NON SOLO BIRRA E SALSICCE… PERCHE’ ABBIAMO FESTEGGIATO IL I MAGGIO?

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La festa dei lavoratori è una commemorazione nata alla fine dell’ottocento in ricordo del «massacro dell’Haymarket diChicago», avvenuto in seguito alla prima manifestazione nazionale per la giornata delle 8 ore fissata il primo maggio 1886 dai sindacati americani. In tutti gli Stati Uniti ci fu una grande mobilitazione che durò anche i giorni successivi. Il 3 di maggio i lavoratori in sciopero di Chicago si ritrovarono all’ingresso della fabbrica di macchine agricole McCormick. La polizia, chiamata a reprimere l’assembramento, sparò sui manifestanti uccidendone due e ferendone diversi altri. Per protestare contro la brutalità delle forze dell’ordine gli anarchici locali organizzarono una manifestazione da tenersi nell’Haymarket square, la piazza che normalmente ospitava il mercato delle macchine agricole.

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Il vento d’Italia tra le alture dell’agro pontino

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Visto che parliamo di rivoluzione, niente di meglio di questo articolo riesce a coniugare in maniera inscindibile la coscienza insopprimibile del cambiamento alla nostra umile realtà collinare. In onore al marzo rivoluzionario che fu di centocinquanta anni fa celebreremo nei quattro lunedì del mese l’anniversario dell’unificazione nazionale, con la speranza di non cadere eccessivamente sul retorico. Quest’oggi parliamo di noi, dei nostri antenati, facendo riferimento a coloro che, con il pensiero e con l’azione, contribuirono in prima persona a rendere alla nostra patria il sacrificio ideale e materiale che una causa tanto nobile doveva richiedere. Oggi partiamo così.
Il 17 marzo 1861 nasceva lo stato nazionale italiano. Priverno, come tutti gli altri territori soggetti al controllo politico dello stato pontificio, dovrà aspettare l’accorpamento al Regno d’Italia con la “breccia di Porta Pia” del 20 settembre 1870. In questo nostro approfondimento cercheremo di ricostruire e ripercorrere il contributo delle nostri genti al processo di unificazione nazionale.
Innanzitutto è necessario precisare che gli attuali comune che fanno parte della nostra provincia prima dell’unificazione appartenevano a due stati: il primo, il Regno delle due Sicilie, comprendeva i comuni della regione gaetana appartenenti alla provincia di Terra di Lavoro con capoluogo a Caserta. L’altro, lo Stato Pontificio, controllava tutta la parte settentrionale della provincia. Piperno era amministrativamente inquadrato nella delegazione apostolica di Frosinone che insieme alle altre (Viterbo, Civitavecchia e Rieti), andavano a costituire il distretto di Roma.
I confini tra i due stati erano ben visibili e sorvegliati; le due torri di Portella, ancora esistenti nel territorio di Monte San Biagio, segnavano il confine dei territori comandati dai borbonici; dopo un breve tratto di strada si incontrava la torre dell’Epitaffio sorvegliata da guardie pontificie. Da lì si entrava nei territori del papa. Tra i due posti di blocco si veniva così a creare una zona franca, o meglio ancora terra nullis, dove ben presto potè fiorere l’illegalità e il fenomeno del brigantaggio.
Ma i confini non erano segnati solo sulle tratte percorribili dai viandanti; di questa testimonianza dobbiamo ringraziare il nostro compaesano Gaetano Bucciarelli, un instancabile camminatore che in una delle sue tante escursione è stato testimone di una preziosissima scoperta dal carattere storico. In una sua escursione sul monte Tavanese, che affianca il più famoso Monte delle Fate, tra i territori di Sonnino e Monte San Biagio, si è imbattuto in delle colonne di pietra, dall’altezza di circa 150 cm con un peso ipotizzabile tra i quattro o cinque quintali, su cui erano scolpite tutte le stesse incisioni: l’anno presumibilmente della realizzazione, il 1846, da un lato lo stemma del Regno Borbonico, rappresentato da un giglio, mentre dall’altro lo stemma dello Stato Pontificio, le due chiavi incrociate. Ogni colonna era numerata.

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Storia del cinema italiano,dagli inizi…

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Cominciamo oggi un viaggio che ci porterà a raccontare la storia del cinema italiano dagli inizi del secolo scorso fino ai nostri giorni, attraversando periodi storici ricchi di cambiamenti, documentati dalla testimonianza di registi ed attori eterni, che con il loro lavoro ci permettono di rivivere tempi passati e seguire il suo sviluppo, attraverso la scoperta di nuove tecnologie e nuovi generi che con il passare degli anni hanno permesso al nostro cinema di affermarsi a livello internazionale. Il debutto del cinema italiano è da attribuire a pochi metri di pellicola che, solo dopo alcuni mesi dalla sensazionale scoperta dei fratelli Lumierè, riprendevano il papà Leone XII mentre benediceva la macchina da presa, l’industria cinematografica nasce intorno al primo decennio del ‘900 con la Cines, nata a Roma per iniziativa di Filoteo Albertini, successivamente altri stabilimenti di produzione nascono a Torino, Milano e Genova incominciando ad esportare i propri prodotti che si affermano a livello europeo. Continua a leggere

