New York City, A/R. Prima Parte.

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8, 9 Agosto, Viaggio + Primo Giorno

Sono le 6 del mattino, mi alzo frettolosamente ed è anche piuttosto tardi. Devo fare in fretta, ho un aereo per Madrid alle 10. La valigia è pronta, la prendo e la carico in macchina. Pronti, via.

Sulla Pontina, traffico infernale, coda chilometrica, sale l’ansia. Non si muove una foglia. L’ansia cresce e sfocia in pianto. Vedo 1500 euro frantumarsi, e la Statua della Libertà che si allontana paurosamente. Sto per perdere l’aereo, sono ormai le 8 e tra meno di un’ora chiuderanno il gate.

Poi, ad un tratto, l’uscita per Ardea, l’uscita verso New York, in realtà. Passiamo per Torvajanica, Ostia, e finalmente ci siamo, Fiumicino. Entro correndo in aeroporto, fila interminabile, ma alla fine ce la faccio, check-in e finalmente sono pronta per imbarcarmi.

Il volo è in ritardo, partiamo intorno alle 11 e alle 13 siamo già a Madrid. Aspettiamo un volo che è anch’esso in ritardo, e alle 18 finalmente riesco ad imbarcarmi per il viaggio più lungo della mia vita. 9 ore e 30 e sono al JFK, finalmente. New York, sono arrivata! Una navetta ci porta in albergo a SoHo, non prima di aver girato tutta Manhattan.

Alla reception ci informano che la nostra prenotazione prevede una sola stanza con un solo letto: panico! Dopo un’ora di telefonate, il problema viene risolto e ci consegnano la nostra camera. Sono ormai le 2 di notte quando arrivo in stanza. Meravigliosa la vista dal 21esimo piano del Mondrian in SoHo, 9 Crosby Street.

New York di notte, illuminata dalla luce dei lampioni, è qualcosa che mozza il fiato. Decido di addormentarmi per alzarmi di buon’ora l’indomani, SoHo è pieno di gallerie d’arte e di negozi di design, non posso perdere nemmeno un minuto.


Sono le 8 del mattino, sono sveglia come un grillo, nessun problema di jet-lag. Sono eccitata, mi trovo nella Grande Mela e ci resterò altri 10 giorni, ma non perdo tempo. Mi vesto e vado da Starbucks, colazione con un grosso cappuccino e un brownie.

New York è davvero come la si vede nei film. Le strade affollate, un semaforo ogni 100 metri, i palazzi altissimi.

Decido di prendere la metro e farmi una passeggiata a Union Square. A SoHo le stazioni della metro sono molte, prendo la più vicina, Canal Street e mi dirigo verso Union Square con la linea R. Appena scendo in metro, il senso di soffocamento è prepotente. Non c’è un impianto di aereazione, il caldo è umido e l’aria appiccicosa. Entro nel treno e vengo investita da un vento freddo, la differenza di temperatura mi giocherà un brutto scherzo durante il resto del mio soggiorno.

Scendo finalmente a Union Square e inizio a passeggiare per le strade affollate. La giornata si esaurisce così, tra Union Square e Times Square, principalmente tra gli innumerevoli negozi che incontro. Rimango a Times Square anche fino a tarda sera; le strade illuminate dalle grosse insegne mi fanno sentire davvero parte della Grande Mela.

10 Agosto, MoMA.

Le giornate prendono una piega piacevole, mi alzo di buon’ora ogni mattina, passo da Starbucks per il mio solito cappuccino, mi sento un po’ newyorchese. Già dai primi giorni le persone mi chiedono informazioni in strada, e se all’inizio non ho idea perfino di dove mi trovi io, nei giorni seguenti riesco ad orientarmi meglio e ad aiutare qualche distratto passeggiatore.

Non vedo gente che fuma; chissà perché mi chiedo, mentre prendo una Winston Blu dal mio pacchetto italiano. Leggo diversi cartelli, in molti luoghi è vietato fumare, in primis nei parchi. Mi rimangono due sigarette, e dopo qualche ora entro in una tabaccheria e chiedo un pacchetto di Gold Marlboro e una copia di Vogue. La signorina mi da entrambe le cose e poi mi dice: 15 dollars, thanks. Nella mia mente si ricompone il puzzle. A New York, il fumo è un vizio che non tutti si possono permettere. Quel pacchetto di sigarette mi basterà ( forzatamente ) per tutta la durata del mio soggiorno. La mia carta qui non funziona, e fortunatamente i miei genitori riescono ad inviarmi altri soldi su un’altra carta. Passo i primi due giorni con pochi dollari in tasca, che tortura passare davanti ai negozi senza poter comprare quello che mi piace!

