Priverno-Jönköping A/R, in viaggio con Giggio

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Penso che il modo migliore per dare il via a questa nuova rubrica di PuntoFuturo sia il presentarmi. Mi chiamo Luigi, 26 anni, iscritto alla Facoltà di Filosofia de “La Sapienza – Università di Roma”, ultimo anno laurea magistrale; interessi vari sparsi un po’ dovunque: politica, cultura in generale, sport, fotografia, etcetc; fino a non molto tempo fa collaboratore per Priverno del quotidiano “La Provincia”. Qualcuno, probabilmente, mi conoscerà; moltissimi altri (la maggioranza credo) sicuramente no, quindi questa mini-presentazione, per quanto scarna, credo sia propedeutica per capire con che razza di rompiballe avrete a che fare se avrete la pazienza e la gentilezza di leggere questo ed i miei futuri post.

Vista aerea della Jönköping University,_Svezia

I motivi che hanno spinto i ragazzi di PuntoFuturo a chiedermi di iniziare questa rubrica è semplice da spiegare: raccontare le avventure di un pipernese trapiantato nella fredda Scandinavia. Per scrivere la mia tesi di laurea magistrale (argomento noiosissimo: origine, evoluzione e sviluppo del linguaggio; titolo provvisorio: “Seeking the roots: A trip toward the evolution of language) mi sono trasferito per sei mesi in Svezia, precisamente a Jönköping, cittadina con poco più di 100.000 abitanti che si sviluppa lungo la costa meridionale del lago Vättern, secondo lago svedese per grandezza. Qui sarò “ospite” della Högskolan för Lärande och Kommunikation, ovvero Scuola di educazione e comunicazione della Jönköping University, e sarò seguito nella stesura della tesi da Sverker Johannson, senior lecturer di fisica, ma con grandi conoscenze ed altrettanto grandi interessi nel campo della linguistica evoluzionistica.

A LOOK INSIDE THE UNIVERSITY

Un fatto che balza immediatamente all’occhio è “l’internazionalizzazione” dell’università. Dei circa 12.000 studenti iscritti nelle 4 “facoltà” della’università (il JIBS – Jonkoping International Business School; l’HLK – School of Education and Communication; la School of Health Science e la School of Engineering) oltre un migliaio vengono da nazioni estere: una nutrita colonia di asiatici, molti australiani, qualche americano sparso e, naturalmente, la maggior parte europei (anche se, stranamente, pochi italiani). Un “ensemble” di nazionalità che va ben oltre quello a cui siamo abituati nelle università italiane, dove la totalità degli exchange student è di nazionalità europea. Una politica, credo, dovuta alla voglia/necessità di crescere ed espandersi dell’università e che pare stia dando i suoi frutti.

L’ACCOGLIENZA PER GLI EXCHANGE STUDENT

Delta

Altra “usanza” tipicamente svedese è quella dell’introduction week: la prima settimana di ogni semestre viene dedicata all’accoglienza dei nuovi arrivati. Si organizzano delle lezioni e degli incontri per spiegare agli studenti quale sia il funzionamento dell’università, come funzionano le lezioni ed altre faccende burocratiche legate alla vita universitaria. Resta comunque un modo per permettere ai ragazzi provenienti da un po’ tutto il mondo per iniziare a conoscersi.

Il “paracadute” offerto agli studenti stranieri, comunque, non si limita solamente a questa settimana di accoglienza. Nelle settimane precedenti alla partenza, infatti, viene offerta la possibilità di chiedere un contact person, una persona che ti potrà aiutare nei primi giorni a Jönköping con qualsiasi problema tu incontri. Annunciando per tempo, invece, il giorno d’arrivo, gli studenti che prestano servizio presso l’Accomodation Office dell’università vengono a prenderti direttamente presso la stazione degli autobus/treni, ti accompagnano in auto presso l’ufficio per sbrigare tutte le formalità burocratiche (assegnazione stanza, firma contratto etc etc) e poi ti accompagnano presso la stanza che ti hanno assegnato. Due cose da sottolineare in questo caso: ad ogni Exchange Student, l’università assegna un alloggio presso i propri dormitori, liberando così lo studente dall’incombenza di doversi cercare una stanza tutto da solo in terra straniera; secondo (forse meno importante, ma non così di poco conto) assieme a tutte le scartoffie burocratiche, l’Accomodation Office ti “regala” anche una sim svedese, con la quale si possono chiamare gratuitamente tutti gli altri utenti della stessa compagnia telefonica (e, di rimbalzo, tutti gli altri studenti iscritti presso l’università) e con ottime tariffe per le chiamate verso l’estero.

MY FIRST IMPRESSIONS

Di primo acchito, rispetto alla Sapienza da cui provengo, la Jönköping University è tutto un altro mondo. Forse facilitata dal fatto di avere solo 12.000 iscritti contro i 150.000 circa di RomaUno e dal faatto che ha poco meno di 20 anni di vita, l’università sembra essere molto più organizzata sotto ogni punto di vista (già che non lascino allo sbaraglio i ragazzi arrivati da tutto il mondo nella ricerca di una stanza dove vivere, mi sembra una gran cosa) e con strutture certamente all’altezza della situazione e delle ambizioni di crescita. La struttura della Scuola di Educazione e Comunicazione, ad esempio, risale a meno di dieci anni fa, presenta aule spaziose e molto comode per gli studenti (tutte a forma di emiciclo ed in “salita”), ci sono 5 o 6 laboratori informatici per oltre un centinaio di postazioni sempre a disposizione degli studenti, mentre la biblioteca è aperta 24/7, dando modo allo studente di studiare come e quando vuole.

