tilt camp…diario di un militante

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Dal 31 agosto al 4 settembre abbiamo abbandonato il nostro bel paesello per dirigerci a Roseto degli Abruzzi, al Tilt Camp: un campeggio organizzato soprattutto dai giovani  di SEL  e da altre associazioni. Nel gioco del flipper, il tilt è l’interruzione della partita che si verifica quando il giocatore, per impedire alla pallina di andare in buca e finire il giro, scuote violentemente la macchina. Era questa la metafora giusta per definire lo stato in cui si trova un’intera generazione. La nostra. La volontà è quella di scuotere il Paese per fare in modo che non siano altri a chiudere una partita per noi, la volontà è quella di conquistarci un altro giro.

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PRIMO GIORNO: ci si sveglia presto per prendere il treno. A Roma si parte alle 7.50: il viaggio è lungo, ci vorranno ben 5 ore per arrivare a destinazione. Una volta arrivati a Pescara prendiamo un altro treno per arrivare a Giulianova, dopodiché  si prende un autobus per arrivare finalmente a Cologna spiaggia (frazione di Roseto degli Abruzzi) . Tuttavia succede ciò che non ti aspetti: l’autista, particolarmente ostile nei nostri confronti, ci lascia al di là della nostra destinazione. Iniziamo a vagare: c’è tensione e scoramento. Troviamo una signora che, avuto conoscenza della nostra situazione, ci viene in aiuto accompagnandoci al Campeggio. Giungiamo finalmente alla meta desiderata: siamo al Tilt! Verrebbe da dire che siamo anche in tilt, vista la profonda stanchezza che traspare dalle nostre facce. Il luogo è grande e vicinissimo al mare, l’ambiente è diviso dall’organizzazione in 4 aree dedite allo svolgimento dei lavori: spazio multiball, spazio flap, spazio bumper e spazio extraball. Il tutto compone il Tilt: l’interruzione della partita, il segnale di discontinuità politica, la voglia di mettersi in gioco di un’intera generazione. Tra i vari workshop  a nostra disposizione scegliamo di seguire il seguente: “in movimento verso la società della conoscenza”. Sono presenti i giovani che hanno animato le mobilitazioni contro la riforma Gelmini dello scorso anno: si sottolinea la volontà di creare una società nella quale tutti abbiano la possibilità di accedere al sapere e nella quale lo Stato investa, davvero, sull’università e la ricerca. Alla sera il campeggio ospita Massimo Zedda, divenuto sindaco di Cagliari dopo 60 anni di dominio della destra. La cosa che mi ha colpito è la sua estrema semplicità: rimarrà a suonare la chitarra con noi in spiaggia facendoci assaporare il ritmo di canzoni come Wish you were here o Knockin’ on Heaven’s Door. Un evento da incorniciare.

SECONDO GIORNO: il workshop pomeridiano si intitola “dal lavoro al reddito , un nuovo modello di welfare”. Vediamo molta partecipazione: si sottolinea l’insopportabilità della precarietà e la possibilità di creare un welfare diverso: attivo e incentrato sulla persona. Argomento centrale della discussione è il reddito minimo garantito e sotto tale punto di vista mi colpisce l’affermazione di un ragazzo di Pisa che dice che per noi il reddito minimo garantito dovrebbe essere ciò che è per la Lega il federalismo: mai parole furono più giuste! La giornata prosegue con la presentazione di un libro di Giovanni Barozzino, operaio dello stabilimento Fiat di Melfi. Il titolo è profetico: “Ci volevo con la terza media “. Dalle sue parole, dai suoi gesti, traspare quella fisicità operaia descritta da Pierpaolo Pasolini ben 40 anni fa. Forse per troppo tempo ci siamo dimenticati di queste persone: della loro vita, della loro socialità. La serata si conclude con Maurizio Landini: un fiume in piena. Landini è chiaro, conciso e sicuro di ciò che dice.

TERZO GIORNO: partecipiamo al seminario sulla cultura, conoscendo le esperienze del teatro Valle occupato e di molte buone pratiche amministrative. Emerge chiaramente il rifiuto della cultura – evento e si sostiene la necessità di processi continuativi che facciano esprimere la creatività dell’arte. La serata si conclude con Gennaro Migliore (SEL), Cristina Tajani (assessore Comune di Milano), Nicola Latorre (PD) e Monica Frassoni (Verdi).

QUARTO GIORNO: ci alziamo presto: alle 12 arriverà lui, il Presidente del nostro partito. Nichi Vendola arriva con 15 minuti di ritardo: viene accolto da un boato. Indossa una polo e occhiali da teen-ager. La gente è in visibilio, la gente lo ama e lui lo sa. Risponde alle domande dei giovani con la solita abilità oratoria: è perfetto nel suo linguaggio, è perfetto nei concetti che esprime. Vendola ci invita a lottare, ci invita a non rassegnarci allo stato di cose presenti. E la folla, ad ogni applauso, risponde presente. Gli stessi concetti vengono espressi nell’assemblea finale: sappiano di non poter più sbagliare, sappiano che non c’è più tempo per la frammentazione, per gli odi di partito, per gli integralismi e i settarismi. Ci ritroveremo a Pisa, consapevoli di tracciare un nuovo inizio. Intanto torno a casa con la volontà di riportare quell’energia nel nostro territorio, convinto che la volontà del cambiamento  debba giungere anche lì.

Di Paolo Bovieri


2 pensieri su “tilt camp…diario di un militante

  1. Eddie (Simone D.)

    Non un evento fine a se stesso, ma il continuo tentativo di costruire un vero e proprio network, tra associazioni (culturali, ambientali, antimafia ecc…) e giovani -militanti in partiti, sindacati e non- aventi il bisogno di uscire dai soliti schemi, spogliandosi da ogni logica settaria.
    Non solo un vocabolario, ma intere frasi con cui ognuno di noi descrive tale rete: “faremo si che le nostre idee, siano ciò che il federalismo è per la lega”, “porteremo le nostre idee ovunque, nei partiti, nella società, nei sindacati ovunque ce ne sarà il bisogno”.
    Auspico che nei prossimi appuntamenti, si farà di tutto per concretizzare le tante idee emerse in quei 5 giorni, e che si continui la formazione di ognuno di noi, iniziando così, finalmente, a “fare sinistra”.

  2. Davide

    Un’iniziativa giusta, per portare avanti quell’idea plurale, multiculturale, pacifista, ambientalista, antimafia e di uguaglianza che Sel sta portando avanti fin dalla sua nascita.

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