L’unione europea tra scetticismo e Stati Uniti d’Europa

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Gli interrogativi sul ruolo dell’Unione Europea ed il conseguente dibattito che ne è scaturito hanno accompagnato tutto il percorso di creazione ed evoluzione dell’Unione stessa e vedono protagonisti, da una parte i sostenitori della creazione degli Stati Uniti d’Europa – auspicata decenni fa dal buon Altiero Spinelli – e dall’altra gli euroscettici – profondamente contrari alle politiche dell’UE, come all’introduzione dell’euro. Nell’ultimo periodo, però, a causa anche delle difficili sfide che l’Unione si trova a fronteggiare in ambito economico, tale dibattito si è inasprito ed è tornato agli onori della cronaca.

L’Europa come entità sovranazionale esiste da più di 50 anni, dal 1957 esattamente, quando venne creata la Comunità Economica Europea e, nel corso degli anni, la sua funzione è cambiata enormemente, sempre più Stati sono entrati a farne parte e si sono compiuti notevoli passi in avanti verso un’integrazione più completa, sulla base della visione dei padri fondatori di unione economica prima e unione politica dopo, senza però arrivare al raggiungimento della seconda. Allora, a cosa serve aver creato l’Unione Europea se non esiste un idem sentire comunitario e sono solo i singoli Stati a decidere quali politiche attuare, per poi, nel momento del bisogno, fare appello all’Unione per ricevere aiuti? Continua a leggere

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Sprechi e soldi non spesi

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Pochi immaginano che nonostante la fisiologica crisi economica, l’Italia potrebbe acquisire flussi di liquidità enormi, grazie all’Unione Europea.

Purtroppo però la nostra classe politico-amministrativa mostra evidenti lacune anche in questo frangente. Questa è solo l’ennesima mancanza di attenzione di una classe dirigente che non è in grado di affrontare l’ormai repentina evoluzione dei mercati e delle sue leggi.
Se prima il politico aveva un ruolo di mera rappresentanza, oggi, ed in futuro, sarà sempre più necessario acquisire un ruolo di competenza!

L’Italia rischia di perdere quasi 10 miliardi di fondi europei per l’incapacità di spenderli. Meglio dire anzi, che molti di essi sono già stati persi, e molti altri ne sta ancora perdendo, lasciandoli nelle casse di Bruxelles.

Sono quasi dieci anni che il nostro Paese non riesce a spendere neanche la metà dei fondi disponibili, come sappiamo di solito le risorse mancano, e quello è un altro problema, ma se ci facciamo sfuggire anche le opportunità dove c’è solo da spendere…

Il problema dell’Italia, sta anche in questo, spesso i soldi pur volendo non riesce a spenderli. Tutto questo a causa: dell’incapacità di attivare le procedure adeguate, in un apparato troppo burocratizzato come il nostro, della scarsa propensione a fare rete tra gli enti locali, della mancanza di una diffusa informazione presso i cittadini sull’esistenza dei fondi comunitari, dei mille cavilli tra i quali gli stessi fruitori dei finanziamenti devono districarsi.

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L’Europa boccia la “clandestinità”

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Le politiche dell’immigrazione sono spesso al centro del dibattito pubblico. In Italia, ultimamente si è tentato di eliminare l’immigrazione alla fonte, con degli accordi con i Paesi di origine e specialmente con la Libia, dove a spese dello Stato italiano molti immigrati sono stati rimpatriati per poi essere ricondotti nei loro Paesi di origine. Tale politica ha causato, nel 2009, ripetute proteste da parte di Laura Boldrini la quale, a nome dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati , ha sottolineato come la cosiddetta “politica dei respingimenti” non tenga conto di come fra le persone respinte potrebbero esservi dei richiedenti asilo politico, in vari casi in possesso dei requisiti per ottenerlo.

La sensibilità del nostro pese e nella fattispecie del nostro Governo  nei confronti dell’immigrazione è testimoniata anche da altri interventi legislativi. Tra questi spicca la Legge 15.7.2009,n.94 (facente parte del c.d. pacchetto sicurezza) che ha introdotto nell’ordinamento italiano la nuova figura del reato di immigrazione clandestina: si tratta propriamente di una contravvenzione per la quale è prevista esclusivamente la sanzione pecuniaria (minimo € 5.000,00 massimo € 10.000,00). L’illecito in esame si consuma sia nel caso in cui il clandestino entri illegittimamente nel territorio italiano , sia nel caso in cui , una volta scaduto il permesso di soggiorno , si trattenga sul nostro territorio. Inoltre. la legge sancisce l’obbligo a carico dei pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio, di denunciare la persona che commette questo reato, ovvero il migrante colpevole di non possedere (suo malgrado) un permesso di soggiorno.

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