Il ritorno del poliziesco

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A chi di noi non viene in mente quando si pensa ad un film poliziesco degli anni ‘70 un brano che lo accompagna e riesce a rendere quel film o telefilm caratteristico, quei motivetti jazz, funk o blues che danno atmosfera. Questa è l’idea alla base dela musica dei Calibro 35.

La band si forma a milano nel 2007 con l’obiettivo di rivisitare in chiave moderna brani che hanno accompagnato il filone del cinema poliziesco italiano degli anni ’60 e ’70; un compito difficile, dato il richio di pesanti critiche da parte dei cultori nonchè puristi del genere poliziesco e che avrebbero potuto vedere il progetto dei Calibro come l’ennesimo tentativo di rovinare brani “intoccabili” del genere con il loro tentativo di ammodernamento.

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La rivolta dei “dannati”

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Ai margini della nostra società, della realtà in cui viviamo tutti i giorni, ci sono anche coloro che vivono una vita completamente diversa, dietro le porte di ferro delle carceri di mezzo mondo. Sto parlando di tutte quelle persone che si ritrovano rinchiuse in prigione, con tutte le difficoltà , esistenziali e fisiche, che ciò comporta. Le condizioni all’interno delle strutture carcerarie sono da sempre oggetto di discussione e tornano perennemente a galla quando si verificano omicidi e suicidi al loro interno. A questo scenario di vita marginale e complessa, sempre meno conosciuta e ignorata dagli organi di informazione è stato dedicato nello scorso anno cinematografico il film “Cella 211”, diretto dal regista spagnolo Daniel Monzon e vincitore di 8 premi Goya ( il nostro equivalente dei “David di Donatello”).

Un successo straordinario in patria che lo ha portato fin da subito ai vertici del cinema europeo sia per la sua qualità artistica, sia per il tema rilevante che la pellicola affronta. Infatti, sulla scia di opere quali “American hystory x”, “Animal factory” e se vogliamo anche di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, il film spagnolo tratta il fondamentale tema della vita all’interno della prigione, vista dagli occhi del protagonista Juan Oliver un funzionario che rimane invischiato all’interno di una rivolta scoppiata nel carcere e che si tiene in contatto con la polizia all’esterno pur appoggiando in parte la causa dei detenuti. Continua a leggere

MUSICA, FILM e COLONNE SONORE

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Cosa sarebbe un film senza una colonna sonora?Ci avete mai pensato?

La colonna sonora o soundtrack in un qualsiasi film è un elemento portante quanto la trama, anzi si può benissimo dire che le questi due elementi si fondono tra loro creando una reazione alchemica fondamentale per il film. Una colonna sonora ha il compito di guidare e coinvolgere maggiormente durante lo svolgimento delle scene, un esempio semplicissimo è quello dei film thriller in cui alcune scene salienti sono arricchite da melodie in grado di aumentare quella sensazione di suspance e palpitazione.

Molto spesso un brano di una colonna sonora, come per quanto avviene nel campo pubblicitario, viene associato, da parte delle persone, ad un determinato film, in questo modo sia la pellicola che l’autore del brano ne risentono di un effetto positivo, in quanto a notorietà e vendite, uno dei casi più eclatanti è ad esempio “My heart will go on” di Celine Dion, brano portante del colossal “Titanic”, come tutti ricordano il brano era associato ad una delle scene più famose del film e fu etichettato come la “Theme Song” del film, soprattutto i giovani associavano il brano al film, garantendo all’artista un boom di vendite riportarono la Dion in cima alle classifiche per molte settimane. Un altro esempio che tutti probabilmente , ricordano ,anche andando leggermente piu indietro con gli anni, ricordano è quello di “Pretty Woman” Theme Song dell’omonimo film e composta da Roy Orbison, inserita nel film nella scena dello shopping . Non bisogna dimenticare il simpaticissimo “School of Rock” film con Jack Black in cui l’attore, che interpreta un ex muscista, diviene insegnante di supplenza in una scuola elementare e forma con i suoi e talentuosi studenti un vero e proprio gruppo rock accompagnato da una colonna sonora che può contare su brani dei Led Zeppelin che mai avevano concesso per un film i diritti per i loro brani.

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Mine Vaganti, l’unica cosa più complicata dell’amore è la famiglia.

