“La sfida dei Mondi”: Svezia & Italia, diritto allo studio a confronto

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Edisu, DSU, Adisu Umbria, Adisu Puglia, Ersu, Ardis e, forse la più conosciuta a queste latitudini, Laziodisu. Queste alcune delle Agenzie (o Enti) Regionali per il Diritto allo Studio che, rispettando il dettato Costituzionale (Art. 34, commi 3 e 4), dovrebbero garantire a tutti i cittadini italiani “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, […] di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Le modalità per garantire questo diritto sono stabilite ancora dalla Costituzione: “La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”. Vediamo come vengono assegnate le borse di studio adottando la “Laziodisu” come “case-study” (ma il funzionamento per le altre agenzie o enti regionali è pressappoco lo stesso). Nel caso in cui ci si iscriva per la prima volta ad un corso universitario, il criterio di assegnazione pregiudica da ogni grado di merito ed è prettamente economico: se il proprio ISEE (Indicatore di Situazione Economica Equivalente) è inferiore ai 16.863,44 euro, si può richiedere la borsa di studio, ma ciò non vuol dire che la si ottiene automaticamente. Se i fondi non sono sufficienti, gli studenti con reddito più alto (stiamo comunque parlando di ISEE di circa 13.000-14.000 euro) vengono esclusi dal beneficio. Negli anni successivi, oltre al dato economico entra in gioco anche il merito: per il secondo anno sono necessari 25 CFU, 80 CFU per il terzo, 135 CFU nel primo anno fuoricorso. Il contributo economico massimale annuo per studenti in sede è di 1.800 euro, per gli studenti pendolari 2.633 euro, per gli studenti residenti fuori sede di 4.776 euro.

Con pochi punti percentuali di differenza nella pressione fiscale (Italia 43.1%, Svezia 46.3%, fonte Eurostat) i servizi che i due Paesi offrono sono molto differenti, se non addirittura antitetici. In Svezia a gestire il tutto è lo “Högskoleverket”, Agenzia Nazionale Svedese per l’Istruzione Superiore ed ha modalità di funzionamento totalmente differenti dal modello proposte in Italia. Innanzitutto, il sistema è aperto a tutti i cittadini svedesi di età compresa tra i 16 ed i 54 anni (i cittadini stranieri residenti in Svezia devono dimostrare di trovarsi in territorio nazionale per motivi differenti dallo studio) senza alcuna discriminazione economica: dal più povero al più ricco, tutti i cittadini di Re Carlo Gustavo possono fare richiesta per il loro contributo economico. La richiesta deve essere fatta ogni semestre, per un massimo di 12 semestri, esplicitando quali sono gli esami ed il numero di crediti che si intendono sostenere. Il contributo viene erogato basandosi su una doppia linea di credito: da un lato viene assegnata, a fondo perduto, una piccola borsa di studio del valore di circa 2500 SEK per mese (al cambio attuale sono circa 280 euro), dall’altro lato si può richiedere un prestito a tasso d’interesse minimo e da restituire una volta che si trova lavoro di circa 5000 SEK mensili (circa 560 euro): sommando le due cifre si può raggiungere la cifra di circa 7500 SEK, ovvero oltre 800 euro ogni mese. Questi sono i “massimali”, ovvero i contributi massimi erogati dallo Stato svedese per uno studente full-time (30 crediti per semestre, ogni corso universitario è da 7,5 crediti); nel caso in cui si faccia richiesta come studente part-time, i contributi verranno ricalcolati in percentuale con il numero di crediti che si vogliono conseguire. Il contributo, comunque, verrà confermato solamente se si ottiene almeno il 75% dei crediti dichiarati inizialmente. In caso contrario si dovrà restituire interamente l’importo ottenuto e non si potrà effettuare una nuova richiesta fino a che gli esami pregressi non verranno completati. Due dati a chiusura: il sistema universitario svedese è completamente gratuito per ogni cittadino dell’Unione Europea e, solitamente, ogni studente riesce abbastanza agevolmente a trovare un lavoro estivo grazie al quale mantenersi da sé nei mesi successivi, quando si torna a frequentare l’università.

 

Luigi Teodonio

5 pensieri su ““La sfida dei Mondi”: Svezia & Italia, diritto allo studio a confronto

  1. Pietro Deligia

    Conosco benissimo le dinamiche dell’adisu, non sono molto funzionali e soprattutto a volte ci sono dei ritardi nei pagamenti molto lunghi. In più vorrei aggiungere che la situazione in alcuni studentati è veramente strana. Pochi controlli, trattamenti di favore ed ambienti che fino a qualche anno fa lasciavano molto a desiderare….

