Priverno calcio: dove si può arrivare?

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20 settembre 2011, la fase puramente atletica è ormai agli sgoccioli e, a scanso di scioperi o manifestazioni varie più o meno condivisibili, anche i campionati dilettantistici tra non molto avranno inizio.

Il Priverno calcio del patron Palluzzi ha appena concluso la terza settimana di preparazione ed il mr Coluzzi, dopo un inizio con circa 35 giocatori, sta ormai ultimando la c.d. “scrematura” che darà finalmente vita al gruppo. Se entriamo ancor più nel merito della questione ci accorgiamo che questo gruppo è composto in gran parte da ragazzi di 23-24 anni con l’ausilio di qualche trentenne d’esperienza e con più di qualche “fuori quota” che si accingono a superare i quarant’anni.

Si vede chiaramente che questo gruppo è stato costruito in maniera oculata, senza spendere cifre folli, facendo qualche sacrificio solo per avere giocatori affermati nelle zone nevralgiche del campo. In porta si ci è affidati a Santone, ancora giovanissimo ma ormai portiere navigato per queste categorie. La difesa credo sia il reparto meglio assemblato nel suo insieme, poiché composta da giovani vogliosi di giocare che hanno alle spalle esperienze giovanili malandate oppure qualche campionato anonimo in categorie superiori con l’ausilio di qualche ex giocatore, ormai non più ex; questo per loro può essere l’anno del rilancio e della affermazione definitiva. Oltre alla loro presenza, non possiamo dimenticare quella di un ottimo terzino del Priverno di Di Trapano in Eccellenza, parlo di Notari che quest’anno giocherà da centrale arretrato e sarà lui a gestire l’intera fase difensiva. Continua a leggere

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Mao Tse Tung, il Podestà e la statua di cera: un consiglio comunale d’altri tempi

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In una calda sera d’estate, in un’affollata sala consiliare, non poteva che esserci un’infuocato consiglio comunale. Ore 21.00; i posti a sedere sono già tutti occupati; il chiacchericcio e lo sventolare di ventagli di fortuna inonda tutta la sala. Gli animi sono roventi e il nervosismo di molti sembra far immaginare il peggio. Sindaco, assessori e consigliere hanno già preso posto sul banco degli imputati; l’opposizione affila i coltelli per la lunga battaglia serale. Per la grande occasione si sono riversati tra la folla anche i cosiddetti “giornalisti”, creature estremamente sfuggevoli dalle nostre parti che per la serata in programma hanno deciso di dare una ripulita ai loro impolverati attrezzi e degnarci della loro presenza.  Continua a leggere

Andiamo tutti a vedere il Priverno Film Festival!!!

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Nella serata – col senno si poi fortunata – di Domenica, passeggiando per la piazza del Comune, incontriamo un amico che ci comunica casualmente che VENERDI 24 giugno 2011 ore 21.00 avrà inizio il Priverno Film Festival…come??? inizia il Priverno Film Festival?? La prima cosa che mi viene in mente è: “ma è mai possibile che in questo Paese affiggono manifesti solo per defunti, processioni e sagre di latticini, salumi e prodotti tipici?”

Visto il colpo di fortuna che abbiamo avuto, è con immenso piacere che l’Associazione PuntoFuturo si impegnerà a seguire con attenzione lo svolgimento dell’evento, poichè sarebbe un peccato mortale trascurare un evento prestigioso e dagli ottimi contenuti artistici come il Priverno Film Festival. Qualcuno potrebbe essere scettico al solo pensiero di immaginare un evento di prestigio qui a Priverno, eppure i cortometraggi che concorrono arrivano da molte parti del mondo, dando cosi una piega internazionale al Festival stesso. Nel panorama nazionale negli ultimi anni l’interesse per i cortometraggi è cresciuto a dismisura. Tra grandi e piccoli festival, se ne possono contare almeno un centinaio in giro per la penisola. La maggior parte di questi festival si sono sviluppati nei piccoli paesi, in modo da sfruttare l’evento come vetrina per un rilancio turistico dei singoli territori. Continua a leggere

Quelli che… Il III polo: intuizioni di fantapolitica (parte III)… Noi della stampella

