Politica, linguaggio e qualche personalissimo pensiero

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Se è vero che molto tempo è passato da quando la politica, almeno quella di un certo calibro, si presentava ai cittadini come l’arte dell’oratoria, è anche vero che molto è cambiato sul come essa venga offerta all’udito dei cittadini.

Comizi, conferenze e grandi bagni di folla nelle piazze vanno sempre più affievolendosi.

Il vecchio, il fascino antico dell’oratoria ed il senso fisico e tangibile della politica, fatto di uomini e donne impostati dialetticamente e preparati allo scontro orale, lascia spazio ogni giorno di più alla rivoluzione digitale, alla a-fisicità del tutto.

La televisione ha cambiato, a suo tempo, il modo in cui arrivare agli elettori.

Dalle grige tribune elettorali, siamo passati alle accese trasmissioni che di politica parlano poco e male, programmi di discutibile gusto e sempre più vuoti di contenuti.

Il tubo catodico ha cambiato il linguaggio della politica, ci ha regalato forme espressive sempre meno auliche e sempre più popolane.

Ora, che la politica debba essere compresa e comprensibile a tutti è indubbio, ma che alcuni temi tuttavia vengano maltrattati da abili comunicatori di spot e tormentoni, solo per rimanere così dentro la testa degli ascoltatori, non è tollerabile!

L’appetibilità di una discussione è data anche dal grado di interesse mostrato nell’informarsi preventivamente sul discusso. Per dirlo a chiare lettere, se si parla di uccelli migratori, ed io non sono un appassionato di ornitologia, credo sia consequenziale la mia scarsa comprensibilità del tema.

Questo per ribadire che si, è giusto presentare i problemi in un linguaggio semplice, ma non per questo bisogna che anche i meno interessati riescano a comprendere il racconto.

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Per un pugno di voti, la riforma impossibile.

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Partiamo da un presupposto: il sottoscritto e l’economia non vanno molto d’accordo. Più che altro, pur riconoscendone la fondamentale importanza e non mancando dall’avere una personalissima idea sul migliore modello politico-economico, il capitolo economia, nella discussione politica non è quello che più mi interessa. Tuttavia, proprio le ammissioni contenute in questa premessa possono in un certo senso agevolare la riflessione di oggi, suggerendone, forse, la natura lapalissiana, se evidente anche al sottoscritto: fino a che punto si può pensare di sacrificare la salute economica di uno stato, e più in generale il suo futuro, pur di rincorrere qualche voto in più?

Questa domanda nasce dall’evidenza del centro della discussione politica degli ultimi giorni: la riforma fiscale, identificata come la panacea di tutti i mali, unica possibile risolutrice del progressivo allontanamento tra il governo ed il suo elettorato. Continua a leggere

A un passo dal punto di non ritorno…

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In questi giorni mi è capitato ripetutamente di avere il sentore di vivere la proverbiale quiete che anticipa la madre delle tempeste. Quiete che in effetti è del tutto proverbiale, date le ripetute fiammate di cui vive lo scontro politico in questo periodo. Tuttavia la sensazione è sempre quella che la miccia si spenga un attimo prima dell’esplosione finale.

Partiamo da un dato di fatto: la precedente è stata senz’altro una delle settimane tra le più complicate della storia della Repubblica. Abbiamo vissuto dei livelli di scontro istituzionale senza precedenti. Aldilà dello scontro tra Berlusconi e la Magistratura, che ormai ci accompagna da talmente tanto tempo (con frecciate bidirezionali, va detto) da sembrare quasi normale, quello che senz’altro avrà colpito di più è lo scontro per interposte situazioni tra la seconda e la terza carica dello stato: l’uno che accetta una interrogazione a dir poco sbalorditiva che ha come unico intento quello di offriere l’assist per spostare l’attenzione dell’indignazione pubblica da Presidente (del Consiglio) a Presidente (della Camera), e l’altro che non manca, sempre per interposta (stavolta) persona di attaccarlo per questo. Continua a leggere

Silvio Berlusconi, uno di noi…

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Il binomio Berlusconi-comunicazione è al centro della discussione politica italiana da oltre 15 anni. Questo argomento può essere approfondito da più punti di vista: da quello giuridico, come abbiamo fatto la settimana passata, da quello della strategia economica-comunicativa, o della strategia linguistica e d’immagine, che affronteremo oggi.

Nonostante negli ultimi periodi abbia scelto di comparire nelle varie trasmissioni come una entità trascendente che non si concede al contraddittorio o alla semplice replica, la storia delle scelte linguistiche di Berlusconi è ben più complessa.

