La ricerca scientifica nell’Italia della crisi PARTE II: “Perché la Chiesa diffida nella scienza?”

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“Dio è stata un’invenzione dell’uomo per spiegare quello che non si riusciva a capire…Più la scienza andrà avanti, meno spazio resterà a Dio. Nessuno si vuole arrendere alla morte, ecco questa voglia di ficcare ovunque la religione: Non si può spiegare con la Bibbia quello che si spiega con gli esperimenti”.

[Margherita Hack]

Quant’è forte l’ingerenza della religione, nella nostra laica Italia?

“Se si guarda bene dall’intervenire sulle ricerche di pertinenza delle scienze abiologiche come la fisica e la matematica, ben diverso è il caso che riguarda le scienze biologiche, o le scienze della vita”, scrive ancora la Hack.

Abbiamo esempi piuttosto recenti di deputati e senatori che per la loro ignoranza scientifica hanno elaborato, ad esempio, la legge 40 sulla fecondazione assistita, esempi di molteplici ostacoli posti al testamento biologico, e per allargare il campo, ancora ostacoli posti dalla Chiesa alla stesura di leggi per i diritti delle coppie di fatto, etero o omosessuali che siano.

“Insomma, la scienza è umiliata dalla politica, che è succube del Vaticano”, il tutto in contrasto con la laicità del nostro stato.

Sarà soltanto la vicinanza geografica dello Stato del Vaticano a provocare tanto interesse da parte dello stesso alle vicende politiche della nostra Italia?

Dobbiamo però, per onestà, citare anche un esempio di ripensamento proveniente della Chiesa, volto a non ripetere casi analoghi all’abiura di Galileo, da parte di monsignor Sergio Pagano, capo dell’Archivio segreto: “Il caso Galileo insegna alla Chiesa ad accostarsi ai problemi scientifici con molta umiltà e circospezione, fossero anche quelli legati alla moderna ricerca sulle cellule staminali”.  Continua a leggere

Geox, quando il genio italiano si vede…

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(di Pietro Deligia)

Non so quanti di voi conoscano Mario Moretti Polegato, non so nemmeno se tutti siano a conoscenza dell’italianità assoluta della sua azienda, la Geox.

Mi piace parlare di questo tenace imprenditore perché rappresenta uno di quei modelli positivi che servono al Paese in questo momento, servono sempre, ma in momenti come questo in cui le guide si sono un po’ perse, torna ancora più utile raccontare una storia, la storia di Polegato, la storia di una grande idea.

“Nessuna fabbrica è superiore ad una grande idea”

Moretti come innovazione, come Italia che conquista il mondo grazie al cervello ed all’intuizione giusta.

Oggi Geox è una delle più floride aziende nel mercato dell’abbigliamento sportivo e casual, nello sport opera attraverso il brand Diadora.

Tuttavia non starò qui a snocciolare numeri su come i conti dell’azienda siano in regola o su quanto in dieci anni l’azienda si sia espansa, voglio parlarvi del ruolo fondamentale dell’idea in questo progetto e di come le condizioni di lavoro dei dipendenti condizionino il risultato.

La soletta traspirante, è questa l’innovazione fondamentale che ha permesso al marchio di affermarsi nel mondo. Una idea che sembra niente, ma in fondo nessuno prima di allora aveva realizzato una cosa simile!

Dopo la scarpa che respira, sono arrivate altre linee d’abbigliamento che presentavano la stessa peculiarità, cioè erano state brevettate altre sperimentazioni che andavano nella stessa direzione, quella della traspirabilità.

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Cervelli in fuga: arricchiamo il mondo… degli altri.

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(di Baratta Francesco)

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

Siamo giunti ad uno dei tasti più dolenti, almeno per quello che riguarda il sottoscritto, circa le incompiutezze nell’attuazione dei dettami costituzionali.

Da dove cominciare? Cominciamo col dire che il nostro paese, nonostante tutto (questa volta è proprio il caso di dirlo), produce le più grande eccellenze intellettuali al mondo, e questo non è autocompiacimento ma è lo stesso mondo a riconoscercelo, accaparrandosi, appena può, le nostre menti migliori. E tale “furto” non si basa solo, come molte volte i media vogliono farci credere, su promesse di stipendi da capogiro ma soprattutto sulla garanzia della libertà di ricerca, svincolata da problematiche economiche o di altro genere.

Ma adesso per capire al meglio qual è “l’attenzione” che il nostro paese rivolge alla ricerca vorrei riportarvi un caso a dir poco paradigmatico. Nell’Agosto del 2009


Antonio Iavarone e Anna Lasorella hanno realizzato una scoperta avveniristica, per ottenimento e prospettive terapeutiche, sul glioblastoma, un tumore del cervello ad oggi considerato come la neoplasia con minor possibilità di guarigione. La loro ricerca ha unito tecniche di studio classiche a complicati algoritmi di calcolo configurando, forse per la prima volta, un metodologia bio-informatica. La scoperta così ottenuta ha permesso l’individuazione di un gene la cui “assenza” porta allo sviluppo della neoplasia e la cui reintegrazione (mediante ingegneria genetica) potrebbe far regredire velocemente il tumore. A chi appartiene il brevetto della scoperta? Naturalmente all’ente che ha finanziato la ricerca. Naturalmente un ente americano, la prestigiosa Columbia University.


Fino a qui storie di quotidiana amministrazione se non fosse che questa scoperta ha cominciato a prendere forma in Italia, alla “Università Cattolica del Sacro Cuore” di Roma, dalla quale i due sono stati costretti a fuggire per non sottostare più alle tirannie del loro direttore che da anni li costringeva ad inserire tra gli autori delle loro ricerche anche il figlio.


Qual è la conseguenza di tutto ciò? Che mentre in Italia ci ritroviamo un figlio nel frattempo diventato dirigente (per il quale quelle ricerche hanno fatto curriculum nei concorsi universitari) negli USA, stato e Columbia University si apprestano a spartirsi i diritti di un brevetto stimati in (molte) centinaia di milioni di $.
Quest’ultimo dato ci aiuta a comprendere come gli amministratori della Repubblica siano cechi, non solo davanti alla responsabilità etica di sostenere la ricerca, ma a tal punto da non individuare in essa quell’importante strumento di crescita, anche economica, che rappresenta.


E pensare che anni addietro, nel 2000, Iavarone ha fatto di tutto per rientrare in Italia con l’intento di portare a termini il suo studio nella penisola, ma qualcuno, escludendolo da un concorso per la cattedra da professore ordinario, ha ritenuto che non fosse all’altezza. Che dire. Lungimirante!


E adesso in molti storceranno il naso quando i due approderanno in Italia a presentare il loro successo sotto il vessillo a stelle strisce, vessillo, però, che per loro ha significato libertà. Quella libertà che questo paese non è stato in grado di offrirgli

Fonti: Corriere.it; Repubblica.it