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Continuiamo a parlare della confusa situazione che in questo periodo sta vivendo l’amministrazione comunale; nel primo episodio di questa kermesse abbiamo affrontato l’entrata, o presunta tale, del nostro sindaco Umberto Macci tra le file dell’Udc; nel secondo invece abbiamo cercato di fare una panoramica generale sulle reazioni che una simile decisione può aver scatenato all’interno della maggioranza comunale. Lunedì scorso ci eravamo lasciati con l’interrogativo di chi, nell’eventualità delle dimissioni di coloro che non hanno appoggiato le dichiarazioni del Macci riguardo ad un’ipotetico allargamento dell’amministrazione a forze non propriamente di centro-destra, potesse sostituirsi ai dimissionari. Bhè prima che succedesse quel che è successo avrei detto così.
Voci sempre più insistenti davano per certo la creazione del tassello mancante del terzo polo privernate, ossia L’Api. Il giovanissimo partito politico fondato da Francesco Rutelli sembrava stesse mettendo radici anche sul Colle Rosso; capofila di questo novo progetto sarebbe stato una personalità storica del palcoscenico politico privernate, quale è Domenico Antonio Sulpizi. A seguirlo in questa nuova avventura sarebbero stati sicuramente Francesco Aversa e Antonietta Bianchi, più un altro nome che preferiamo non menzionare per la poca fondatezza della fonte. In questa situazione il sindaco avrebbe potuto anche accettare l’eventualità di alcuni dimissioni tra la maggioranza visto che l’evoluzione politica sopra indicata gli avrebbe fornito una “stampella” solida con cui proseguire i rimanenti due anni di mandato. Ma in realtà la situzione che si è venuta a creare non fa altro che alimentare lo status quo odierno. Continua a leggere

Quelli che… il III Polo: intuizioni di fantapolitica locale (parte I)

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Il Terzo Polo! Qualsiasi persona che abbia la decenza di aprire un quotidiano o perdere cinque minuti del proprio tempo vedendo un telegiornale, sa di cosa stiamo parlando. Parliamo del secondo “baluardo non comunista”, per dirla come il premier, che si sta animando contro quel berlusconismo imperante che sembra la sintesi più completa di tutti i mali della nostra povera Italia. Del resto nei piccoli centri cittadini come il nostro di “berlusconi dei poveri” ce ne sono fin troppi, che fanno del loro status professionale la “white card” per accendere ai salotti buoni del potere.
Ma il più delle volte la politica alle basse quote si fa per vocazione e passione, fin quando si riesce ad arrivare alla poltrona tanta sognata e, come ben sappiamo, è estremamente faticoso riuscire a convincersi che quella stessa poltrona un giorno potrà non avere più la forma del tuo sedere. Ed è proprio a questo punto che cominciano i famosi caroselli dei politici, veri e propri riciclaggi studiati, che portano i personaggi in questione a scegliere di volta in volta quale simbolo partitico del momento si sposa in maniera migliore alle espressioni seriose e non della campagna elettorale. Fortunatamente in questo periodo noi privernati abbiamo potuto constatare in prima persona questo fenomeno, e proprio di seguito vogliamo affrontarlo in una modalità estremamente semplice, fuori da ogni retorica e interesse. Iniziamo da qui.
Senz’altro il personaggio più illustre di questa trafila è il nostro sindaco Umberto Macci: esponente autorevole della corrente interna del Pdl denominata Nuova Area, in quest’ultimi anni ha veramente fatto di tutto per farsi mal volere dai vertici centrali del Pdl della provincia, e da Claudio Fazzone in primis (alle elezioni del 2008 il sindaco Macci e la giunta hanno pubblicamente appoggiato la candidatura di Romolo Del Balzo, da poco arrestato per lo scandalo rifiuti della società Ego-Eco). Messosi contro chi è il Pdl della provincia di Latina (proprio Fazzone), il suo futuro politico sembrava essere alle corde. Ma per fortuna è arrivata la chiamata dall’alto, in tutti i sensi. Macci ha da sempre coltivato con il ceto ecclesiastico locale ottimi rapporti, in primis con Don Giovanni Gallinari arciprete della cattedrale di Santa Maria, a sua volta in stretti rapporti con il vescovo della diocesi di Latina Giuseppe Petrocchi. Intervenuti entrambi al convegno “Etica e Società contemporanea” tenuto per la commemorazione del santo patrono, sono riusciti a loro volta a scomodare altre due eccellenti personalità del mondo cattolico-politico: Pierferdinando Casini e Marco Tarquinio, direttore dell’Avvenire. Magari l’importanza dal nostro San Tommaso e del suo pensiero filosofico hanno richiamato in maniera disinteressata queste grandi personalità politiche, ma i macchiavellici come me non sono dello stesso parere. Allora perchè scomodare questi grandi nomi visto che ormai il “salto della quaglia” da un partito all’altro sembra all’ordine del giorno? Cerchiamo di andare un po più indietro.