  2. per gli studentati non so come funzioni in svezia in generale… per quanto riguarda Jonkoping, invece, l’università garantiva un posto letto a tutti gli exchange student… di certo non dormivi al ritz o all’hilton (https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-snc6/252760_10150194334920658_597510657_7509966_7560428_n.jpg qua, ad esempio, uno studente tedesco paragona la sua camera in Delta House – praticamente identica alla mia – con la cella di Mladic, sostenendo che quest’ultimo fosse in una situazione migliore della sua) ed il concetto di pulizia poteva diventare molto labile e dipendeva dai compagni di piano che ti capitano, ma quanto meno ti tolgono la rogna di arrivare in un Paese dove non conosci niente e nessuno e di doverti cercare casa nel minor tempo possibile spuntando il miglio prezzo immaginabile… e credo che questa cosa di garantire un alloggio funzionasse anche con gli indigeni (quanto meno con quelli che non erano di jkp) poiché la mia contact svedese viveva anche lei in una student accomodation (nettamente migliore alla mia, tra le altre cose)… trattamenti di favore nemmeno a parlarne, naturalmente… se ti beccavano con qualche ospite “fisso” in camera, rischiavi di essere cacciato seduta stante… i turni di pulizia (della cucina, dei bagni e della stanza comune) erano stabiliti dal landlord e se “sgaravi” rischiavi una multa fino a 100 euro.. e quasi ogni sera c’era la visita della guardia giurata per controllare se tutto fosse in ordine e che non si facesse casino dopo le 23 (una volta ci disse di abbassare il volume della tv perché troppo alto -.-” )… anche qui, insomma, differenze molto marcate….

    • GAIA

      Anche in Norvegia ogni exchange student aveva un posto letto garantito nello studentato al costo di 250 euro circa al mese, però. In Svezia era gratuito? La sistemazione non era affatto male: una sorta di mini appartamento da dividere in 2 persone. Si entrava e c’erano la cucina/sala pranzo e il bagno in comune con l’altro/a e poi altre 2 porte che erano 2 camere singole con armadio, scrivania etc., quindi oguno aveva la sua camera. Riguardo alle regole, invece, si aveva il massimo della fiducia negli studenti e, praticamente, non ce n’erano. Le pulizie erano soggettive, ognuno avendo la sua camera sceglieva quando pulirla e per bagno e cucina ci si accordava con il “coinquilino/a”; nessuno controllava chi entrava ed usciva, quindi si potevano avere ospiti a tutte le ore del giorno e della notte; rigardo al casino notturno, se non si lamentavano i vicini potevi fare ciò che volevi! Era come avere il proprio appartamento in un condominio di studenti, una figata!
      Per quanto riguarda le sovvenzioni statali, invece,in Norvegia l’istruzione pubblica è gratuita fino al compimento delle scuole superiori incluse e nelle università non si devono pagare tasse, se non alcune minime per specifici corsi professionali o programmi didattici. Inoltre, il Fondo Norvegese Statale per il Prestito agli Studi fornisce prestiti di studio e contributi per la copertura delle spese di mantenimento per coloro che frequentano corsi universitari e se si è genitori la somma del prestito aumenta esponenzialmente. Insomma, come in tutti i servizi di welfare, la Scandinavia è un esempio di isola felice!

      • nono… gratis purtroppo è morto anche in Svezia… io pagavo poco più di 300 euro, ma molto dipendeva anche dal tipo di stanza che ti davano ed in quale accomodation… tipo, in quella dove stavo io (la Delta House, condominio-campodiconcentramento di studenti) c’erano anche delle doppie trasformate in singole (e quindi piu grandi delle stanze normali) e pagavano un po’ di piu rispetto a noi… poi c’erano anche altre accomodation sparse un po’ in giro ed il prezzo era variabile… non al di sotto, comunque, dei 250 euro… per quanto riguarda il casino, naturalmente, anche noi facevamo mpo come volevamo… bastava farsi trovare tranquilli quando arrivava la guardia e poi facevi come volevi… era una soluzione di “facciata” se vogliamo… per l’entrata e l’uscita, invece, eravamo dotati di chiave elettronica, ed ogni chiave poteva aprire solamente la porta del proprio piano… quindi se qualche esterno voleva entrare nella struttura doveva per forza avere un contatto dentro…

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