Sono ormai note le sue barzellette con tanto di bestemmia, tutti ricordano le corna che ha mostrato in una foto ufficiale, la famosa bandana che indossava in una foto con Tony Blair, il suo cucù alla cancelliera Angela Merkel. Un presidente tutt’altro che rigoroso nei modi di fare. Un presidente che vuole apparire “umano.

A fronte di ciò, la popolazione italiana si divide in maniera drastica in 2 categorie: chi si indigna, e chi … sorride.
Cosa rappresenta Berlusconi, per i primi, è ormai cosa nota; ma per i secondi? Berlusconi è “Il sogno italiano”: ricco, potente, celebre e immune al tempo che scorre. Continua a leggere

Previsioni giuridiche sul legittimo impedimento

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Siamo alla vigilia di una giornata fondamentale per il proseguo del Governo Berlusconi e naturalmente non c’è bisogno di spiegare in questa sede perchè questa sentenza della Corte Costituzionale sia cosi importante nel panorama politico italiano. Credo invece, che poiché tutti gli italiani, destra e sinistra a prescindere, si siano fatti un’idea sulla effettiva giustezza della legge 51/2010, alias legittimo impedimento, sia giusto e conveniente cercare di affrontare la discussione da un punto di vista prettamente giuridico, trattando a viso aperto il vero problema in questione.

giustizia

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Fini, Berlusconi e tante teorie…

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Ormai preso d’assalto da tribune politiche serali spesso insipide, scontate e piene zeppe di interventi beceri e delegittimanti, nelle quali per riportare la calma c’è bisogno di abbassare il volume dei microfoni, di mandare la pubblicità o di far partire un servizio dove intervistano la gente (solo in quel caso i politici di oggi si acquietano), mi sono imbattuto in un’intervista di due personaggi molto diversi tra loro ma che cercano di trasmettere il loro punto di vista sulle attuali vicende politiche in maniera ferma, chiara ed a tratti cruda. Premettendo che in entrambi i pensieri trovo delle inesattezze se non delle vere e proprie incongruenze, mi interessa dare spazio a questo giornalismo che ancora privilegia il pubblico, che ancora persegue l’obiettivo di trasmettere notizie, pensieri, teorie e previsioni nella maniera più chiara possibile e che non si presta a strumentalizzazioni politicizzate.  Continua a leggere

Tu quoque “Fratello Silvio”

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(di Antonio di Giorgio)

In questo periodo, in cui spesso si afferma l’inesistenza di un’informazione libera e priva di censure, è un DOVERE MORALE cercare di costruirsene una che sia la più giusta possibile secondo la propria idea. Da qualche tempo su Current.tv sta andando in onda un documentario difficilmente rintracciabile su altre reti, il quale racconta un pezzo di storia della politica italiana ai più sconosciuta. A quanto pare una di queste rare fonti Punto Futuro l’aveva trovata già da tempo, visto il riferimento a questa testata nel post di apertura del nostro blog.
Il documentario prima menzionato mostra un’intervista e una lettera aperta di Gioele Magaldi, leader attuale de “il Grande Oriente d’Italia Democratico”, movimento democratico e post-comunista nato per fronteggiare la gestione filoberlusconiana del Gran Maestro Raffi del G.O.I. (Grande Oriente d’Italia), che ha come destinatario Silvio Berlusconi; il G.O.I. è nato il 20 giugno 1805 a Milano e attualmente rappresenta la più numerosa comunione massonica in Italia con più di 20000 iscritti. Per analizzare dettagliatamente questa lettera è bene aprire una breve parentesi sulla Massoneria, la quale viene definita come “ un ordine iniziatico che ha per scopo il perfezionamento dell’individuo. Tale definizione viene spesso modificata sostituendo uomo (o talvolta umanità) alla parola “individuo”, portando così la finalità della massoneria a una dimensione sociale e collettiva in genere, anziché puramente individuale” (fonte wikipedia).
Poiché Berlusconi entrò nella comunione massonica alla fine degli anni ’70, il Magaldi si esprime nei suoi confronti con un tono a dir poco informale, oserei dire confidenziale ( il Magaldi lo chiama Fratello Silvio ); addirittura il massone si permette di dare consigli, di emanare diffide e ammonizioni verso il suo operato nel corso della sua carriera politica, azione che in pochi in Italia possono permettersi di compiere. I contenuti della lettera sono forti, articolati e molto profondi. Continua a leggere