Arrivo al MoMA, lunga fila per entrare, ma non si può rinunciare a questo museo. Al suo interno, ho il dispiacere di scontrarmi con un addetto alla sicurezza alto 2 metri e che pesa 120 kg, perché distrattamente, mentre mi fanno una foto, metto una mano su una scultura. Il tipo continua a fissarmi, a cercare il mio sguardo: “Don’t touch, it’s art work”, continua a ripetere. Impaurita mi allontano e visito il resto del museo con quella voce nella mia testa.


Uscita dal MoMA, vi consiglio di visitare il sito internethttp://www.moma.org/, decido di andare a pranzo. Una cosa che mi manca enormemente è la cucina italiana. A New York mangiare è difficile. Puoi riempirti di sandwiches e coca cola, o di hot dog dai venditori ambulanti agli angoli delle strade, e scongiurare l’enorme aumento di peso camminando a lungo per le strade, cosa che decido di fare io. Con piacere quindi, vado da McDonald’s o da KFC tutti i giorni a pranzo.

Il resto della giornata prosegue tra negozi, Madison Avenue, Fifth Avenue e le stradine di SoHo.

11 Agosto, Ponte di Brooklyn, Hudson River, Ground Zero, World Trade Center.

Anche stamattina, dopo la solita colazione da Starbucks, iniziamo a passeggiare e ci dirigiamo verso il Ponte di Brooklyn; una volta arrivati, lo percorriamo per più della metà. Il caldo è sfiancante oggi, non posso fare a meno degli occhiali da sole mentre cammino. Da qui, la vista di Manhattan è splendida. Faccio innumerevoli foto, la giornata migliore nella città di New York la passo su questo ponte e tra la riva del fiume Hudson. Le persone passeggiano con un caffè in mano, c’è chi corre e chi siede sulle panchine a godersi la vista. Dall’altra parte, Brooklyn. Il tempo che ho a disposizione, minimo, vuole che non possa permettermi di visitare questo quartiere, e mi dirigo nuovamente verso Manhattan.


Passeggio lungo la riva del fiume Hudson. Innumerevoli battelli partono di continuo, da qui si vede Liberty Island, che visiterò nei giorni seguenti. Finalmente riesco a mangiare qualcosa di decente in un self-service, affollato da impiegati in pausa pranzo. Quello che imparo è che i posti migliori sono questi: regola numero uno, segui l’uomo in giacca e cravatta, e mangerai bene senza spendere molto.

Passeggiando arrivo a Ground Zero, dove prima sorgevano le Torri Gemelle, WTC1 e WTC2, appartenenti al complesso World Trade Center. Ora sorge la Freedom Tower, non ancora completata e quindi non è possibile visitare molto, nemmeno il museo che apriranno il prossimo mese in occasione dei 10 anni dal disastro.


12 Agosto, Fifth Avenue, Park Avenue, Central Park.

Giornata dedicate allo shopping e al relax.

Central Park, il polmone verde di Manhattan, 3,4 kmq di passeggiate, panchine, chioschi e possibilità di rilassarsi. Anche qui, mi vedo negato il piacere di aggiungere una sigaretta tra un hot dog e l’altro.


Passo la mattinata a godermi la vita newyorchese. Vicino a Central Park, la Fifth Avenue: grandi firme a perdita d’occhio, Dior, Chanel, Prada, Louis Vuitton. Entro anche nel grande Apple Store, ma la folla mi impedisce di rimanerci tanto a lungo da acquistare qualcosa, e me ne vado verso l’albergo. Continuo a scoprire le stradine di SoHo, gallerie e giovani designer a perdite d’occhio.

Brutta sorpresa per mio zio Davide, un messaggio sul telefonino lo informa che è stata bloccata una transazione di 2639 dollari sulla sua carta, da un negozio nel Connecticut. Carta di credito clonata! …TO BE CONTINUED…

 

Di Carolina Altobelli

Un pensiero su “New York City, A/R. Prima Parte.

  1. Antonio

    nonostante la lunghezza, un racconto molto avvincente che descrive perfettamente ansie, emozioni e sensazioni di un viaggio alla “scoperta dell’America”, in particolare di NYC!

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