TIBET: occupazione illegale o regione autonoma cinese?

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Quest’oggi, prendendo spunto dall’incontro avvenuto l’11 luglio alla Casa Bianca tra Obama ed il Dalai Lama – incontro che ha mandato su tutte le furie il governo di Pechino- e seguendo la scia della storia delle “guerre a bassa intensità”, inaugurata con il mio precedente post, voglio parlarvi del Tibet.

Solitamente, il Tibet rievoca nelle nostre menti immagini di pace, tranquillità, il sorriso di un monaco e le montagne innevate, ma la realtà e la storia del Tetto del Mondo sono ben diverse..

Il Paese venne invaso dalle autorità cinesi nel lontano 1950 ed è oggi considerato Regione Autonoma della Repubbica Popolare Cinese, anche se di autonomo c’è ben poco! Continua a leggere

Il ruggito della mamma tigre

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L’infanzia rappresenta per molti il momento più spensierato e felice della propria esistenza. I miei ricordi da bambina possono materializzarsi in un gigantesco zucchero filato, talmente grande che nonostante continui incessantemente ad assaggiarlo non finisce mai. I ricordi dell’infanzia sono perciò una fonte inesauribile di felicità alla quale possiamo sempre attingere per riscoprire la leggerezza perduta. Eppure che cosa succederebbe se i cari ricordi delle partite di calcio con gli amichetti, delle ore passate davanti la televisione a giocare alla playstation, oppure dei pigiama party nelle case dei compagni di scuola fossero semplicemente sostituite da ore, ore e ancora ore di studio? Di certo saremmo migliori di quanto siamo oggi.

 
Questa è l’assurda e infallibile tesi della celebre mamma-tigre, Amy Chua, docente di diritto della Yale Law school che sta alimentando, con il suo nuovo libro “Battle Hymn of the Tiger Mother”, l’acceso dibattito sull’educazione dei figli. Secondo la mamma cinese più famosa d’America, dai figli bisogna pretendere sempre il massimo, dai voti a scuola e della vita, anche a costo di farsi odiare, azzerando le distrazioni e il divertimento. Un’educazione insomma impartita sui cari imperativi categorici kantiani: vietato ovviamente ribellarsi alla dittatura materna e lamentarsi della fatica. I risultati? Assicurati e garantiti dall’esperienza domestica. Infatti le figlie di Mrs. Chua non sono mai state autorizzate a dormire a casa di qualcun altro, non hanno mai avuto la possibilità di uscire con un compagno di giochi, di recitare in uno spettacolo a scuola e, persino, di lamentarsi per non poter recitare in uno spettacolo a scuola. Ed ancora sono state private della televisione e del computer, non hanno potuto scegliere le proprie attività extracurriculari, nè tanto meno permettersi di prendere un voto inferiore ad A. Per giunta erano “condannate” ad essere le prime della classe in tutte le materie tranne ginnastica e recitazione.


Il suo regime del terrore sembra essere un modello per l’intera Cina, infatti secondo le stime del “Programme for International student assessment”, confronto globale dell’Ocse tra le competenze tra gli studenti di tutto il mondo, gli allievi cinesi risultano i migliori in tutte le discipline più importanti.

 

 

 

 

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Economia socialista di mercato e diritti umani calpestati: il mix “vincente” made in Cina

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Diritti umani, libertà religiosa, aborti forzati, pirateria industriale, concorrenza sleale, manipolazione del cambio: queste ed altre sono le accuse che il Congresso degli Stati Uniti e larga parte dell’opinione pubblica ha riversato contro il presidente cinese Hu Jintao, in visita ufficiale a Washington dal 19 al 22 gennaio.
Nonostante ciò mr. Obama gli ha riservato una cerimonia di arrivo in grande fanfare, conferenze stampe e cene di gala in pompa magna. Ovviamente il comportamento discusso delle autorità cinesi in materia di diritti umani e politica monetaria non è bastato ad Obama per ignorare il peso economico, militare e geopolitico della potente locomotiva asiatica; di fatto il presidente Usa dalla sua elezione nel 2009 ha incontrato il suo omologo cinese ben otto volte.
Ma mentre nei palazzi del potere si discuteva sulle discusse posizione del regime di Pechino, per le strade i dimostranti le gridavano a squarcia gola; i diritti negati in Tibet, quelli alle forze democratiche cinesi, la negazione della libertà religiosa e il ricorso agli aborti forzati per imporre la politica del figlio unico. Per non dimenticare il trattamento inferto al dissedente politico Liu Xiaobo condannato a 11 anni di carcere che non ha potuto neppure recarsi a Oslo per ritirare il premio Nobel della pace.

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