Da Montanelli al niente:dove è finita la libera stampa di destra?

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Analizzare il giornalismo per capire la società, o almeno una parte di essa.

Questo è stato il vero comune denominatore di un pomeriggio passato ad ascoltare ottimi giornalisti discutere sul tema che dà il titolo all’articolo.

Luca Telese, Flavia Perina, Massimiliano Lenzi e Luciano Lanna, personalità diverse, storie diverse, un amore in comune, quello per la scrittura.

Dopo un breve excursus storico sul giornalismo di destra, alcuni dei presenti hanno iniziato a riportare aneddoti e spaccati di vita vissuta, di come ad esempio, un tempo fosse “facile” in alcune redazioni, come quella del Giornale, fare carriera solamente grazie alla propria bravura, solo grazie al saper raccontare bene o meno bene il mondo di quegli anni.

Dai vari racconti sono emersi fatti alquanto impensabili per chi, come me, ha da sempre visto quel tipo di giornali(di pseudo-destra) molto inclini al volere di chi comanda ed in maniera non troppo velata. Non avevo mai sentito parlare di un’anima ghibellina del giornalismo di destra o addirittura di un DNA dei giornalisti che lavoravano in quelle redazioni, più vivace dei loro colleghi politicamente contrapposti.

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PuntoFuturo intervista il Senatore Francesco Storace

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(di Antonio di Giorgio)

Latina, piazza del popolo, ore 15:03 dell’11 settembre 2010 e Punto Futuro era già lì che attendeva l’arrivo di Francesco Storace, Senatore della Repubblica e segretario de “ La Destra”, il quale ci ha gentilmente concesso dieci minuti del suo tempo per discutere ed aprire una riflessione su alcune problematiche molto delicate del nostro territorio.

Non è mia intenzione riassumere il contenuto dell’intervista ma vorrei fare alcune considerazioni sull’evento. Innanzitutto credo sia doveroso ringraziare Storace in persona, vista la sua disponibilità nel sottoporsi ad un’intervista che poteva tranquillamente evitare, poiché la sua presenza a Latina era dovuta al Cra (Comitati riuniti agricoli) e non certo a noi di Punto Futuro. Inoltre le sue risposte, condivisibili o meno, sono state abbastanza chiare ed efficienti, non ci sono stati tentativi estremi di aggirare il problema con argomentazioni demagogiche e poco credibili anzi, direi che il suo pensiero sulle questioni sollevate emerge fortemente. Continua a leggere

La destra che non c’era…

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(di Pietro Deligia)

Difficilmente, in passato, si riusciva ad identificare la destra italiana come una formazione politica europea ed europeista.
Troppo lungo era il drappo del passato, era una destra legata ad ideologie, ma soprattutto ad avvenimenti, che stendevano un velo denigratorio anche su chi con quei fatti e con quelle vicissitudini poco aveva avuto a che fare, perché nato dopo, perché semplicemente vissuto in anni diversi.
L’altra scuola di pensiero, quella che più mi infastidiva, era quella che identificavo B. come l’unica espressione (consistente a livello di voti) della destra italiana, come se un partito populista ed aziendalista potesse allacciarsi o quantomeno avvicinarsi alle destre europee dei paesi occidentali, da Cameron alla Merkel, o portare nel suo ventre quei valori che contraddistinguevano e caratterizzavano positivamente quella storica parte politica del nostro paese.

Sembrava che nel nostro paese non fosse possibile avere una destra che sapesse smarcarsi dal proprio passato.
Questo perché, non si va avanti, se non a suon di idee, di programmi, di scelte coraggiose e con dimostrazioni di buona politica.
Sembrava soprattutto che l’egemonia culturale delle sinistre del nostro paese dovesse restare non solo tale per un tempo infinito, ma che non si sarebbe, dall’altra parte, mai riusciti a contrapporre qualcosa di credibile a livello di contenuti, tranne qualche mosca bianca…sembrava appunto.
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La Destra che non si vende

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Sabato 24 luglio, presso Parco Europa, a partire dalle ore 18.00, si è tenuto un convegno organizzato da Gioventù Italiana, sezione giovanile del partito “La Destra”, capeggiato dal cassinate Francesco Storace, con una tematica estremamente attuale: la disaffezione politica delle nuove generazioni. L’evento è stato organizzato all’interno della tre giorni della neonata “Festa Tricolore” organizzata per la prima volta dal sopracitato partito, che da venerdì a domenica ha ospitato band musicali, saggi di danza e dibattiti politici. Oltre alla presenza dei soliti noti della Destra privernate, Francesco del Broccolo e Giuseppe Sarra, il banco degli oratori è stato arricchito dalla presenza di due importanti cariche nazionali del movimento: quella di Gianni Musetti, segretario nazionale di Gioventù Italiana, e della dirigente nazionale Francesca Capacciotti. La kermesse si è aperta naturalmente con l’intervento dei due esponenti locali, impegnati sopratutto nel sottolineare l’importante evoluzione che la sezione di Priverno sta vivendo anche è sopratutto in termine di tesserati, arrivando ultimamente a toccare quota 150. Fatti gli onori di casa, la parola è passata a quello che in molti hanno definito l’astro nascente del partito, Gianni Musetti, il giovane consigliere comunale di Carrara il cui buon lavoro è sfociato nella leadership di Gioventù Italiana. Le sue parole hanno mirato dritte al nocciolo della questione; il problema del distacco dei giovani dalla politica, dice, è purtroppo qualcosa di spontaneo, in quanto oggigiorno essa si lega inesorabilmente agli interessi personali. L’ormai inflazionato leitmotiv del fare politica per la poltrona. Egli rilancia fortemente l’idea di una destra nazionalista, antieuropeista e, in politica interna, antifederalista, in forte contrapposizione alla “destra trasformista di stampo finiano, dalle evidenti sfumature affaristiche e massoniche”. Continua a leggere