Harry Potter – fine di un’era

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Sono passati dieci anni dal primo episodio cinematografico del maghetto con gli occhiali, e quando pochi giorni fa ho visto la seconda e ultima parte dei “Doni della Morte” posso dire senza timore che mi ha messo un po’ di tristezza . Si perché segna per me come per migliaia di ragazzi una fine di un’era, e in questi tempi bui, dove l’orrore è dietro l’angolo e ospite fisso in televisione, e la realtà non lascia spazio né tempo alla fantasia e al fantasticare, film come questo sono aria pulita in un mondo inquinato. Certo, molti di voi la penseranno al contrario, ma il mio discorso è ben più ampio di quanto si possa immaginare.

Vedo ragazzini sempre più presi dal virtuale, bambini che anziché passare tempo a leggere fumetti o libri o a inventare sempre giochi nuovi (come facevo io o facevate voi da piccoli) trovano più interessante guardare e parlare dei reality del momento, o stare su facebook o davanti la playstation, lasciando morire quella parte di loro che ognuno di noi pagherebbe oro per riavere. La nostra infanzia, la nostra innocenza e la nostra fantasia. La nostra fervida immaginazione priva di vincoli e costrizioni, che viaggiava e creava mondi senza alcun confine. Che bello, ma che tristezza non poter tornare indietro. E invece i ragazzini di oggi desiderano tanto crescere e il più in fretta possibile!

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Replace my memory

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Beati gli smemorati, perché avranno la meglio anche sui loro errori”.

Friedrich Nietzsche

The “Eternal Sunshine of the Spotless Mind” (l’eterno splendore di una mente immacolata) è ciò che noi tutti desideriamo riconquistare a seguito di un esperienza dolorosa. Vorremmo cancellare, dimenticare, lasciar annegare nel pozzo dell’oblio della mente persone e ricordi dolorosi lasciando riemergere in superficie una pacata e semplice serenità. Eppure ci sono cose che non possono essere dimenticate con la facilità con cui ci si toglie un cerotto,ma esistono cose che sono destinate a ripetersi nell’insostenibile circolo dell’eterno ritorno. E’ questo l’insegnamento di “Eternal Sunshine of the Spotless Mind”, (titolo originale), “Se mi lasci ti cancello” di Michel Gondry con Jim Carrey e Kate Winslet.

Joel e Clementine sono follemente innamorati, ma con il passare del tempo la ragazza, stanca della sua relazione ormai in fase di declino, decide, mediante un esperimento scientifico, di farsi asportare dalla mente i ricordi connessi alla storia con Joel. Il giovane, una volta venuto a conoscenza di questo fatto, sceglie di fare altrettanto ma durante il procedimento cambia idea. Nonostante questo film sia d’ispirazione fantascientifica tutto ciò potrebbe presto avvenire attraverso una ricerca della John Hopkins University che ha trovato il modo per eliminare in modo permanente i ricordi dolorosi. Si tratta di una scoperta che potrebbe condurre allo sviluppo di nuovi farmaci contro il disturbo da stress post-traumatico. I ricercatori hanno effettuato gli esperimenti sui topolini rimuovendo una proteina responsabile dell’azione del ricordo. Ma allora una domanda di Cesare Pavese mi torna in mente : “a che serve il passare dei giorni se non si ricordano?”. Continua a leggere

FULL METAL JACKET

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Quando gli americani iniziarono a partecipare a una delle più discusse guerre di tutti i tempi, quella in Vietnam negli anni ’60, il mondo politico e non si spacco in due: da una parte chi era favorevole a un intervento armato, dall’altra i contrari. Tale spaccatura si ripercosse altresì in ambito cinematografico, pertanto si inizio a parlare della guerra in Asia soltanto nella prima metà degli anni ’70, con film che divennero poi dei veri capolavori, quali Apocalypse Now, Platoon, Il Cacciatore, e il nostro Full Metal Jacket.

Come la maggior parte delle altre pellicole di genere del suddetto periodo, anche nel film di Kubrik il vero conflitto è quello interiore, quello che prende parte cioè nella psiche del soldato, e le vere atrocità avvengono ben prima di entrare in battaglia, bensì già dall’addestramento. Chi di voi non conosce il sergente Hartman e i suoi famigerati discorsi al vetriolo, con i quali terrorizza e massacra le povere reclute dei marines? Non a caso la scena iniziale è proprio quella del taglio a zero dei capelli, ciò proprio a simboleggiare quanto sia influente la manipolazione psicologica a discapito dei poveri soldati.
La metafora di base, almeno nella parte iniziale, è proprio questa: la manipolazione, la trasformazione della persona in una macchina, un soldato che non è più un essere umano ma un oggetto, una grottesca evoluzione del loro unico compagno: il fucile. E questo comporta solo due cose, o la fine che fa il soldato palla di lardo, incapace di accettare sé stesso e pertanto si uccide, o quella di non essere più in grado di tornare alla vita normale, a essere una persona qualunque che voglia metter su famiglia ma a destinata a desiderare la guerra in ogni sua forma e circostanza.

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Il miglio verde – Riflessioni sulla pena di morte

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“Sono stanco capo. […] Sono stanco di tutto il dolore che io sento e ascolto nel mondo ogni giorno. Ce n’è troppo per me, è come avere pezzi di vetro conficcati in testa sempre, continuamente. Lo capisci questo?”


