Perchè Baudelaire dice “INEBRIATEVI”, non “UBRIACATEVI”!

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“Bisogna essere sempre ebbri.
Tutto è in questo: è questa l’unica questione.
Per non sentire l’orribile peso del Tempo che vi rompe le spalle e vi curva verso la terra, dovete inebriarvi senza tregua.
MA DI CHE? DI VINO, DI POESIA O DI VIRTU’, A VOSTRO TALENTO.
Ma inebriatevi.”

 

Questo è l’inizio di uno dei poemetti in prosa di Charles Baudelaire, precisamente il numero trentatré.
Il poeta maledetto ha fama di aver condotto una vita completamente sregolata,sempre rincorso dalla dannazione e sempre a rincorrere le effimere consolazioni della droga e dell’alcool.
Che egli abbia condotto una vita maledetta, ovvero irrequieta, instabile ed irregolare è impossibile negarlo, ma è altrettanto impossibile dipingere Baudelaire come un ubriacone soffocato da nuvole di oppio.
Molto spesso, infatti, il messaggio del suo poemetto “Inebriatevi” viene travisato e preso come un incitamento alle sbornie e all’uso dell’alcool come perfetto rimedio contro tutti i problemi. Continua a leggere

COS’E’ “SOPITO” DENTRO DI NOI?

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Quadro rappresentante Fernando Pessoa

Nella mia mente è sopita una poesia
che esprimerà la mia anima intera.
La sento vaga come il suono e il vento
eppure scolpita in piena chiarezza.

Le parole del poeta Fernando Pessoa sembrano ricordare in qualche modo quelle del filosofo Platone, sembrano ricordarci in qualche modo la sua teoria sulle idee.
Per Platone infatti le idee sono il modello, il canone delle cose che appartengono al nostro mondo materiale. Quest’ultime sono fatte a immagine delle idee, ma, appunto, sono solo delle copie, non “sono” realmente.
I Greci hanno sempre avvertito la spaccatura tra idee e realtà come insanabile, e hanno sempre cercato di colmarla attraverso l’arte: all’arte infatti è affidato il compito di rappresentare l’armonia e la perfezione del mondo delle idee, di fare da mediatore tra le due entità.
Per Platone le idee sono dentro di noi, le conosciamo anche se inconsciamente, come se fossero sopite da qualche parte dentro la nostra anima, come se fossero “una felice bruma intorno al pensiero”.

Non ha strofa, verso né parola.
Non è neppure come la sogno.
È un mero sentimento, indefinito,
una felice bruma intorno al pensiero.

Il problema è: abbiamo tutti una poesia sopita nella nostra mente e non siamo in grado di esprimerla? Ciò che ci offre il mondo è sufficiente a tirare fuori tutte le nostre potenzialità? Se qualcosa fosse andata diversamente nella nostra vita avremmo potuto scoprire potenzialità sopite dentro di noi?

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NON AVETE MAI LETTO UNA POESIA? MA SICURAMENTE L’AVETE ASCOLTATA…

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(di Alice Urciuolo)

La parola “poesia” fa paura.
“Poesia” è una cosa incomprensibile, noiosa, lontana, qualcosa che non ci riguarda, che non riguarda la realtà in cui viviamo.
A scuola ci parlano della poesia attraverso discorsi tradizionalisti e conservatori, ci dicono che è formata da endecasillabi, quartine, sillabe; ci dicono di fare la parafrasi letterale e in tutto questo tralasciano la questione fondamentale: CHE COS’E’ LA POESIA?
Siamo così portati a credere che la poesia sia quell’accumulo di termini tecnici e testi chiusi in una teca di cristallo.
In realtà la poesia è tutto, la poesia è ovunque: nessuno ci insegna a pensare e ci fa accorgere che tutto ciò che è bellezza in realtà è poesia.
Ed ecco allora che anche l’esigenza di scrivere in un modo nuovo, come può essere quello del verso, sembra normale, e sembra normale perché è un esigenza di tutti.

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ALDA MERINI: SE IL DOLORE DIVENTA POESIA…

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(di Alice Urciuolo)

Alda Merini è senza dubbio una delle voci più potenti e sincere della poesia italiana del nostro secolo.
Nata nel 1931 a Milano, la poetessa è venuta a mancare l’anno scorso, lasciandoci in dono una grande quantità di opere.
Le poesie di Alda, oniriche, sognanti, autentiche, si leggono come si legge un diario segreto.
Il canto di Alda, infatti, non nasce per altri, ma nasce per un’esigenza personale della poetessa, è un atto necessario che sgorga impetuoso senza censure e, proprio perchè così sfacciatamente appassionato, la nostra lettura sembra un’ingerenza.
Ma è solo un’impressione: Alda ci invita a partecipare al suo tormento interiore, ed è proprio da questo che la sua poesia prende vita. “La tenebra è sempre stata la mia luce”, scrive.

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