Il vento d’Italia tra le alture dell’agro pontino

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Visto che parliamo di rivoluzione, niente di meglio di questo articolo riesce a coniugare in maniera inscindibile la coscienza insopprimibile del cambiamento alla nostra umile realtà collinare. In onore al marzo rivoluzionario che fu di centocinquanta anni fa celebreremo nei quattro lunedì del mese l’anniversario dell’unificazione nazionale, con la speranza di non cadere eccessivamente sul retorico. Quest’oggi parliamo di noi, dei nostri antenati, facendo riferimento a coloro che, con il pensiero e con l’azione, contribuirono in prima persona a rendere alla nostra patria il sacrificio ideale e materiale che una causa tanto nobile doveva richiedere. Oggi partiamo così.
Il 17 marzo 1861 nasceva lo stato nazionale italiano. Priverno, come tutti gli altri territori soggetti al controllo politico dello stato pontificio, dovrà aspettare l’accorpamento al Regno d’Italia con la “breccia di Porta Pia” del 20 settembre 1870. In questo nostro approfondimento cercheremo di ricostruire e ripercorrere il contributo delle nostri genti al processo di unificazione nazionale.
Innanzitutto è necessario precisare che gli attuali comune che fanno parte della nostra provincia prima dell’unificazione appartenevano a due stati: il primo, il Regno delle due Sicilie, comprendeva i comuni della regione gaetana appartenenti alla provincia di Terra di Lavoro con capoluogo a Caserta. L’altro, lo Stato Pontificio, controllava tutta la parte settentrionale della provincia. Piperno era amministrativamente inquadrato nella delegazione apostolica di Frosinone che insieme alle altre (Viterbo, Civitavecchia e Rieti), andavano a costituire il distretto di Roma.
I confini tra i due stati erano ben visibili e sorvegliati; le due torri di Portella, ancora esistenti nel territorio di Monte San Biagio, segnavano il confine dei territori comandati dai borbonici; dopo un breve tratto di strada si incontrava la torre dell’Epitaffio sorvegliata da guardie pontificie. Da lì si entrava nei territori del papa. Tra i due posti di blocco si veniva così a creare una zona franca, o meglio ancora terra nullis, dove ben presto potè fiorere l’illegalità e il fenomeno del brigantaggio.
Ma i confini non erano segnati solo sulle tratte percorribili dai viandanti; di questa testimonianza dobbiamo ringraziare il nostro compaesano Gaetano Bucciarelli, un instancabile camminatore che in una delle sue tante escursione è stato testimone di una preziosissima scoperta dal carattere storico. In una sua escursione sul monte Tavanese, che affianca il più famoso Monte delle Fate, tra i territori di Sonnino e Monte San Biagio, si è imbattuto in delle colonne di pietra, dall’altezza di circa 150 cm con un peso ipotizzabile tra i quattro o cinque quintali, su cui erano scolpite tutte le stesse incisioni: l’anno presumibilmente della realizzazione, il 1846, da un lato lo stemma del Regno Borbonico, rappresentato da un giglio, mentre dall’altro lo stemma dello Stato Pontificio, le due chiavi incrociate. Ogni colonna era numerata.

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Priverno: è allarme L.S.U. (Parte 4)… “Piamose Roma”!!!

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Roma 28/02/2011; la battaglia sindacale dei lavoratori socialmente utili del comune di Priverno continua. La rappresentante sindacale Cristina Compagno della Cgil Funzione Pubblica era stata piuttosto chiara nella sua ultima apparizione privernate di gennaio: “Qui ci hanno chiuso la porta. Ora bisogna spostare la mobilitazione in Regione”.
Detto fatto; passato quasi un mesetto per adempiere alle pratiche burocratiche del caso (autorizzazioni dalle forze dell’ordine e per l’occupazione di suolo pubblico), l’agitazione si è spostata dalla nostra piazza del Comune in via Rosa Raimondi Garibaldi, nell’atrio antistante la sede della Regione Lazio. Una manifestazione unica, solidale dove sono intervenuti tutti gli l.s.u. della provincia di Latina, di quei comuni in cui il patto di stabilizzazione non è stato sottoscritto. Una giornata, quella di lunedì, tesi a sottolineare l’estrema precarietà di questa fascia professionale costretta alla precarietà da oltre venti anni; la Fp Cgil si è impegnata in questa mobilitazione al fine di coinvolgere tutte le parti sociali, le istituzioni, le comunità e le forze politiche, per impegnare formalmente gli Organi regionale ad attuare il piano operativo, in modo tale da pervenire alla risoluzione delle vertenze in corso attraverso la stabilizzazione degli l.s.u.

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