4 Novembre. Festa delle forze armate e…

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La settimana scorsa ci sono stati i festeggiamenti del 4 novembre, festa delle forze armate. Istituzioni, politici e comuni cittadini si sono affannati nel celebrare nel giusto modo la ricorrenza. Ma fermiamoci tutti un momento! Festa delle forze armate? Come mai in questo giorno? Media televisivi, cartacei e radiofonici hanno cercato in tutti i modi di trasmettere quell’amore patrio che la data merita, senza però fare riferimento alla giusta riflessione che il giorno del 4 novembre dovrebbe infondere: la fine dell’incubo che la storia chiama Prima Guerra Mondiale.

82 ani fa il capo delle forze armate italiane, generale Armando Diaz, poneva fine ufficialmente al conflitto diramando il famoso “bollettino della vittoria”, di cui voglio proporre una parte significativa:

“La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è vinta … I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.” Continua a leggere

Rosario Livatino: Il Giudice Ragazzino

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“Quando moriremo nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”

(di Gaia Renzi)

Esistono molte persone, che io preferisco definire EROI, delle quali non si sente spesso parlare. Persone che dopo il loro enorme sacrificio cadono nel dimenticatoio, forse perchè “scomode” da ricordare, forse perchè il loro ricordo ci riporta ad una triste realtà che in molti preferiscono non vedere e allontanare dai propri occhi e dalla propria mente.

E’ fondamentale invece mantenere vivo il ricordo ed onorare tutte quelle persone morte perchè amavano perseguire la giustizia, nonostante i rischi che ciò comportasse.

Oggi voglio parlarvi di uno di loro,un uomo della cui storia non ero a conoscenza e nella quale mi sono imbattuta un pò per caso un pò per curiosità personale, Rosario Livatino.

Giudice siciliano forse meglio conosciuto con l’appellativo “Giudice Ragazzino”, datogli quasi con disprezzo, dall’allora Presidente della Repubblica Cossiga, dopo che il giovane giudice si era fatto conoscere per aver scoperto e denunciato gli intrigati rapporti tra mafia e massoneria.

Sono trascorsi poco più di vent’anni da quella sanguinosa mattina, il 21 settembre 1990, in cui il giovane giudice fu brutalmente ucciso in un agguato mafioso, sulla SS 640 che percorreva tutte le mattine per recarsi da Canicattì ad Agrigento, a bordo della sua Ford Fiesta senza scorta nè blindata. Ma perchè uccidere proprio Rosario Livatino? Su cosa stava indagando e cos’aveva scoperto di tanto “pericoloso”? Continua a leggere

Baarìa…una realtà tutta siciliana

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(di Jacopo di Macio)

Baarìa è il nome in siciliano di Bagheria, il paese in provincia di Palermo in cui è nato il regista Giuseppe Tornatore che attraverso la sua opera ci racconta le vicende di un comune abitante siciliano, ma più in generale descrive un pezzo di storia del paese percorrendo cinquant’anni di cambiamenti che hanno caratterizzato la storia italiana dagli anni trenta fino agli ottanta. Per rendere autentico e trasportare lo spettatore in quella realtà il film uscì nelle sale cinematografiche a partire dal 25 settembre 2009 anche in dialetto siciliano, e naturalmente i principali attori: Francesco Scianna, Margareth Madè, Ficarra, Picone e molti altri sono originari siculi, inoltre sono presenti molti attori famosi che hanno voluto accostare il loro nome al film anche solo con piccole partecipazioni, tra i tanti: Michele Placido, Luigi Lo Cascio, Vincenzo Salemme, Leo Gullotta, Monica Bellucci e molti altri ancora.

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Moro come COMPROMESSO, non come omicidio…

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(di Antonio di Giorgio)

Sono anni ormai che cerco di capire quale sia la verità su uno dei casi più eclatanti della storia politica italiana: il rapimento e l’omicidio dell’Onorevole Aldo Moro. Giornali, libri e testimonianze dirette hanno tentato di spiegare nei minimi dettagli cosa sia realmente accaduto all’epoca, ma nessuno mi ha mai parlato in maniera dettagliata ed illuminante della causa della sua morte, ovvero del famosissimo compromesso storico” il quale tutti dichiarano di sapere cosa sia stato effettivamente, ma nessuno conosce o ricorda il dettaglio. Per questo ho deciso di non parlare solo della morte di un eroe ma, di soffermarmi maggiormente sul suo progetto politico che, in ogni caso, avrebbe portato un’ ulteriore svolta al Paese. Continua a leggere