American History X – l’odio genera odio

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Derek Vinyard (Edward Norton) è l’uomo-simbolo della comunità neo-nazista di Los Angeles; le sue azioni, la sua ferma convinzione negli ideali nazionalistici e anti-semiti portati in auge da Adolf Hitler nella prima metà del ‘900 l’hanno reso un idolo per i compagni di setta nonché un eroe agli occhi di suo fratello più piccolo, Danny, che come lui prova profondo odio per i neri e per tutto ciò che è diverso, ma che alla fine si ritroverà ad affrontare la dura legge della realtà sociale odierna in cui versa ogni giovane americano, giungendo a capire che il razzismo è un sentimento e un’ideologia radicata da entrambe le parti e che spesso sfocia nella violenza più pura.

American History X (letteralmente: una storia americana X, qualsiasi), è un film, checché se ne dica, apartitico e totalmente oggettivo, nonostante i temi trattati e i valori presentati possano essere filtrati e recepiti da molte persone in maniera errata, come per le comunità naziste o filo-fasciste che lo hanno preso da esempio per la lotta al diverso, quando alla fine il film vuole insegnare tutt’altro.

I concetti recepiti dalla visione sono vari e ognuno di essi risulta importante ai fini della comprensione e dell’apprendimento del messaggio. Si da molto risalto al contrasto tra neri e bianchi, in una società che convive ignorandosi e odiandosi a vicenda, dove lo Stato, quello americano, non è presente, ed entra in scena solo dopo un omicidio o una violenza.

Derek perde il padre, un vigile del fuoco che viene ucciso durante un intervento da un negro, e questo traumatizzerà inevitabilmente il suo atteggiamento, dapprima tollerante, tramutandolo in uno scellerato xenofobo nazista, intollerante verso i neri, gli ispanici e tutti i “parassiti della società”, che vivono e prosperano a spese del cittadino americano. Importante è anche notare come la TV filtri tali messaggi: è un dato di fatto che in Italia, come negli USA, ogni giorno accada un omicidio, un incidente o una rapina svolta da parte di un bianco o di un cittadino comunitario, ma la televisione preferisce mostrarci soltanto se a compiere uno dei suddetti crimini è stato un rom, un nero, un ispanico o un rumeno. Lo Stato, la TV, ci vuole intolleranti. E’ un dato di fatto.

L’odio verso i neri e gli ebrei, e la difficoltà di ragionare di un nazista…

Interessante quanto scioccante è notare che ad essere razzisti sono sia i bianchi, sia gli afroamericani sia i neri, e che tale odio è frutto di diatribe assurde portate in essere dai loro padri, predecessori o parenti. Inevitabile è apprendere che tali colpe ricadono sui figli: quelle di Derek su suo fratello Danny, così come quelle di qualsiasi altro membro della comunità nera che influenzeranno le azioni dei loro fratelli o figli, che a loro volta li prendono come esempi da seguire.

Disturbante è stato notare le effigi del nazismo, i simboli e le ideologie ostentate con tanta forza e violenza dai giovani americani quando proprio contro le stesse i lo stessi predecessori avevano combattuto durante la seconda guerra mondiale. Guardare la bandiera americana sventolare accanto a quella del Reich è stato alquanto rivoltante.

Questo lack generazionale, questo terribile black-out sorge dall’accostamento di tali teorie (quelle semitiche e razziali) a un profondo odio verso la diversità generata dal contrasto fra diverse “etnie” in una stessa città; e la cosa terribile è che ciò accade sia nella comunità bianca (con il White Power), sia in quella nera e afro-americana. Incapaci a trovare un accordo e uno status ottimale di convivenza, le due “culture” preferiscono scontrarsi, scegliendo di alimentare l’odio anziché la fratellanza e il rispetto reciproco.  Quanta ipocrisia c’è nella filosofia della razza, soprattutto nel film, e ancora oggi se ne puo’ trovare riscontro nella nostra società…

Ecco infine un’altra scena tratta dal film, la famosa sfida per il territorio. Risulta assai difficile capire chi siano i “razzisti”…

Concludendo, ho notato che un notevole rilievo viene dato alla rieducazione del soggetto, sia in ambito scolastico (per il fratello di Derek, ormai plagiato dal nazismo),  sia in quello carcerario, dove Derek viene aiutato e fatto ragionare dalla più improbabile delle persone: un nero, e questo sta proprio a dimostrare quanto orribile sia generalizzare, e che come esistono neri, gialli o ispanici criminali, lo stesso esistono bianchi criminali, allo stesso modo vi sono persone per bene in tutte le comunità. Il colore della pelle, difatti, è soltanto una caratteristica fisica, che pertanto non ci differenzia l’un l’altro se non esteriormente.

Il razzismo è un male, e come lo comprenderà Derek durante la detenzione, lo stesso farà Danny, anche se se ne renderà conto troppo tardi (verrà appunto ucciso da un coetaneo nero: l’odio genera odio). Pertanto vorrei concludere citando le sue stesse parole, a loro volta una citazione di Abramo Lincoln: “L’odio è una palla al piede: la vita è troppo breve per passarla sempre arrabbiati, non ne vale la pena […] Non siamo nemici ma amici, non dobbiamo essere nemici anche se la passione ci può aver fatto vacillare, non deve rompere i profondi legami del nostro affetto, le corde mistiche della memoria risuoneranno quando verranno toccate come se a toccarle fossero i migliori angeli della nostra natura”.

E credo non ci sia altro da aggiungere.

Luca Colandrea

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5 pensieri su “American History X – l’odio genera odio

  1. Jacopo

    Bel articolo, non ho visto ancora il film ma intendo farlo al più presto, anche perché ritengo Edward Norton uno degli attori più bravi in circolazione!

      • Luca C.

        …ma se ci pensi bene, ha perfettamente senso. Rappresenta la totale sfiducia nell’uomo – da parte del regista – di saper superare la diversità, di sotterrare l’odio che regola le due fazioni, e il fallimento in questo non fa che portare alla morte. :C

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