tilt camp…diario di un militante

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Dal 31 agosto al 4 settembre abbiamo abbandonato il nostro bel paesello per dirigerci a Roseto degli Abruzzi, al Tilt Camp: un campeggio organizzato soprattutto dai giovani  di SEL  e da altre associazioni. Nel gioco del flipper, il tilt è l’interruzione della partita che si verifica quando il giocatore, per impedire alla pallina di andare in buca e finire il giro, scuote violentemente la macchina. Era questa la metafora giusta per definire lo stato in cui si trova un’intera generazione. La nostra. La volontà è quella di scuotere il Paese per fare in modo che non siano altri a chiudere una partita per noi, la volontà è quella di conquistarci un altro giro. Continua a leggere

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Politica, linguaggio e qualche personalissimo pensiero

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Se è vero che molto tempo è passato da quando la politica, almeno quella di un certo calibro, si presentava ai cittadini come l’arte dell’oratoria, è anche vero che molto è cambiato sul come essa venga offerta all’udito dei cittadini.

Comizi, conferenze e grandi bagni di folla nelle piazze vanno sempre più affievolendosi.

Il vecchio, il fascino antico dell’oratoria ed il senso fisico e tangibile della politica, fatto di uomini e donne impostati dialetticamente e preparati allo scontro orale, lascia spazio ogni giorno di più alla rivoluzione digitale, alla a-fisicità del tutto.

La televisione ha cambiato, a suo tempo, il modo in cui arrivare agli elettori.

Dalle grige tribune elettorali, siamo passati alle accese trasmissioni che di politica parlano poco e male, programmi di discutibile gusto e sempre più vuoti di contenuti.

Il tubo catodico ha cambiato il linguaggio della politica, ci ha regalato forme espressive sempre meno auliche e sempre più popolane.

Ora, che la politica debba essere compresa e comprensibile a tutti è indubbio, ma che alcuni temi tuttavia vengano maltrattati da abili comunicatori di spot e tormentoni, solo per rimanere così dentro la testa degli ascoltatori, non è tollerabile!

L’appetibilità di una discussione è data anche dal grado di interesse mostrato nell’informarsi preventivamente sul discusso. Per dirlo a chiare lettere, se si parla di uccelli migratori, ed io non sono un appassionato di ornitologia, credo sia consequenziale la mia scarsa comprensibilità del tema.

Questo per ribadire che si, è giusto presentare i problemi in un linguaggio semplice, ma non per questo bisogna che anche i meno interessati riescano a comprendere il racconto.

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Analisi “non politicizzata” sul legittimo impedimento

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Credo che ormai tutti ne siano a conoscenza del significato, ma è bene che io ribadisca cosa sia il legittimo impedimento: giuridicamente parlando si intende l’istituto che legittima l’assenza in aula dell”imputato e quindi l’impedimento a essere presente. Naturalmente possono avvalersi di questa legge le maggiori cariche dello Stato, il Presidente del Consiglio ed i Ministri della Repubblica. Ci sarebbero molti aspetti tecnici da analizzare, ma a dir la verità mai come in questo caso tale riflessione risulterebbe noiosa e inutile, mentre reputo sia molto più interessante conoscere la ratio e le radici di una norma che da anni ormai è oggetto di accesi dibattiti.

Innanzitutto dobbiamo ricordare che una sorta di legittimo impedimento fu previsto già dai nostri Padri Costituenti nella Costituzione Repubblicana e mi riferisco all’art. 68 Cost. che prevedeva l’istituto dell‘immunità parlamentare, riformato nel 1993 in reazione allo Continua a leggere

L’Europa boccia la “clandestinità”

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Le politiche dell’immigrazione sono spesso al centro del dibattito pubblico. In Italia, ultimamente si è tentato di eliminare l’immigrazione alla fonte, con degli accordi con i Paesi di origine e specialmente con la Libia, dove a spese dello Stato italiano molti immigrati sono stati rimpatriati per poi essere ricondotti nei loro Paesi di origine. Tale politica ha causato, nel 2009, ripetute proteste da parte di Laura Boldrini la quale, a nome dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati , ha sottolineato come la cosiddetta “politica dei respingimenti” non tenga conto di come fra le persone respinte potrebbero esservi dei richiedenti asilo politico, in vari casi in possesso dei requisiti per ottenerlo.

