Il 13° Guerriero – due mondi a confronto

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«Ecco là io vedo mio padre,

ecco là io vedo mia madre e le mie sorelle e i miei fratelli,

ecco là io vedo tutti i miei parenti defunti,

dal principio alla fine.

Ecco, ora chiamano me,

mi invitano a prendere posto in mezzo a loro nella sala del Valhalla,

dove l’impavido può vivere per sempre.»

Baghdad, 921 dopo Cristo. Ahmad Ibn Fadlan, poeta nella più grande città del mondo medievale, accusato di adulterio con una donna sposata, viene inviato dal proprio califfo come ambasciatore nella terra dei Saqaliba, un paese dell’estremo Nord, in modo tale da poter essere allontanato dalla città. Durante il viaggio Ahmad incontra un gruppo di Normanni, in partenza per aiutare il vecchio re Hrothgar, le cui terre giacciono sotto la maledizione di un antico mostro venuto dalla nebbia di cui nessuno brama pronunciare il nome. La profezia di una vecchia indicherà che solo tredici uomini dovranno partire per salvare il villaggio. Ahmad è uno di questi.

Senza dubbio uno dei film più sottovalutati degli ultimi dieci anni, il 13° Guerriero, ispirato dall’ottimo libro di Crichton, Mangiatori di morte, altro non è che la rivisitazione in chiave pseudo-storica del Beowulf, il più antico poema epico anglosassone (nonché il primo fantasy della storia) ad essere stato messo per iscritto.

Il tutto è narrato e visto attraverso gli occhi dell’arabo, interpretato da un buon Antonio Banderas, che, esortato dal vero protagonista, Buliwyf appunto, decide di mettere per iscritto tutte le vicende a cui partecipa. Continua a leggere

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