Contratto unico? Si, no, forse

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Vi avevo lasciato(https://puntofuturo.wordpress.com/2011/06/19/lavoro-da-dove-partire/ ) con una provocazione, l’applicabilità ancora oggi dell’articolo 18. Non era casuale e tra qualche riga scoprirete il perchè.

Negli ultimi tempi si sente parlare ripetutamente del contratto unico, in molti hanno evidenziato come questa possa essere una possibile via per una nuova regolamentazione del mercato del lavoro.

Vediamo, in breve, in cosa consiste questa rivoluzione copernicana che potrebbe trasformarsi in realtà tra qualche tempo.

Andando per titoli si propone:

un contratto di lavoro unico a tempo indeterminato senza tutela reale (Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori), in sostituzione a tutte le forme contrattuali in uso, con eccezione dei contratti di inserimento e di apprendistato e dei co.co.pro sopra i 40.000 euro lordi. Va precisato che chi ha un contratto già stipulato, lo manterrà fino alla scadenza del tale.

L’istituzione, per i nuovi assunti, di un’indennità di licenziamento, a carico del datore di lavoro, pari almeno a tanti dodicesimi della retribuzione lorda complessivamente goduta nell’ultimo anno di lavoro quanti sono gli anni di anzianità di servizio, e l’introduzione di un’indennità di disoccupazione, a prescindere dal settore e dalla qualifica, che si aggiunge a quella di licenziamento.

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Lavoro, da dove partire…

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Dopo le esternazioni di qualche giorno fa del ministro Renato Brunetta, la questione del lavoro precario è tornata sotto i riflettori più di quanto già lo sia stata in passato.

Tralasciando il comportamento del ministro, che credo non meriti commento alcuno, possiamo invece concentrarci ed esaminare i motivi di quella che ormai è diventata una vera questione nazionale, la questione del lavoro e della sua regolamentazione.

Negli ultimi anni, e soprattutto dopo l’acutizzarsi degli effetti della crisi finanziaria, nel nostro paese, si è ingrandita la forbice, già assai ampia, tra categorie di lavoratori.

Ricorre spesso il concetto che il mercato del lavoro sia diviso in almeno due macro aree.

Da una parte i lavoratori statali, per citare una categoria, più anziani solitamente, che godono di tutele e benefici, dall’altra i più giovani, costretti a sottostare a forme contrattuali che non garantiscono nessuna forma di stabilità.

Il dato sulla disoccupazione giovanile, ormai vicino al 30%, preoccupa e non poco.

Su questo bisognerebbe fare alcune considerazioni preventive: la prima riguarda la categoria dei giovani, i dati infatti considerano una fascia di età che va dai 15 ai 25 anni, forse questa fascia dovrebbe essere aggiornata, visto che oggi sono pochi i giovani che iniziano a lavorare prima dei 25 anni.

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