Sprechi e soldi non spesi

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Pochi immaginano che nonostante la fisiologica crisi economica, l’Italia potrebbe acquisire flussi di liquidità enormi, grazie all’Unione Europea.

Purtroppo però la nostra classe politico-amministrativa mostra evidenti lacune anche in questo frangente. Questa è solo l’ennesima mancanza di attenzione di una classe dirigente che non è in grado di affrontare l’ormai repentina evoluzione dei mercati e delle sue leggi.
Se prima il politico aveva un ruolo di mera rappresentanza, oggi, ed in futuro, sarà sempre più necessario acquisire un ruolo di competenza!

L’Italia rischia di perdere quasi 10 miliardi di fondi europei per l’incapacità di spenderli. Meglio dire anzi, che molti di essi sono già stati persi, e molti altri ne sta ancora perdendo, lasciandoli nelle casse di Bruxelles.

Sono quasi dieci anni che il nostro Paese non riesce a spendere neanche la metà dei fondi disponibili, come sappiamo di solito le risorse mancano, e quello è un altro problema, ma se ci facciamo sfuggire anche le opportunità dove c’è solo da spendere…

Il problema dell’Italia, sta anche in questo, spesso i soldi pur volendo non riesce a spenderli. Tutto questo a causa: dell’incapacità di attivare le procedure adeguate, in un apparato troppo burocratizzato come il nostro, della scarsa propensione a fare rete tra gli enti locali, della mancanza di una diffusa informazione presso i cittadini sull’esistenza dei fondi comunitari, dei mille cavilli tra i quali gli stessi fruitori dei finanziamenti devono districarsi.

Il rischio è quello del disimpegno automatico, vale a dire la sottrazione dei finanziamenti non spesi.

Si tratta di una cifra annuale che da sola coprirebbe una Finanziaria e che fa dell’Italia il paese meno virtuoso dell’Ue in questo settore. L’affannosa ricerca di risorse e il lavoro delle forze politiche potrebbero dunque trovare maggiore riscontro, e più senso, se incanalate verso la risoluzione di un così evidente spreco, indirizzando energie e mezzi per ovviare a questa ‘distrazione’ tutta italiana.

Insomma una maggiore capacità di spesa dei fondi, che altro non sono che soldi nostri, contribuirebbe innegabilmente a riattivare diversi settori dell’economia, a creare occupazione, a sostenere l’imprenditoria e rianimare i settori della formazione, dell’istruzione e della ricerca, troppo penalizzati dalle ultime manovre Finanziarie.

L’ingresso nell’Unione Europea ha comportano la necessità di un cambiamento di rotta nella gestione finanziaria, la moneta c’è ed è disponibile, ma il suo utilizzo potrà essere finalizzato solo per un impiego economicamente efficiente ed efficace. Il tempo del denaro “fatto cadere a pioggia” che ha creato non pochi problemi all’economia e all’amministrazione italiana, è fortunatamente finito. Tuttavia oggi siamo anche costretti a pagare come non mai ogni azione di cattiva amministrazione ed a non beneficiare dei fondi che ci appartengono!

 

Pier Paolo Dominici

 

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