Per il fatto, poi, di dover scrivere la tesi con un loro professore, infatti, mi hanno riservato un “trattamento speciale”. Già il fatto di avermi accettato come Exchange student è stata una gentilezza da parte loro (non avendo nessuna relazione istituzionale con La Sapienza, infatti, l’università qui poteva benissimo dirmi di cercarmi per fatti miei una stanza), poi mi hanno addirittura dato un piccolo box-ufficio stile americano (uno spazio diviso da due vetrate messe a croce per ricavare quattro mini-uffici) con scrivania, computer, telefono, libreria e altri due scaffali per riporre la mia roba. Il tutto nell’area riservata ai dottorandi ed agli studenti post-doc. Un’accoglienza, insomma, con i fiocchi.

Per quanto riguarda la stanza, invece, sono alloggiato presso la Delta House, struttura centralissima ed a due passi dal campus universitario. Gli alloggi per gli sudenti sono distribuiti su quattro piani: dodici stanze per piano, più cucina e bagno in comune tra tutti gli inquilini, sempre del piano naturalmente. Nello “scantinato” ci sono, invece, due lavatrici e due asciugatrici, un po’ pochine per circa 50 persone, ma con un po’ di fortuna si riescono a trovare libere. La stanza, invece, è piccolina, ma dentro c’è tutto ciò che serve per dormirci e studiarci (se si ha voglia di studiare in camera): letto, scrivania, piccolo armadio, libreria. Il minimo indispensabile, insomma, per viverci.

8 pensieri su “Priverno-Jönköping A/R, in viaggio con Giggio

  1. Eddie (S.D'errico)

    wow! Giggio sono contentissimo che tu abbia trovato un’ottima accoglienza, immaginavo già che li la situazione universitaria fosse decisamente migliore della nostra, e tu sei il testimone chiave dell’incomparabilità tra il sistema universitario italiano ed estero.
    Spero che anche io, in un futuro prossimo, avrò la possibilità nel fare esperienza all’estero, sarebbe bello oltre che estremamente formativo riuscire a mettere la testa fuori da questo bunker di nome Italia.
    Buona fortuna per tutto Giggio stamme bene, e non beve troppa vodka!

  2. GAIA

    Prima di tutto, ciao luigi!!;-) Sono contenta di sapere che va tutto bene in Svezia, ma, non ne avevo dubbi!! Che dire? Semplicemente che sono tornata indietro di 3 anni leggendo il tuo post, al 2007,al mio arrivo in Norvegia..veramente molti punti in comnune per quanto riguarda l’accoglienza per gli exchange students e l’organizzazione universitaria in generale…sono un passo avanti in Scandinavia, c’è poco da dire!!enjoy it!!;-)

  3. Beh, però c’è da dire che non è tutto oro quello che luccica😛 L’università qui è sicuramente organizzata in maniera migliore e si vede che c’è un preciso progetto di sviluppo, appoggiato e finanziato dallo stato… l’università è giovane e vivace… l’università (totalmente gratuita, anche per gli studenti dell’unione europea che avessero intenzione di iscriversi e laurearsi qui) funziona… ma… diciamo che il metodo di studio e di insegnamento che propongono non è che mi garbi tanto… non voglio anticipare troppo perché ho intenzione di parlarne meglio nel prossimo post e quindi la lascio cadere un po’ così :P… forse sono solamente abituato al “metodo italiano” ed è questione, appunto, di abitudine, ma lo trovo un po’ costrittivo ed a livelli di scuola dell’obbligo… ma sicuramente il tempo mi smentirà e saprò apprezzare a pieno quello che propongono🙂

  4. anton

    non credo che il tempo ti smentirà per il semplice fatto che più di qualche amico che ha intrapreso la tua stessa esperienza ha avuto le tue stesse sensazioni: “riguardo ad organizzazione sono avanti rispetto a noi, ma come preparazione, programmi e mole di studio, l’università italiana è molto più completa. Se acquisissimo un po’ di pragmatismo europeo abbandonando un po’ di quella troppa teoria che studiamo, forse faremmo un grande passo in avanti.

    • GAIA

      Concordo!pragmatismo nord-europeo unito alla preparazione che, innegabilmente, da l’università italiana sarebbero una sintesi perfetta di come dovrebbe essere l’università!poi vi sarebbe solo il problema delle strutture… in Italia mancano sicuramente i soldi per realizzarle… è già tanto avere delle aule, figuriamoci una sorta di campus dotato di tutti i comfort!bè… un passo alla volta forse qualcosa si potrebbe fare…

    • secondo me non è fatto di pragmatismo, dato che andando a frequentare un corso rivolto a studenti stranieri per apprendere la lingua svedese, di prettamente pragmatico credo ci sia ben poco… più che altro si tratta di una concezione differente di metodo didattico, ed in particolare del metodo da utilizzare in un’università… Io, francamente, a parte le solite difficoltà burocratiche ed organizzative cui si va incontro forzatamente nell’università italiana, mi son trovato parecchio bene con i vari professori universitari con cui ho avuto a che fare… sia nel metodo d’insegnamento che hanno e sia nei rapporti umani e “professionali”… dal primo approccio che ho avuto qui, mi sembra che un metodo più adatto a delle scuole dell’obbligo, piuttosto che ad un ambiente universitario… ma come detto mi spiegherò meglio nel prossimo post🙂

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