MATRIMONIO “RIPARATORE”: GIUSTO, SENZA SENSO o DESIDERATO?

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Oggi sono sempre meno i matrimoni e sempre di più in aumento le convivenze. Ciò non avviene come sostiene più di qualcuno per una crisi dei valori ma forse per paura, o forse perchè si è più razionali e più consapevoli che in realtà nulla è una garanzia del “per sempre”. La mentalità è diversa rispetto a mezzo secolo fa. Nonostante ciò, secondo l’istat, continuano i cosidetti matrimoni “riparatori”.
Vista la nuova mentalità, le nuove esigenze, ha senso ancora ricorrere al matrimonio “ripatore”? Non ci riferiamo tuttavia in questo caso a coppie che stanno da anni, decenni insieme che hanno avuto un figlio prima del matrimonio. Poniamo il caso piuttosto di ragazzi giovanissimi, anche minorenni, che si frequentano da poco a cui “capita” una gravidanza indesiderata. Ha senso oggi in questo caso ricorrere ad un matrimonio? Oppure è più giusto lasciare che con il tempo i due giovani decidano se è opportuno unirsi in questo sacro vincolo o meno?
Fino a qualche decennio fa i ” non regolarizzati” erano moralmente condannati. Quindi nel caso di una gravidanza indesiderata era inpensabile non ricorrere al matrimonio.
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DIVORZI: POCA SERIETA’ O MENO IPOCRISIA?

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Andando avanti negli anni sono sempre di più i matrimoni che terminano. A piovere sono subito le critiche come “Oggi c’è poca serietà. Anni fa c’erano più valori”.
Questa è una frase che spesso viene ripetuta proveniendo dalla bocca di molti anche se non la maggior parte.
Secondo le statistiche, più della metà dei matrimoni non ha esito positivo e termina con separazioni e divorzi, senza considerare le “separazioni in casa” che non sono dimostrabili.
E’ un dato a dir poco rilevante e senza dubbio vi è una differenza sostanziale tra gli ultimi decenni e il periodo precedente.
Fermandoci solamente alle statistiche viene quasi spontaneo affermare che nel passato vi era serità, si credeva nel matrimonio e nei valori e che oggi invece sono tutti portatori di valori negativi, persone poco serie e che pensano solamente al superfluo.
Riflettendo però, è da notare un cambiamento della mentalità tra i due periodi che può rendere comprensibile, anche se non sempre giustificabile, una rottura di un matrimonio.
Innanzitutto la mentalità maschilista che ha dominato fino a non molto tempo fa e l’istutuzione del divorzio solo negli anni ’70 e non prima, costituiscono due fattori non certo irrilevanti.

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FINCHE’ MORTE NON CI SEPARI…

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Da qualche decennio o poco più, vi sono sempre più coppie che preferiscono non ricorrere al matrimonio per consolidare la loro unione. Ciò in parte è dovuto da fattori come mancanza di fiducia nell’istituzione del matrimonio, paura di un impegno per tutta la vita, mancanza di fiducia in se stessi o nel partner, problemi economici….Fattori certamente discutibili. C’è chi sostiene che il matrimonio sia una dimostrazione e un impegno di maggiore serietà rispetto alla convivenza che potrebbe sciogliersi in qualsiasi momento molto facilmente. C’è invece chi al contrario sostiene, che la convivenza sia una dimostrazione maggiore di amore e serietà perchè svincolata da possibili interessi economici e altri fattori che nei matrimoni potrebbero esserci.
Recenti studi dimostrano che si ha sempre più paura del matrimonio, descritto come una catena, un vincolo indissolubile. Inoltre il fatto che ci siano molti divorzi non aiuta a scegliere il matrimonio.Visti solamente questi punti, nessuno avrebbe voglia di sposarsi preferendo cosi la covivenza. Secondo alcuni infatti essa è un modo per conoscersi meglio prima di affrontare il matrimonio e prevenire situazioni che in un futuro potrebbero essere più dolorose e che con la convivenza sono più “facilmente risolvibili”. Forse un modo per “sbagliare meno”.