Il diritto negato…notizie da Radio Carcere

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Negli ultimi tempi mi sono trovato a dibattere con altre persone sul senso della Costituzione , sulla sua attualità e sulla possibilità di riformarla quanto possibile.Tutti temi giusti e ponderati contraddistinti da acute osservazioni. Nella discussione osservavamo come il nucleo centrale della Costituzione fosse indispensabile per regolare i rapporti di una adeguata società moderna e civile. Allo stesso tempo sottolineavamo come taluni articoli possano essere considerati arretrati in corrispondenza della crescente complessità della società in cui viviamo e quindi si sosteneva la possibilità non troppo remota di una tanto giusta quanto necessaria modifica di alcuni concetti posti all’interno del testo costituzionale.
Ma sono realmente rispettate le norme della nostra Costituzione? Continua a leggere

DICO: una questione di civiltà…

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Unioni civili, Cus, Pacs, DICO… le denominazioni usate negli anni sono variegate ed allora sarà meglio fare un po’ di chiarezza. Per “Pacs” si intende Patto Civile di Solidarietàovvero un forma di unione civile inizialmente approvata in Francia nel 1999 – Pacte civil de solidaritè – mentre con l’acronimo DICO si riassume l’espressione “DIrritti e doveri delle persone COnviventi e si riferisce al disegno di legge presentato dal Governo Prodi II. E’ facile notate come tutte queste sigle che ormai da più di un decennio imperversano nei nostri giornali indicano tutte quelle forme di convivenza tra due persone, legate da vincoli affettivi e economici, che non rientrano nell’istituto del matrimonio. In due semplici parole italiane di tratta delle Unioni civili.

Ci lamentiamo sempre dell’arretratezza del nostro Paese, di quanto l’Italia sia bigotta e poco incline alle riforme di ogni genere, eppure su questo tema non siamo gli unici ad essere rimasti sostanzialmente fermi su posizioni che emanano un odore di vecchiume. Insieme a noi la maggior parte dei Paesi dell’Europa Orientale non possiedono una legislazione ad hoc per le Unioni Civili. Invece Germania, Francia e Gran Bretagna – non solo loro – hanno avviato un processo di modernizzazione riconoscendo le Unioni Civili all’interno del propri ordinamenti ed infine si arriva a chi ha già da tempo svoltato verso il futuro riconoscendo le Unioni tra omosessuali come la Spagna, il Portogallo, Belgio e Olanda, la Svezia, la Finlandia e l’Irlanda. Continua a leggere

Colpevoli fino a prova contraria..

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Nuova ‘bocciatura’ da parte della Corte costituzionale del cosiddetto ‘Pacchetto sicurezza’ del Governo. Ieri la Consulta, accogliendo i giudizi di legittimità costituzionale promossi dal gip del tribunale di Milano e dal tribunale di Lecce, ha infatti dichiarato illegittima la parte delle misure sulla sicurezza che prevedono l’obbligo per il giudice di disporre la sola custodia cautelare in carcere quando sussistono gravi indizi di colpevolezza per il reato di omicidio volontario, vietando in tal modo misure alternative come gli arresti domiciliari. Nello specifico, la Corte costituzionale, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 275, comma 3, secondo e terzo periodo, del codice di procedura penale, come modificato dall’art. 2 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori).

Per questo si può dire che d’ora in poi, anche chi è accusato di omicidio volontario, con a proprio carico “gravi indizi di colpevolezza”, potrà attendere l’esito del processo e della successiva sentenza agli arresti domiciliari e non più obbligatoriamente in carcere. La bocciatura è motivata dal fatto che il divieto per il giudice di comminare misure alternative nel caso di «elementi specifici» e «in relazione al caso concreto», lede il principio dell’inviolabilità della libertà personale (art. 13 Cost.) e quello della presunzione di non colpevolezza (art.27 Cost.) dell’imputato.

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Tornano i “fasci”? Francamente spero di NO!

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Quando io e Paolo abbiamo immaginato a come potesse essere strutturata questa rubrica e quale dovesse essere la sua funzione ci siamo guardati e quello che ci siamo detti è: “sarà molto impegnativo e delicato il nostro lavoro”. Ma mai e poi mai mi sarei immaginato di dover trattare un ddl costituzionale che avesse lo scopo di abolire il reato di apologia fascista. Continua a leggere

Informazione e conflitto d’interesse: una storia tutta italiana…

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Oggi esordisce in questo blog una nuova rubrica chiamata “società e diritto”, la quale si pone come obiettivo quello di creare uno spazio di riflessione che prediliga una spiegazione giuridica degli argomenti che andrà a trattare. Il primo numero abbiamo deciso di dedicarlo ad uno dei più grandi dilemmi che il nostro Paese ci pone davanti agli occhi tutti i giorni: la comunicazione. Sono anni ormai che sentiamo parlare di come la comunicazione sia mal gestita in Italia, di come abbia preso vita una sorta di monopolio naturale composto da reti televisive, quotidiani, settimanali, case editrici, che fanno capo al nostro presidente del Consiglio. Cercheremo di dimostrare, attraverso un excursus delle maggiori leggi inerenti alla comunicazione, che questo monopolio tanto naturale non è.

Tanto per cominciare dobbiamo sapere che fino a metà degli anni ’70 il servizio televisivo nazionale era interamente compreso nelle reti di Stato. La prima legge che aprì le porte delle reti private fu la legge n° 103/75 (cd riforma televisiva), la quale dava la possibilità di creare un’emittente televisiva privata a livello regionale, garantendo tuttavia il principio del monopolio statale che trasmetteva su scala nazionale.

Nel 1984 questo monopolio fu violato da un polo privato di emittenti televisive (Fininvest) che, attraverso il cd “sistema di cassettizzazione”, riusciva a trasmettere contemporaneamente gli stessi programmi sulle frequenze locali di tutte le regioni italiane. In reazione a questa evidente violazione del principio del monopolio statale, la politica non condannò questo sistema creatosi in malafede, bensì si adattò a tale sistema legiferando in modo tale da tramutare una situazione di fatto in una situazione di diritto. Fu cosi che i decreti Berlusconi (in riferimento all’allora presidente Fininvest Silvio Berlusconi) emanati dal Governo Craxi permisero la nascita di emittenti privati che potevano trasmettere su scala nazionale.  Continua a leggere