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Per chi fosse un appassionato dei film di Ferzan Özpetek sicuramente non si sarà fatto scappare la sua brillante ultima opera, “Mine Vaganti”, uscito nelle sale cinematografiche nel marzo del 2010, è infatti ritenuto dal pubblico e dalla critica uno dei film più belli del regista che si affianca ad altri suoi successi come ” Le fate ignoranti” (2001), “La finestra di fronte” (2003) e “Saturno contro” (2007) i quali gli hanno permesso di lanciarsi e affermarsi nel cinema italiano.
TRAMA: Tommaso (Riccardo Scamarcio) è il più piccolo della famiglia Cantone, una nota famiglia salentina che possiede un grande pastificio industriale, a differenza di sua sorella Elena e di suo fratello Antonio (Alessandro Preziosi) rimasti a Lecce per gestire i beni di famiglia, Tommaso vive a Roma dove, a differenza di quello che pensano i suoi familiari, si è laureato in Lettere e soprattutto dove può vivere alla luce del sole la propria omosessualità. Continua a leggere

Il periodo d’oro del cinema d’autore.

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Il ventennio compreso tra gli anni sessanta e ottanta è un periodo caratterizzato da numerosi cambiamenti, che portarono all’acquisizione di una mentalità più aperta da parte dei registi ma soprattutto del pubblico verso i nuovi costumi e verso le problematiche politiche e sociali. Proprio in questo periodo, nonostante il grande schermo avesse perso i consensi di una parte del suo pubblico con l’affermarsi della televisione, si fece sempre più frequente la volontà di registi emergenti, oltre che di altri già affermatisi precedentemente, di misurarsi con nuove produzioni in cui si notava in modo inconfondibile una caratteristica visione personale dell’autore, che poneva l’accento su determinate tematiche ed evidenziava ogni minimo particolare rilevante per la storia. Quello che ha reso indimenticabile quest’epoca è la varietà dei generi affrontati, non vi è infatti un filone preponderante seguito dai registi, i quali si sono specializzati in diversi campi e in alcuni casi, come vederemo, hanno creato un nuovo genere. Continua a leggere

Il western della natura: “La proposta”

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Nonostante siano passati cinque anni dalla sua uscita nelle sale, La proposta resta un film ancora sconosciuto ai più. Una pellicola western diretta dall’australiano John Hillcoat (lo stesso regista del recente The road) e sceneggiata da Nick Cave, che quì accantona la sua famosa carriera musicale per dedicarsi al cinema.

Intenzione dell’autore era quella di creare un film sui generis che riuscisse ad incastonare i personaggi della vicenda nello strabiliante scenario del deserto australiano. Infatti la storia in sè non è nulla di particolarmente originale: il capitano inglese Morris chiede a Charlie Burns (uno dei principali banditi del paese), di portare al suo cospetto il fratello Arthur, accusato dell’eccidio di un’intera famiglia. Per convincerlo a compiere quest’azione, l’ufficiale prenderà il fratello minore della famiglia, Mike, come ricatto. Da quì inizia il viaggio di Charlie alla ricerca del vecchio fratello, non più visto di buon occhio. Il suo cammino diventa un viaggio verso l’ignoto, tra le sconfinate distese dell’Australia degli aborigeni.

In uno scenario che appare perennemente ostile, il paesaggio assume il ruolo centrale di vero e proprio soggetto vivente: durante l’intera visione del film Hillcoat dimostra la sua maniacale ricerca del dettaglio, la perfezione della ricostruzione dei luoghi e delle situazioni. Alla fine sembra quasi di percepire il soffio del vento, l’instancabile lavoro giornaliero del sole, la sabbia, le mosche sopra quei vestiti luridi di gente dimenticata da Dio…

The proposition (questo il titolo originale dell’opera) è una pellicola che probabilmente continuerà a rimanere nel dimenticatoio, ma per quei pochi che hanno avuto la fortuna di vederla è diventata subito una “reliquia” da venerare, un vero e proprio cult. Un western che riprende la tradizione dei capolavori degli anni passati e che rielabora tutto in chiave moderna attraverso una fusione di elementi che lo rendono assolutamente unico: il regista indugia segli scenari, le fantastiche musiche di Nick Cave e del violino di Warren Ellis sottolineano quella sensazione di metafisicità che il lavoro si porta dietro fin dall’inizio. Per non parlare poi della brutalità di alcune scene, a cui si contrappone la dolce poeticità di altre, con la Natura che diventa parte integrante di un dialogo immaginario con i protagonisti.

“Sono venuto in questa terra desolata ed il Dio in me è evaporato”.

Davide Di Legge

Benvenuti al Sud…o meglio Giù al Nord!

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(di Jacopo Di Macio)

La settimana scorsa è uscito nelle sale di tutta Italia, compreso anche il nostro piccolo cinema, una divertente commedia intitolata “Benvenuti al Sud” remake del film francese “Bienvenue chez les Ch’tis” del poliedrico regista e attore Danny Boon, e tradotto nell’edizione italiana con il titolo “Giù al Nord”, in Francia questo ha riscosso un enorme successo piazzandosi addirittura al secondo posto dei film più visti della nazione, con oltre venti milioni di spettatori è infatti superato solo da “Titanic”. Continua a leggere