La sensibilità del nostro pese e nella fattispecie del nostro Governo  nei confronti dell’immigrazione è testimoniata anche da altri interventi legislativi. Tra questi spicca la Legge 15.7.2009,n.94 (facente parte del c.d. pacchetto sicurezza) che ha introdotto nell’ordinamento italiano la nuova figura del reato di immigrazione clandestina: si tratta propriamente di una contravvenzione per la quale è prevista esclusivamente la sanzione pecuniaria (minimo € 5.000,00 massimo € 10.000,00). L’illecito in esame si consuma sia nel caso in cui il clandestino entri illegittimamente nel territorio italiano , sia nel caso in cui , una volta scaduto il permesso di soggiorno , si trattenga sul nostro territorio. Inoltre. la legge sancisce l’obbligo a carico dei pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio, di denunciare la persona che commette questo reato, ovvero il migrante colpevole di non possedere (suo malgrado) un permesso di soggiorno.

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Francia, Burqa si o Burqa no?

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Quest’oggi, con PuntoSocietà&Diritto, ci spostiamo in Francia, dove in ottobre è stata approvata dal Parlamento per poi entrare in vigore 10 anni fa la c.d. Legge anti-velo, la quale impone il divieto di indossare il Burqa e il Niqad in pubblico: firmato Nicolas Sarkozy. Ma partiamo da lontano e cerchiamo di capire precisamente cosa sono e qual è il significato di questi due indumenti che da anni fanno discutere.

Il Burqa e il Niqad sono due “capi d’abbigliamento” tradizionalmente legati alla cultura islamica: il primo proviene in particolare dall’Afghanistan e può consistere sia in un enorme velo che copre completamente il viso, oppure può essere un lungo abito nella maggior parte dei casi blu, comprendente un sorta di copri capo. Il Niqad invece ha una derivazione per lo più araba e si compone anch’esso di un fazzoletto leggero e trasparente il quale avvolge la bocca e viene legato al di sopra delle orecchie con l’aggiunta di un velo di stoffa molto più ampio che copre i capelli, la nuca e scende lungo il corpo coprendo anche buona parte del busto. Continua a leggere

L’IMPORTANZA E L’ASSENZA DI UNA BUONA POLITICA ESTERA.

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Ogni volta, all’indomani delle dichiarazioni di rito che danno il via ad una guerra, si sollevano vivaci discussioni sull’opportunità o meno di ricorrere allo strumento più estremo di risoluzione delle controversie. È così che si cerca di ribadire da una parte l’inesistenza di una qualsiasi ragione che regga difronte all’orrore della morte e dall’altra di giustificare l’intervento, spingendosi sin alla coniazione di concetti-ossimori come quelli che vogliono i raid a sostegno di una “missione umanitaria”. D’altra parte queste condizioni eccezionali rappresentano anche una sorta di “stress test” ideale per saggiare lo stato di salute di alcuni aspetti della politica di un paese. Nello specifico, il succedersi degli eventi che hanno sancito l’ingaggio militare internazionale e l’avvio della campagna “Dawn Odissey”, ci offrono degli importanti spunti di riflessione su quella che è, ad oggi, la politica estera italiana. Continua a leggere

Tornano i “fasci”? Francamente spero di NO!

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Quando io e Paolo abbiamo immaginato a come potesse essere strutturata questa rubrica e quale dovesse essere la sua funzione ci siamo guardati e quello che ci siamo detti è: “sarà molto impegnativo e delicato il nostro lavoro”. Ma mai e poi mai mi sarei immaginato di dover trattare un ddl costituzionale che avesse lo scopo di abolire il reato di apologia fascista. Continua a leggere