Qualcuno ci diceva: “i tuoi sforzi verranno ripagati …” Riflessioni di una studentessa dell’Università La Sapienza

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Anni fa, quando eravamo bambini e frequentavamo ancora la scuola elementare, quando eravamo stanchi di fare i compiti, i nostri genitori ci dicevano: “Studia, che i tuoi sforzi saranno ripagati”.

 

Alcuni di noi hanno smesso dopo il diploma, altri, i più coraggiosi, si sono iscritti all’università, scegliendo percorsi più o meno lunghi.

 

Quindi, tutti i giorni, la vita dello studente italiano medio (spesso pendolare), è scandita da lezioni, laboratori, studio. C’è qualcuno che deve fare i conti anche con qualche ora di treno, con il sistema dei trasporti che non funziona come dovrebbe.

 

Tutto questo, al di là della fatica che comporta la scelta di frequentare l’università, ha un costo: le tasse universitarie, i libri, che diventano ogni anno più costosi e i trasporti, il cui aumento di prezzo è direttamente proporzionale alla loro inefficienza. Continua a leggere

Lavoro subordinato in discesa

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Indietro di cinque anni, ai livelli del 2006. La platea dei lavoratori dipendenti in Italia si assottiglia e dopo una discreta crescita fino al 2008, nei due anni successivi c’è stata una pesante inversione di rotta causata dalla crisi, che ha ristretto la categoria a quota 11,6 milioni. A subire l’emorragia di posti, secondo l’elaborazione del Centro studi Datagiovani sugli ultimi dati Inps, sono gli under 35 che rispetto al 2006 sono diminuiti del 12,6%, passando da 4,6 milioni agli attuali quattro. E a livello territoriale è al Nord che si registrano le flessioni peggiori. «La perdita è dell’1,5% nel Nord Ovest e dello 0,7% nel Nord Est dal 2006 al 2010 – spiega Michele Pasqualotto, ricercatore di Datagiovani – mentre nel Centro e nel Mezzogiorno ci sono fragili segnali positivi. Tutta colpa degli ultimi due anni, e in particolare del passaggio dal 2009 al 2010, in cui la flessione è stata del 4,7% in Italia, con una punta del 6% al Sud».
La dinamica regionale.

Contratto unico? Si, no, forse

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Vi avevo lasciato(https://puntofuturo.wordpress.com/2011/06/19/lavoro-da-dove-partire/ ) con una provocazione, l’applicabilità ancora oggi dell’articolo 18. Non era casuale e tra qualche riga scoprirete il perchè.

Negli ultimi tempi si sente parlare ripetutamente del contratto unico, in molti hanno evidenziato come questa possa essere una possibile via per una nuova regolamentazione del mercato del lavoro.

Vediamo, in breve, in cosa consiste questa rivoluzione copernicana che potrebbe trasformarsi in realtà tra qualche tempo.

Andando per titoli si propone:

un contratto di lavoro unico a tempo indeterminato senza tutela reale (Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori), in sostituzione a tutte le forme contrattuali in uso, con eccezione dei contratti di inserimento e di apprendistato e dei co.co.pro sopra i 40.000 euro lordi. Va precisato che chi ha un contratto già stipulato, lo manterrà fino alla scadenza del tale.

L’istituzione, per i nuovi assunti, di un’indennità di licenziamento, a carico del datore di lavoro, pari almeno a tanti dodicesimi della retribuzione lorda complessivamente goduta nell’ultimo anno di lavoro quanti sono gli anni di anzianità di servizio, e l’introduzione di un’indennità di disoccupazione, a prescindere dal settore e dalla qualifica, che si aggiunge a quella di licenziamento.

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LOOKING FOR A JOB

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Stando agli ultimi dati elaborati dall’Istat, il tasso di disoccupazione giovanile in Italia si aggira intorno al 28,5%. Percentuale piuttosto alta direi. Cosa fare? Arrendersi all’immobilismo del mercato del lavoro italiano? Atrofizzarsi davanti ad un pc inviando CV a più non posso? Scarterei completamente la prima. Ok la seconda opzione, anche se consiglio un limite di tempo massimo da prefissare per l’attesa.

Se nessuno in questo paese riesce a rispondere alle nostre richieste, e la fuga dalla bella Italia non è la vostra prima alternativa, perché non crearsi un lavoro alternativo che possa assicurare benessere economico, da sostituire ai classici lavori per cui tutti noi studiamo?

Leggendo sul web se ne trovano davvero di tutti i tipi, alcuni molto stravaganti che si fa fatica ad immaginare.

Chi di voi ha mai pensato di fare da grande il “tree climber”? Si tratta del giardiniere acrobatico che si diverte a mantenere il giardino di casa saltando da un albero all’altro, riuscendo a raggiungere punti elevati, difficilmente curabili altrimenti ( se non con uso di macchine adeguate). Continua a leggere

Lavoro, da dove partire…

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Dopo le esternazioni di qualche giorno fa del ministro Renato Brunetta, la questione del lavoro precario è tornata sotto i riflettori più di quanto già lo sia stata in passato.

Tralasciando il comportamento del ministro, che credo non meriti commento alcuno, possiamo invece concentrarci ed esaminare i motivi di quella che ormai è diventata una vera questione nazionale, la questione del lavoro e della sua regolamentazione.

Negli ultimi anni, e soprattutto dopo l’acutizzarsi degli effetti della crisi finanziaria, nel nostro paese, si è ingrandita la forbice, già assai ampia, tra categorie di lavoratori.

Ricorre spesso il concetto che il mercato del lavoro sia diviso in almeno due macro aree.

Da una parte i lavoratori statali, per citare una categoria, più anziani solitamente, che godono di tutele e benefici, dall’altra i più giovani, costretti a sottostare a forme contrattuali che non garantiscono nessuna forma di stabilità.

Il dato sulla disoccupazione giovanile, ormai vicino al 30%, preoccupa e non poco.

Su questo bisognerebbe fare alcune considerazioni preventive: la prima riguarda la categoria dei giovani, i dati infatti considerano una fascia di età che va dai 15 ai 25 anni, forse questa fascia dovrebbe essere aggiornata, visto che oggi sono pochi i giovani che iniziano a lavorare prima dei 25 anni.

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Part-time, da scelta a necessità

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Il contratto part-time ormai si diffonde per non sprofondare negli abissi della disoccupazione, è sempre meno una scelta di vita per conciliare famiglia e lavoro.

Nel 2010 il 31% di lavoratori al primo impiego è entrato sul mercato a orario ridotto, nell’industria, dove tradizionalmente non ha mai avuto grande appeal, il part-time è aumentato del 43%.

In totale i lavoratori a tempo parziale sono quasi 3,5 milioni (+1,4% sul 2007), rappresentati da donne nel 78% dei casi. Essi rappresentano il 15% dell’occupazione totale e circa la metà non ha scelto il part-time, ma si è trovato di fronte all’unica possibilità lavorativa disponibile al momento.

La crisi ha accentuato il peso della componente involontaria che lavora con contratti part-time, infatti nel 2007 la formula rispecchiava una specifica esigenza dei lavoratori nel 62% dei casi, mentre tre anni dopo la percentuale è scesa al 51 per cento. Se restringiamo l’obiettivo sugli uomini emerge che per il 60% il part-time non è stata una libera scelta, fatto che evidenzia la sempre maggiore difficoltà nel trovare contratti full time ed a tempo indeterminato.

Il contratto a orario ridotto non è più l’emblema della conquista per alcune categorie di lavoratori.

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