Salvare l’auto o salvare il futuro?

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Una domanda che mi piacerebbe porre agli uomini in grado di poter leggere e decidere le sorti della nostra società e del pianeta su cui essa vive, è questa: nel corso del secolo appena iniziato, ci sposteremo ancora sulle nostre auto?

Tale domanda non nasconde solo una tragica realtà in termini di inquinamento ambientale, ma ne possiede un’altra di altrettanto allarmismo in ambito economico. Basta pensare infatti, che l’industria dell’auto è stata in tutto il mondo la prima ad accusare i morsi della crisi e ad avvertire la maggiore contrazione dei consumi finendo col divorare ricchezza anziché produrla.

L’amministratore delegato della FIAT Sergio Marchionne, sostiene che al mondo sopravviveranno solo 5 o 6 case automobilistiche con una mole produttiva di 5-6 milioni di autovetture all’anno ciascuna, cedendo il restante della produzione ai paesi BRIC (Cina, India, Brasile, Russia). “Rivitalizzare” in questo modo l’industria dell’auto-anche mediante gli incentivi per la rottamazione- sarà sempre come scavare buche per poi riempirle: non ne esce niente né per l’ambiente, né per l’occupazione, né tanto meno per lo sviluppo.

Il problema venutosi a creare in questi ultimi anni è decisamente complesso poiché non riguarda soltanto la crisi finanziaria, produttiva e occupazionale bensì si affianca ad una crisi ambientale vera e non meno grave delle altre, che la motorizzazione di massa su combustibili inevitabilmente ha contribuito a creare.

L’introduzione dei catalizzatori nei motori, di tutta la famosa filiera euro 1,euro3, euro5, della formula del 20, 20 e 20% (di fonti rinnovabili,efficienza energetica e riduzione emissioni), non ci daranno altro che modesti risultati senza risolvere nulla, con lo sfrenato consumismo di oggi e specie se si resterà con la convinzione che per uscire dalla crisi bisognerà solo produrre di più.

Nel mondo che uscirà -se ne uscirà- dalla crisi ci dovranno essere molte meno automobili. Comunque ci saranno ancora auto a quattro ruote, magari con propulsione e alimentazione autonome, ma sarà necessario introdurre una nuova concezione dei veicoli ovvero veicoli condivisi: costruiti o riadattati in modo che il carico ambientale (materiali,energia,emissioni, spazio) di ciascuno di essi si distribuisca sul numero maggiore possibile di passeggeri, minimizzando i viaggi e l’occupazione di spazi inutili e trasferendo su mezzi più capienti gli spostamenti extraurbani lungo itinerari più frequentati. Se così non sarà perderemo l’ennesimo treno verso un progresso sostenibile, una vera e propria evoluzione.

Per far si che tale evoluzione si compia, bisognerà rivalutare l’intero assetto industriale, fare degli investimenti più virtuosi e indirizzare la ricerca non solo verso metodi meno inquinanti , ma,addirittura verso metodi capaci di non inquinare più.

Affinchè ciò accada bisognerà sviluppare automobili energeticamente autonome(solari, ad idrogeno etc..) fatte con materiali meno impattanti o riciclabili, promuovendo il trasporto a domanda e quello flessibile fondato sulla condivisione dei veicoli (car sharing e car pooling),e,soprattutto, migliorando il trasporto pubblico di linea. Solo così potremo ottenere una grande conquista : La libertà di muoverci comodamente senza necessariamente recare danni all’ambiente!

Simone D’errico

6 pensieri su “Salvare l’auto o salvare il futuro?

  1. Davide

    Sarebbe fondamentale riuscire a ridurre i livelli di inquinamento. Eppure, nonostante le difficoltà “respiratorie” del nostro pianeta aumentino, nonostante un mercato dell’auto in netta crisi, sebbene una mobilità ormai ridottissima, le case automobilistiche continuano a produrre un’infinità di veicoli, magari delocalizzando le industrie per ricavarne maggiori guadagni e minimizzare le spese. Eppure, non bastano tutti questi problemi a far diminuire i prezzi, che aumentano in continuazione, così come aumenta l’affano di una Terra iper-sfruttata…

    • Non ho detto questo, penso che il trasporto autonomo è e resterà fondamentale. Io penso a nuovi sistemi di trasporto, di produzione, e di alimentazione che prima o poi bisognerà fare. Altrimenti tutti con le machere anti gas, stanne certo😉

  2. Pietro Deligia

    Guarda che non era ironico, io quando posso vado sempre a piedi, a Roma faccio i chilometri, e sono assolutamente d’accordo con quello che hai scritto!

    • E’ una questione dlicatissima ed estremamente importante che prima o poi -prima possibile- qualcuno dovrà affrontare. Forse mancano le infrastrutture -di certo non i bei posti in cui farlo- ma sarebbe ora di ritornare, quando si può, alle belle passeggiate o ai giri in bici.

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