Walter Tobagi: un esempio per i nostri figli…

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Torniamo oggi a parlare degli anni di piombo, anni bui della politica italiana che si contraddistinguono per tutte quelle morti ingiuste che il nostro paese piange tutt’ora. O che, per lo meno, avrebbe il dovere di piangere senza dimenticare nessuno, per il semplice motivo che all’epoca esistevano le brigate rosse che volevano rovesciare l’ordine costituzionale, ma allo stesso modo vi erano magistrati, politici, giornalistici, membri della società civile in genere che sacrificarono la propria vita per preservare la democrazia italiana.

Per la redazione di questo articolo devo ringraziare – non me lo sarei mai aspettato – Anno Zero di Santoro, dove è intervenuta poche settimane fa Benedetta Tobagi, giornalista che collabora con il quotidiano la Repubblica e che mette in risalto come le vittime del terrorismo – compreso suo padre – vengano offese dagli ormai famosi manifesti “Via le BR dalle procure” e da tutte le affermazioni che il premier compie da anni contro la magistratura. Continua a leggere

Da Montanelli al niente:dove è finita la libera stampa di destra?

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Analizzare il giornalismo per capire la società, o almeno una parte di essa.

Questo è stato il vero comune denominatore di un pomeriggio passato ad ascoltare ottimi giornalisti discutere sul tema che dà il titolo all’articolo.

Luca Telese, Flavia Perina, Massimiliano Lenzi e Luciano Lanna, personalità diverse, storie diverse, un amore in comune, quello per la scrittura.

Dopo un breve excursus storico sul giornalismo di destra, alcuni dei presenti hanno iniziato a riportare aneddoti e spaccati di vita vissuta, di come ad esempio, un tempo fosse “facile” in alcune redazioni, come quella del Giornale, fare carriera solamente grazie alla propria bravura, solo grazie al saper raccontare bene o meno bene il mondo di quegli anni.

Dai vari racconti sono emersi fatti alquanto impensabili per chi, come me, ha da sempre visto quel tipo di giornali(di pseudo-destra) molto inclini al volere di chi comanda ed in maniera non troppo velata. Non avevo mai sentito parlare di un’anima ghibellina del giornalismo di destra o addirittura di un DNA dei giornalisti che lavoravano in quelle redazioni, più vivace dei loro colleghi politicamente contrapposti.

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L’Italia vista da lì

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Che l’Italia non è un paese per giovani dovrebbe essere ormai un dato di fatto. Dico dovrebbe perchè c’è chi, come il presidente dell’Alitalia e numero un della Piaggio Roberto Colaninno, afferma che se i giovani in Italia non lavorano è perchè hanno perso quella voglia di rischiare che è sinonimo di voglia di lavorare, negando tutte quelle evidenze sociali ed anche culturali che denunciano l’esistenza di un vero e proprio problema strutturale. Basti pensare agli ultimi dati Istat che vedono attestarsi il tasso di disoccupazione giovanile al 28,9%.

Una chiara fotografia di quella che è la situazione culturale italica nell’ottica del rapporto giovani-lavoro la resitutisce in maniera brillante un editoriale a firma di Letizia Airos, editor in chief di i-Italy, testata giornalistica italo-americana che si esprime integralmente attraverso il web. Continua a leggere

Saremo noi ad uccidere la carta stampata?

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(di Pietro Deligia)

Continua il nostro viaggio dentro la rete per capire come e cosa sta cambiando nelle nostre vite.
Le teorie che si trovano su questi argomenti sono a volte un po’ bislacche, ma spesso si trovano spunti interessanti su cui potersi confrontare.

Partiremo dal titolo, per poi allargare il discorso e porci altri interrogativi.

Quello che oggi vi chiedo è: per quanto tempo ancora saremo disposti a pagare per ottenere dei contenuti, cioè giornali, libri, o informazioni di ogni genere?
Vi porto un piccolo esempio, voi oggi state leggendo il nostro blog e state ricevendo quello che io ho deciso di trasmettervi. Se oltre al nostro visitaste altri 10 blog quotidianamente, magari piattaforme specifiche, quindi con maggiori informazioni di vostro interesse e non generici come molti quotidiani, non avreste l’impressione di scegliere solo quello che veramente desiderate sapere, e non notereste l’inutilità del caro vecchio giornale?

Qualcuno di voi risponderà (i più nostalgici) : ”vuoi mettere, leggere il giornale, aprirlo, sfogliarlo, sentirlo tuo e basta!” , certo, c’è un bel po’ di spirito retrò, e se vogliamo anche un fascino antico, ma andiamo a vedere il pratico, ed allora potrei controbattere dicendo che, per avere una copia del quotidiano o della rivista bisogna uscire a comprarlo, pagarlo, e poi quando si è finito questo rituale bisogna lavarsi le mani (infatti anneriscono i polpastrelli!) e buttarlo nel cassonetto giusto, e poi una volta finito il ciclo, aspettare un nuovo giorno e rieseguirlo.
Sono punti di vista, ma la comodità che ci dà il digitale, l’assenza di ingombro ed il poter leggere le news quando ancora si sta nel letto, non sono qualità da bistrattare.
Altri di voi diranno: “si ma la qualità delle notizie è diversa!”.
Io dico:”forse”, se si sceglie bene cosa leggere, i contenuti a volte non risultano inferiori, tutt’altro, e soprattutto, i blog, gli spaces, e tutti quei siti che danno spazio ai non professionisti come noi, hanno aperto quella finestra creativa che è insita nell’uomo e che lo porta a raccontare, condividere e confrontare le proprie opinioni senza beccarsi un soldo.
Quindi se tra qualche anno autori, edicolanti e l’indotto di questo settore diminuiranno a dismisura non ci sarà da sorprendersi.
Credo sia utile a questo punto guardarci indietro per capire che non siamo di fronte a qualcosa di mai visto, ma solo al ciclico avanzamento della storia, guardando dentro casa nostra ad esempio, sapete dirmi quanti sarti, spazzacamino, calzolai c’erano fino a venti anni fa nel nostro ridente paesino? E adesso?
Il continuo rinnovamento apporta modifiche sostanziali nel tessuto sociale e cambia le professioni, raramente le elimina, il segreto per sopravvivere è non farsi trovare impreparati.
Pensateci blogger e parliamone insieme!