“JA, VI ELSKER DETTE LANDET”…

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“Si, noi amiamo questo Paese” – è così che recita l’inno nazionale norvegese – e basta recarvisi una volta per accorgersi di quanto, quello norvegese, sia un popolo che ama veramente la propria nazione. Eppure, l’attentato di Oslo del 22 luglio ha messo in dubbio questo amore incondizionato e posto enormi interrogativi su quanto sia sottile la linea tra nazionalismo e xenofobia e quanto pericolosa la fusione dei due.

Sono rimasta esterrefatta quando ho appreso la notizia dell’attentato e non solo per l’entità della strage. Ero sconvolta, perchè ho vissuto 5 mesi in Norvegia -4 anni fa- e, mai, avevo visto un Paese altrettanto pacifico, quieto, organizzato, un Paese dove non esiste il debito pubblico, la ricchezza è quasi equamente distribuita tra la popolazione, la società è multiculturale e ben radicata, il welfare state è reale e funzionale e la natura considerata sacra. Mai avrei creduto che un Paese considerato una piccola isola felice, potesse essere piegato dalla follia di un solo individuo.

Inutile ripercorrere le dinamiche della strage ed interrogarsi sulla condivisibilità o meno del gesto, credo che tutti abbiano seguito le notizie in TV e siano d’accordo nel condannare l’atto.

Mi chiedo, piuttosto, come sia stato possibile che una persona sola – fino ad ora non è stato ancora dimostrato che Breivik abbia agito con l’aiuto di complici- abbia potuto architettare il tutto così meticolosamente, lavorandoci per anni indisturbato, condividendo i propri folli progetti sulla rete e sia riuscita ad uccidere più di 70 persone, senza che nessuno dei servizi segreti se ne accorgesse in tempo. Ma se contestualizzo il tutto in Norvegia, non sono poi così sorpresa di come ciò sia potuto succedere. Ebbene si, perchè in un Paese dove la polizia non può girare armata e dove non esiste l’ergastolo non è facile credere che potrebbero esistere minacce interne e che la nazione potrebbe essere messa in ginocchio da un singolo individuo, tali atti terroristici di efferrata violenza sono lungi dall’essere parte della storia e mentalità norvegese, perchè mai accaduti nel Paese. Non a caso le prime ore successive all’attentato si parlava di terrorismo islamico, per quanto strano potesse sem brare – la Norvegia non è tra quei Paesi considerati in prima linea per la lotta al terrorismo islamico e nemico dell’islamismo- si riteneva persino più plausibile di un attacco allo Stato compiuto da un cittadino dello Stato stesso.

Sebbene le massime autorità norvegesi abbiano affermato che la risposta dello Stato agli attentati non potrà che essere una maggiore democrazia, una maggiore libertà ed una maggiore integrazione degli immigrati nel Paese, sembra assurdo che la Norvegia resterà la stessa. Inevitabilmente qualcosa, nella mentalità della popolazione e nella società stessa, è stata intaccata ed il cambiamento sarà, a mio parere, inevitabile. La paura del nazionalismo che può sfociare in xenofobia e terrorismo comincerà ad esser parte della mentalità della popolazione e l’intero sistema di difesa e giustizia dovrà essere riformato, prima o poi.

Allora mi/vi chiedo: è giusto avere, a priori, nel proprio ordinamento pene più severe che fungano da deterrente o bisogna essere colpiti nel profondo, affinchè vengano prese tali misure? E’ possibile raggiungere un giusto equilibrio tra un Paese libero, pacifico e che garantisce la massima libertà di espressione dell’individuo anche in carcere ed un Paese dove tutto è sotto controllo, esiste la pena di morte ed ogni minima parola pronunciata può essere considerata “sovversiva”? Se la via di mezzo non esiste, qual’è secondo voi il sistema migliore?

di Gaia Renzi

6 pensieri su ““JA, VI ELSKER DETTE LANDET”…

  1. Simone (Eddie)

    L’unico sistema ideale e che veramente potrebbe portare a ottimi risultati, prevede una seria e completa politica educativa e di comprensione del vero senso civico, rivolta a tutti i cittadini in particolare ai giovani e giovanissimi. Esse devono partire dal basso, ovvero sin dai primi anni di vita, ai giorni d’oggi troppo spesso i ragazzi vengono lasciati senza un’adeguata educazione, specie nel periodo adolescenziale.
    I genitori svolgono ovviamente un ruolo fondamentale, ma lo stato a mio avviso, deve garantire che ogni processo educativo si svolga nel migliore dei modi.
    Lo stato deve: dare il buono esempio a partire da un comportamento più virtuoso dei suoi governi, migliorare lo stato della scuola rimarcandone il ruolo educativo, moderare alcuni contenuti presenti nelle tv, aiutare le famiglie in difficoltà sociale, ridurre il degrado urbano, aprirsi al laicismo(definitivamente!), incentivare il coinvolgimento dei cittadini attraverso il mondo dell’associazionismo, dare maggiore potere rieducativo ai carceri e non solamente punitivo, escludere categoricamente ogni possibile ritorno alla pena di morte, l’ergastolo è sufficiente.
    Garantismo, eguaglianza sociale e assistenzialismo insomma dovranno essere parole strettamente legate di cui lo stato sarà il vero custode.
    Allo stato attuale delle cose e ai giorni d’oggi , forse tale processo -lento ma efficacie- è scarsamente applicabile, all’inizio darà scarsissimi risultati ma prima o poi bisognerà pur iniziare, io non vedo altri sistemi.

  2. Luca C.

    pienamente d’accordo con Eddie (m’hai tolto le parole di bocca), ma secondo me la colpa è dei videogiochi…………………………………….. -_-‘

  3. GAIA

    “Garantismo, eguaglianza sociale e assistenzialismo insomma dovranno essere parole strettamente legate di cui lo stato sarà il vero custode.” Pienamente d’accordo, ma vorrei sottolineare che in Norvegia lo stato è esattamente così. Ciò non ha evitato però il consumarsi della tragedia dell’attentato e l’incapacità di intervenire adeguatamente e velocemente da parte delle forze di polizia. Significa, dunque, che qualcos’altro non funzionava all’interno del sistema, a causa della “troppa fiducia nei cittadini” o che in qualunque sistema la follia di un individuo non può essere arginata?

    • Luca C.

      ahahah no antò, la mia era una battuta sarcastica… chi segue il famigerato TG1 di sicuro avrà capito! Non si può dare la colpa ai videogiochi o ai film, quella persona era pazza e basta, e come tale va curata, ma andava curata e capita già da prima, per questo io credo che sia necessaria una visita psicologica periodica per tutti, alla pari di una visita medica. Può aiutare!😀

  4. antonio

    non seguo da un pezzo il TG1😀 il mio era un commento che esulava dalla vicenda…ce l’ho un po’ a priori con alcune tipologie di videogiochi.

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