratto andava da Lucca, San Gimignano, Siena, Viterbo fino ad arrivare a Roma.

Da Roma in giù inziava il percorso di quella è definita “Francigena del Sud”, ossia la serie dei percorsi che univano Roma con Brindisi.

Il Lazio ha rivestito un ruolo importante nel percorso della Francigena. Recentemente si è cercato di recuperare il tracciato originario e la regione Lazio è stata molto attiva ricostruendo una serie di percorsi che avevano come fulcro Roma. L’antico percorso della Via Francigena del Sud è stato riscoperto e valorizzato su iniziativa della Regione Lazio e della Compagnia dei Lepini, in collaborazione con l’organizzazione dei Cammini Devozionali d’Europa.

I cammini “francigeni” infatti sono stati una realtà viva nella nostra regione, a cominciare dalle strade che si incontravano lungo il percorso della Cassia, quindi dalla Toscana fino a Roma, al tratto più a sud sulla direttrice Prenestina che da Palestrina entrava nella Valle del Sacco, ricollegandosi dopo Anagni alla Via Latina, antica strada che collegava Roma con Napoli attraversando l’attuale Ciociaria sulla direttrice dell’odierna Via Casilina. Erano parte integrante del sistema viario della Via Francigena le strade lungo i Monti Lepini che conducevano a conventi e abbazie come quella di Fossanova, e l’altra importante strada antica del Lazio meridionale come l’Appia. Essa fu costruita nel IV secolo a.C. per collegare Roma a Benevento e successivamente prolungata fino al porto di Brindisi.

Il tratto che univa l’Abbazia di Fossanova a Roma attraversava diversi paesi della provincia di Latina, tra cui Priverno, Sezze, Bassiano, Roccagorga, Maenza, Sermoneta, Norma, Cori, alcuni della provincia di Frosinone ed altri della provincia di Roma.

Tuttavia sono numerose anche le vie che da Roma conducevano verso  i litorali tirrenici e adriatici come la già citata Via Appia.

Un altro importante tratto era quello della Via Appia Traiana, costruita dall’imperatore Traiano intorno al 110 d.C., che collegava Benevento a Brindisi. In epoca medievale divenne parte della Via Francigena ed in particolare era percorsa dai pellegrini diretti al santuario di san Michele Arcangelo di Monte Sant’Angelo sul Gargano.

La via Francigena rappresenta quindi un itinerario variegato ed interessante, di cui rimangono testimonianze come templi, tratti di antiche strade, che fanno parte del patrimonio storico e culturale da conservare e valorizzare.

ANDREA SCHIAVI

VALERIA SCHIAVI

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...