Il profano nel sacro

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La pubblicità è vecchia come il mondo. Infatti, come tutti sanno, cominciò il serpente a decantare a Eva le virtù della sua frutta”.

 

Cesare Marchi

 

 

The marketing is all around”. Esso è un processo sociale volto a influenzare un comportamento di consumo, a trasmettere messaggi di qualsiasi entità. Chi può se ne serve. Questa è la realtà e noi tutti l’accettiamo, chi più, chi a meno dosi. Eppure se la mano che si nasconde dietro ad uno slogan, ad un marchio, ad un evento pubblicitario è quella di “un’entità religiosa”, ecco che si accende un dibattito che tocca sia i credenti più ortodossi che gli atei meno impegnati. Ciò succede quando la parola di un Dio, di qualsiasi orientamento religioso Egli sia, anziché assomigliare ad un messaggio d’amore, sembra lo slogan pubblicitario di un paio di calze! Continua a leggere

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Lavoro, da dove partire…

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Dopo le esternazioni di qualche giorno fa del ministro Renato Brunetta, la questione del lavoro precario è tornata sotto i riflettori più di quanto già lo sia stata in passato.

Tralasciando il comportamento del ministro, che credo non meriti commento alcuno, possiamo invece concentrarci ed esaminare i motivi di quella che ormai è diventata una vera questione nazionale, la questione del lavoro e della sua regolamentazione.

Negli ultimi anni, e soprattutto dopo l’acutizzarsi degli effetti della crisi finanziaria, nel nostro paese, si è ingrandita la forbice, già assai ampia, tra categorie di lavoratori.

Ricorre spesso il concetto che il mercato del lavoro sia diviso in almeno due macro aree.

Da una parte i lavoratori statali, per citare una categoria, più anziani solitamente, che godono di tutele e benefici, dall’altra i più giovani, costretti a sottostare a forme contrattuali che non garantiscono nessuna forma di stabilità.

Il dato sulla disoccupazione giovanile, ormai vicino al 30%, preoccupa e non poco.

Su questo bisognerebbe fare alcune considerazioni preventive: la prima riguarda la categoria dei giovani, i dati infatti considerano una fascia di età che va dai 15 ai 25 anni, forse questa fascia dovrebbe essere aggiornata, visto che oggi sono pochi i giovani che iniziano a lavorare prima dei 25 anni.

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Economia socialista di mercato e diritti umani calpestati: il mix “vincente” made in Cina

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Diritti umani, libertà religiosa, aborti forzati, pirateria industriale, concorrenza sleale, manipolazione del cambio: queste ed altre sono le accuse che il Congresso degli Stati Uniti e larga parte dell’opinione pubblica ha riversato contro il presidente cinese Hu Jintao, in visita ufficiale a Washington dal 19 al 22 gennaio.
Nonostante ciò mr. Obama gli ha riservato una cerimonia di arrivo in grande fanfare, conferenze stampe e cene di gala in pompa magna. Ovviamente il comportamento discusso delle autorità cinesi in materia di diritti umani e politica monetaria non è bastato ad Obama per ignorare il peso economico, militare e geopolitico della potente locomotiva asiatica; di fatto il presidente Usa dalla sua elezione nel 2009 ha incontrato il suo omologo cinese ben otto volte.
Ma mentre nei palazzi del potere si discuteva sulle discusse posizione del regime di Pechino, per le strade i dimostranti le gridavano a squarcia gola; i diritti negati in Tibet, quelli alle forze democratiche cinesi, la negazione della libertà religiosa e il ricorso agli aborti forzati per imporre la politica del figlio unico. Per non dimenticare il trattamento inferto al dissedente politico Liu Xiaobo condannato a 11 anni di carcere che non ha potuto neppure recarsi a Oslo per ritirare il premio Nobel della pace.

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Quando la propaganda va oltre ogni limite

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Molto non capisco di questo governo, molto non capisco di questa Italia.

Non comprendo l’agenda politica, non mi è chiaro il progetto a lungo termine, non ho ben presente quale sia il “discorso di ampio respiro” che ogni paese dovrebbe declinare per il suo avvenire, per la propria sopravvivenza.

Oggi mi chiedevo, tra le altre cose, ma quale è il piano industriale per il paese?

Sulla forma di sviluppo che la nostra impresa o meglio il nostro mercato dovrebbe assumere non starò a disquisire molto.

Liberismo, socialdemocrazia, dottrina cattolica, capitalismo americano o capitalismo renano, credete che importi molto agli italiani? Non credo, i tecnicismi dello sviluppo e dell’economia lasciamoli a chi li studia, parliamo di fatti.

I fatti dicono che in Italia si pensa a quali danni potrebbero riversarsi sulla popolazione nel caso in cui le aziende vadano a produrre all’estero, giusto, ma perché nessuno viene più a produrre nel Belpaese? Perché tutti si preoccupano di tenere ancorate al paese le aziende esistenti e nessuno vede la possibilità di poter attrarre investimenti stranieri? Continua a leggere