Razzismo e Redenzione

Standard

Clint Eastwood ci ha abituato negli anni ad una serie di film importanti, sia dal punto di vista del puro intrattenimento sia dal punto di vista tematico. Film come “Gunny”, “Bird”, “Gli spietati”, “Mystic river”, “Million dollar baby”, così come altri, gli riconoscono un livello qualitativo elevato e soprattutto “culturale”. Uno dei suoi ultimi lavori, “Gran torino”, ha riproposto Eastwood nell’Olimpo dei cineasti americani di tutti i tempi, riscuotendo un incredibile successo di critica.

La pellicola in questione affronta uno dei temi più complessi degli ultimi anni: l’integrazione. Walt Kowalski (interpretato dallo stesso Eastwood, quì alla sua ultima apparizione da attore) è un ex militare americano ormai in pensione e dal carattere scontroso. I rapporti con la sua famiglia sono ormai andati, così come quelli con la religione: in più odia i suoi nuovi vicini, quelli che egli chiama “musi gialli”. Le sue giornate passano tra la cura del giardino, qualche birra e gli sguardi sospettosi ai vicini. Arriva però il giorno in cui per qualche strano motivo del destino Walt aiuta la comunità straniera, salvando un giovane dalle grinfie di una piccola gang. Ma il vero avvenimento che fa pian piano avvicinare le due parti avviene quando un ragazzo tenta di rubare la “Ford Gran Torino” di Walt, chiusa nel suo garage. Per cercare di riparare al danno subito la famiglia di Thao (il ragazzo), invita il vecchio Walt ad accettare per una settimana i servigi del giovane. Tra i due si instaura un rapporto apparentemente impossibile fatto di ironia ma anche e soprattutto comprensione: uno anziano e ormai incupito di fronte alla vita, l’altro che causa anche la giovane età e la sua estrazione sociale non riesce a farsi “amici” veri.

Nella semplicità di un rapporto d’amicizia, Eastwood delinea e analizza quelli che sono i problemi odierni riguardanti l’integrazione: la difficoltà nell’accettare il diverso, i pregiudizi sulla violenza, ma anche e soprattutto tanta ignoranza nei confronti della cultura e dei costumi altrui. Muri e muri di falsità che si scontrano con la paura, la mitologia negativa del diverso, quella sensazione di imbarazzo che si ha quando si incontra qualcuno di diversa nazionalità. Gran Torino butta giù ogni barriera: lo fa con ironia (splendida la scena nella bottega del barbiere), ma principalmente con semplicità. Tutte le differenze culturali sono soltanto un problema che l’uomo si pone di fronte all’uomo: c’è sempre paura di fare il primo passo o di fare il fatidico “passo più lungo della gamba”. In realtà basterebbe solamente fare un unico passo, ma insieme…come il film di Eastwood dimostra.

Razzismo e redenzione: l’emblema di Gran Torino si può sintetizzare in queste due parole. Un insieme di classicità e sentimenti che come sempre Eastwood riesce a far coesistere a meraviglia. Tanto che alla fine la mancanza della sua vera famiglia sarà comunque “rimpiazzata” dall’amore di persone per cui il protagonista Walt nutriva solamente odio. E’ per questo che il percorso di Gran Torino finisce per essere ciclico: ognuno trova la propria dimensione. Thao e Walt crescono in modi diversi, l’uno lanciato verso il futuro, l’altro che ha insegnato il futuro al suo giovane amico. In tutto ciò anche il finale conclude l’epopea da attore di Clint Eastwood con una scena conclusiva che racchiude 50 anni di carriera attoriale.

Ora veniamo all’ultimo punto, e di nuovo mi scuso per il linguaggio del testamento di Mr. Kowalski, io mi limito a leggerlo così come è scritto. “E vorrei lasciare la mia auto del ’72 Gran Torino a… alla persona che più la merita…Thao Vang Lor. A condizione che tu non scoperchi il tetto come uno stronzo messicano, che non ci dipingi quelle ridicole fiamme gialle come un qualsiasi coatto bianco e che non metti sul retro uno di quegli spoiler da checca che si vedono sulle auto degli altri musi gialli. Fa veramente schifo. Se riesci a non fare tutte queste cose, è tua.”

Davide Di Legge

Un pensiero su “Razzismo e Redenzione

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...