Paul Edgecombe è un agente penitenziario che ha operato per molti anni nel “miglio verde”, il braccio della morte del carcere di Cold Mountain, dove i detenuti trascorrono i loro ultimi giorni in vista della loro esecuzione sulla sedia elettrica.
La monotona vita di Paul cambia all’improvviso, quando un giorno un gigantesco uomo di colore di nome John Coffey giunge nel miglio. L’omone non tarda a suscitare la curiosità degli agenti per il grande contrasto fra la sua mole e la sua bontà: si mostra difatti molto sensibile e timoroso, cosa che porta i suoi supervisori, chi più chi meno, ad interessarsi al motivo della sua carcerazione.Nel frattempo giunge a Cold Mountain un altro uomo, Wild Bill Wharton, pluriomicida e pazzo scatenato nostalgico del Far West. Violento, volgare e estremamente malvagio e irrequieto, è l’esatto opposto di Coffey. Quest’ultimo, seppur grande il doppio e apparentemente ritardato, dimostra di non essere in grado di far male a nessuno, e di nascondere un importante quanto miracoloso dono…
In un continuo ripetersi e confrontarsi fra contrasti fra bene e male e problematiche scelte di carattere etico da compiere dinanzi la morte, nel Miglio Verde si intrecciano molte vite: quelle degli agenti, dal “capo” Edgecombe, uomo che ne ha viste tante, abituato alla morte, affetto da tempo da una lancinante infezione ai genitali, fino a Percy, giovane viziato e raccomandato, valvagio nel profondo, che sbeffeggia i detenuti in continuazione nonostante essi ci vengano proposti in maniera assai più umana di quanto ci si aspetterebbe (sono tutti assassini, ma nel film non ci viene mai direttamente esposto).

Il favoloso mondo di Amélie

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Dall’idea del regista francese Jean-Pierre Jeunet nasce una commedia molto originale che, tra i romantici e suggestivi paesaggi di Parigi, ci mostra il mondo dal bizzarro punto di vista della giovane Amélie, un mondo in cui anche le azioni e le abitudini più comuni si trasformano in qualcosa di speciale che caratterizza ogni singolo personaggio, e permette alla protagonista di immedesimarsi e relazionarsi con il resto delle persone.
TRAMA: Amélie (Audrey Tautou) è una giovane ragazza che vive da sola a Parigi, dove lavora come cameriera in un caffè di Montmartre, la sua vita è stata condizionata da alcuni traumi che la ragazza si porta dietro fin dalla sua infanzia, tra i quali: un padre incapace di dimostrargli il suo affetto, la mancanza di amici se non si contano quelli immaginari che sono gli unici a tenerle compagnia, e infine una madre molto ossessiva che muore prematuramente davanti ai suoi occhi lasciandola quindi sola con il padre. Continua a leggere

Melissa P – giovani e sesso

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Le esperienze sessuali, di qualsiasi natura esse siano, rappresentano la fase più importante per la crescita di un adolescente. Belle o brutte, lunghe, brevi, tristi o felici, esse segneranno il nostro rapporto con l’altro sesso, con noi stessi, con gli amici. Per sempre.

Proprio di questo parla Melissa P., film tratto dal libro-cult 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire, che vede protagonista una ragazza sedicenne in piena crisi adolescenziale. La solitudine familiare (un padre sempre assente per lavoro e una madre che si cura poco di lei), una forte ossessione per la scoperta del proprio corpo e la morbosa attenzione per il sesso spingono la giovane Melissa ad una forsennata ricerca dell’amore, rappresentato da Daniele, un ragazzo più grande di cui lei ha una grande infatuazione, e col quale consuma la prima esperienza sessuale, che si rivelerà, però, assai diversa dalle aspettative. Il ragazzo altro non cerca che divertimento e facile sesso, e di questo la ragazza resterà sempre segnata. Non potendo avere l’amore di Daniele, dunque, tenterà di trovarlo in ogni uomo e ogni ragazzo che incontrerà lungo il cammino della vita, costellato di esperienze banali, crudeli, violente e spesso malsane. Tutto questo per cercare un po’ d’affetto, il bene attraverso il male, la dolcezza attraverso la violenza. Questo è Melissa P: la ricerca dell’amore attraverso il sesso. Continua a leggere

L’uomo spezzato.

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Ci succede tutti i giorni di essere investiti da notizie di cronaca in cui, se non si hanno prove a sufficienza, viene additata una persona come sospetta, a questo punto il passo è breve prima che l’opinione pubblica trasformi il sospetto in colpevole con le relative conseguenze che questo avrà nella sua vita, alcune volte capita però che ci si era fatti un idea sbagliata etichettando frettolosamente un povero malcapitato. Proprio di questo argomento parla il film “L’uomo spezzato” di Stefano Calvagna che porta sul grande schermo un fatto di cronaca realmente accaduto tra i banchi di scuola di un liceo.
TRAMA: Il giovane insegnante Stefano Malavasi (Stefano Calvagna) insegna Storia dell’Arte in un liceo di Roma, tra i suoi alunni c’è Laura (Federica Sbrenna) una giovane e disinibita tredicenne che si invaghisce subito del professore e decide, dopo essersi confidata con la sua amica del cuore Sara (Giulia Elettra Gorietti), di lanciare dei chiari segnali al proprio docente che, una volta intuite le attenzioni della ragazza, rifiuta gentilmente le sue avances considerandole semplicemente delle normali fantasie adolescenziali. A questo punto però Laura, non accettando l’idea di essere rifiutata, escogita assieme alla sua inseparabile amica un piano per incastrare il professore e screditarlo davanti agli occhi delle persone a lui più care. Continua a leggere